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Archi-Fatti - 27/03/2017

San Leucio a Caserta, il recupero di un’utopia

La seta campana famosa in tutto il mondo. Arriva da qui, insediamento borbonico di avanguardia. Restituito al pubblico e ancora in attività.

La giornata migliore per andare in visita al Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio è una bella giornata di sole che anticipa la primavera.

La tessitura di sete preziose a San Leucio, Caserta (foto: Grazia Torre per The Way Magazine)

La tessitura di sete preziose a San Leucio, Caserta (foto: Grazia Torre per The Way Magazine)

La “Reale Colonia di San Leucio” è un percorso paesaggistico, storico e di archeologia industriale collegato alla celebre Reggia di Caserta. Ci si arriva passando attraverso un maestoso arco seicentesco sulla cui sommità campeggia lo stemma borbonico con i due leoni. Giunti al Belvedere poi, il panorama sulle colline che fiancheggiano il Parco della Reggia è di quelli mozzafiato e facilmente si comprende perchè Ferdinando IV di Borbone, salito al trono giovanissimo nel 1759, stabilì qui la sua residenza preferita.  Egli fu sempre poco incline agli obblighi di corte, preferendo di gran lunga condividere i suoi piaceri con il popolo e il matrimonio con Maria Carolina d’Austria, femminista ante litteram, donna di larghe vedute e dal piglio manageriale, fu il presupposto per fare di S. Leucio prima un buon ritiro e poi uno dei primi insediamenti industriali d’Europa.

In principio il Re veniva a S. Leucio solo per andare a caccia, ma poi dopo la morte di vaiolo del suo primo figlio egli fece erigere qui un ospizio per i poveri con annesso un opificio per tenerli occupati, facendo giungere sul posto imprese e maestranze del nord Italia. La sua gestione, ispirata dagli ideali dell’Illuminismo napoletano, rendeva S. Leucio un centro industriale all’avanguardia con l’ambizione di rappresentare in maniera concreta le utopie della prima rivoluzione industriale.

Col tempo la piccola colonia crebbe enormemente, sia come numero di abitanti che sotto il profilo tecnico. All’impianto di lavorazione della seta si erano aggiunti magazzini, filatoi e una tintoria, ma anche abitazioni e dormitori costituiti da case a schiera già dotate di acqua corrente e servizi igienici. Per statuto, le coppie giovani che venivano a lavorare nella colonia avevano diritto di prelazione su queste case assieme a tutta una serie di altre “agevolazioni”, come l’istruzione gratuita per i figli dai 6 anni in poi e un lavoro garantito già a 15 anni con un orario ridotto, un bonus sulla produzione, la tutela delle vedove e degli invalidi ed altro. Le donne erano particolarmente tutelate e vivevano una condizione di parità di diritti e doveri con gli uomini rispetto alla famiglia e alla società.

La comunità inoltre allevava animali e produceva da sé prodotti caseari rendendosi quasi autosufficiente. Pian piano Ferdinando passava sempre più tempo nella sua fabbrica investendo sempre maggiori risorse ed energie per renderla sempre all’avanguardia. Purtroppo però, in seguito alla Restaurazione, S. Leucio, perse con il Re la sua guida e fu abbandonato a sé stesso. Col passare degli anni anche se il sito continuava a crescere con l’ampliamento delle industrie, degli edifici e dello stesso Palazzo del Belvedere, nel 1862, i Savoia ne decisero la chiusura.

Solo nel 1976, in occasione del bicentenario della fondazione, si ritornò a riconsiderare il valore di San Leucio con la dovuta attenzione, grazie ad un lavoro di ricerca compiuto dal Politecnico di Milano in collaborazione con la Pennsylvania University. Oggi finalmente, dopo varie vicissitudini, si è costituita una Rete d’Imprese a marchio “San Leucio Textile” con lo scopo di mettere insieme competenze e know-how per produrre innovazione e proporsi sui mercati esteri per soddisfare la richiesta che ancora c’è nel mondo di un prodotto di grande qualità e ricco di storia come quello di San Leucio tutt’ora presente in Vaticano, al Quirinale e nello Studio Ovale della Casa Bianca.

Grazia Torre
Architetto, laureata con lode presso la Federico II di Napoli, si occupa prevalentemente di design di interni. Nel 2009 ha fondato l'Associazione www.napolicreativa.com con la quale organizza eventi per la promozione dell’architettura e del design partenopeo. Ideatrice e responsabile scientifica del premio di architettura “La Convivialità Urbana” pensato per creare una rete tra tecnici multidisciplinari e imprenditori capace di dare vita a processi di rigenerazione urbana attivi. Nel design ha ideato il premio "La Casa Conviviale", con lo scopo di avvicinare le aziende di eccellenza campane ai designer del territorio. Entrambi i premi prevedono l’esposizione e la votazione dei progetti da parte dei cittadini, perché "anche nel design la trasparenza e la condivisione dei pareri assicura una sana, proficua, ma soprattutto etica competizione".
http://www.napolicreativa.com
http://www.premiolaconvivialitaurbana.it
https://www.youtube.com/user/napolicreativa
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