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Commenti e opinioni - 18/10/2017

L’Italiano che cambia: accettiamolo

L’Italiano, nel senso di lingua, sta vivendo un momento di grande trasformazione. Complice l’apertura a varie culture, la presenza di varie etnie e soprattutto l’uso disinvolto sul tutto il territorio nazionale, di neologismi. Specie di quelli che spopolano sul web.

Non è sempre un male, come invece potrebbero pensare i puristi. Ogni autunno i vocabolari più prestigiosi arrivano nelle scuole con le versioni aggiornate (Devoto-Oli e Zingarelli su tutti). Cambia la sintassi, la lingua è fluida e dagli anni 80 in poi c’è la tendenza ad accettare i regionalismi e gli inglesismi. E ora, soprattutto, alcuni idiomi popolari sui social media. Come Webete, rosicone, rottamatore, le new entry del 2017.

L’anno scorso era toccato a bullizzare e pitonato. Alcuni arrivi sono tardivi, altri inserimenti forse troppo azzardati, perché sono figli del tempo. Che però cambia e quindi la rilevanza di una parola in un periodo cambia col passare degli anni.

Gli esperti dicono che il vocabolario un tempo si aggiornava ogni 10 anni. Questo perché il neologismo dispregiativo coniato da Enrico Mentana, “webete”, ad esempio, può essere di gran uso per un periodo ma poi scomparire. Intanto bisogna aver fiducia: chi compila lo Zingarelli, forse il più usato mezo di controllo della lingua oggi, calcola sul web la frequenza d’uso delle nuove parole e la rilevanza. Pensate alla parola “amicizia”: oggi la usiamo più in relazione ai social che ai rapporti veri.  E questo in un vocabolario moderno deve essere riportato.

Altri utilizzi comuni sono ‘curvy‘, ‘antieuropeismo‘, ‘bullizzare‘, ‘stepchild adoption‘, ‘inguacchio‘, ‘salafismo‘, ‘piacionismo‘. Se cambia la società, cambiano anche i problemi annessi. Ed ecco che il vocabolario abbraccia anche le manie collettive e le degenerazioni. Come la vigoressia, la mania della palestra a tutti i costi.



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