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Commenti e opinioni - 07/06/2017

Il ritorno della tecnologia vintage. Piace perché fa coesione

Phillips, Erres, Blaupunkt, Telefunken, Motorola. Vintage pure nel solo pronunciarli questi brand. Eppure c’è un riflusso proprio in questi mesi di tutto ciò che era grosso e tangibile, e che è stato soppiantato dalla digital age.

Il perché si sviluppi un interesse “di ritorno” per gli arredi (o elettrodomestici che fanno arredo) ingombranti nell’era della smaterializzazione sta divertendo appassionati e storici intorno al mondo. I suoni dei revival specialmente musicali vanno ascoltati dagli enormi boombox, le radio portatili a due casse che ancora oggi sono il simbolo della street culture. Il megaboom sta rivivendo il boom, proprio come nel 1986 quando arrivò a vendere oltre 20 milioni di esemplari in un solo anno. Perché la musica è condivisione, non isolamento.

Lo stesso vale per la radio e la tv. Le aziende stanno immettendo sul mercato finti schermi (che funzionano dal vero) solo in bianco e nero. In America c’è chi ne va pazzo, come quello che vedete in apertura. Fa coesione, riscoperta, sogno.

La notizia che Nokia sta rilanciando il 3310, il modello di cellulare che nel 2000 accostò alla telefonia mobile le grandi masse, è clamorosa. Il prezzo si aggira sui 60 dollari, ma i modelli originali dell’elementare mobile phone circolano online a oltre 200 dollari. Chi ha il vecchio, insomma, fa pure soldi.

Il risvolto più interessante è quello sociale e psicologico. David Sax, ci ha scritto perfino un piccolo bestseller di questi ultimi tempi, The Revenge of Analog: Real Things and Why They Matter. E forse si capisce da qui perché i giganti dell’online, Google e Facebook in primis, saranno sempre più parte delle nostre vite. Con oggetti tangibili. Scommettiamo?

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