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Design of desire

Design of desire - 08/06/2017

Cristina Mazzucchelli: “Il mio green design per Eboli, scoperta meravigliosa”

La creativa milanese ha vinto il premio di Radicity organizzato per rigenerare spazi urbani in provincia di Salerno. La nostra intervista.

radicty eboli

Dettagli di Mediterraneo: i pesci in corten sono stati realizzati dal fabbro Luigi Ferrario, su disegno dall’artista Stefano Prina; gli occhi, dipinti a mano dall’artista ed ognuno diverso dall’altro, conferiscono vitalità all’insieme catturando la luce.

The Heart of Eboli è stato il concorso che la settimana scorsa ha portato un’avanguardia del green design al Sud Italia. Il progetto “Finestre di mediterraneo” della designer milanese Cristina Mazzucchelli ha vinto il contest tra gli allestimenti  di 8 super esperti di green design che si sono inventati dei suggestivi giardini  per spazi animati in un centro storico della provincia di Salerno che necessita di recupero.

Le rigenerazioni urbane eco-sostenibili viste a Eboli all’interno della manifestazione Radicity, creata dall’architetto Sabrina Masala con i colleghi Emilia Abate, Mariagrazia Castiello, Francesco Rotondale, sono state lasciate alla fruizione pubblica, con 8 tappe in un percorso verde che rende accogliente il centro storico.

L’oggetto stesso ricevuto come premio è un’opera dell’artista Loredana Salzano, realizzata con la carta delle piantine del centro storico di Eboli, un cuore con radici e germogli.

Finestre di Mediterraneo di Cristina Mazzucchelli ha interpretato a pieno lo spirito dell’esperimento di Radicity, trasformando una discarica in pieno centro in un giardino ricco di sculture e poesia. Le otto aree in gara sono state giudicate da una giuria di esperti, presieduta dal maestro giardiniere Carlo Pagani.

Cristina Mazzucchelli, paesaggista e biologa, non è nuova a riconoscimenti per il suo lavoro. Ha operato molto all’estero,impegnata in progetti su varia scala, dai giardini pubblici ai terrazzi urbani, con realizzazioni che si fondano su rigore e fantasia. Socia AIAPP, è vincitrice di vari premi e concorsi, tra cui il Premio Lavinia Taverna ed il Festival des Jardines a Chaumont sur Loire;  per il Parco delle Erbe Danzanti ha ricevuto una menzione d’onore ed un encomio rispettivamente nell’edizione 2013 e 2015 del Premio Paesaggio del Consiglio d’Europa.

Stefano Prina, architetto, modellista ed artista, coltiva da sempre una grande passione per le realizzazioni manuali. Il suo laboratorio è un ibrido tra uno studio di progettazione e una bottega artigiana d’altri tempi. La realizzazione di occhi in tutte le scale,  piccole opere d’arte interamente realizzate a mano, interpreta la sua visione di quest’organo come una forza centripeta, capace di attirare e mantenere la luce e l’energia positiva di ciò che lo circonda.

Luigi Ferrario: fabbro di lunga esperienza, abbina grande creatività ad una straordinaria conoscenza della lavorazione dei metalli  (FERTEN, Lomazzo-CO)

Ecco i pesci in corten realizzati per l'installazione a Eboli di Cristina Mazzucchelli.

Ecco i pesci in corten realizzati per l’installazione a Eboli di Cristina Mazzucchelli, in collaborazione con l’artista Stefano Prina e il fabbro Luigi Ferrario.

Cristina, hai portato un pezzo di mare in una collina densamente abitata. Come ti è venuto in mente?

L’intervento è teso alla rievocazione del mare, geograficamente situato a breve distanza, attraverso la creazione di un fondale terrestre, composto da piante mediterranee che ricordano nelle forme e colori la vegetazione subacquea, in cui fluttuano pesci dall’insolito occhio vivido ed attraente. Essi sono inseriti in cornici metalliche rettangolari, che li inquadrano ed impreziosiscono, e che ripropongono le geometrie delle tante finestre che si affacciano su largo Marcangioni, con cui si crea una connessione visiva.

Avevi un intento preciso di legare la tua realizzazione con il luogo?

La zona litoranea prospicente ad Eboli è costituita da mare, spiaggia con sabbia chiara e finissima, e una vasta fascia pinetata, caratterizzata dalla presenza di una folta macchia mediterranea che si estende per circa 8 km. La riproposizione di un quadro di mare all’interno della città, oltre all’importante valenza della riqualificazione di un’area degradata, rappresenta anche un richiamo ed un duplice messaggio di positività, connessi sia alla valorizzazione del ricco patrimonio vegetale mediterraneo, unico nel suo genere, con alta resistenza e basse esigenze, ma pieno di bellezza, sia alla virtuosa azione pubblica di recupero della costa ebolitana, che oggi ha acquistato addirittura livelli di eccellenza in termini di qualità dell’acqua. Infatti, una progressiva opera di sensibilizzione, tesa al ripristino della legalità e ad al rispetto delle regole, ha consentito la riacquisizione della piena balneabilità di questo tratto di costa, con le conseguenti ricadute positive sullo sviluppo turistico e di valorizzazione del territorio.

Come si è sviluppata la fase preparatoria?

Volendo riassumere, ho guardato le foto del luogo in cui mi è stato chiesto di intervenire, mi hanno colpito le tante finestre che come occhi rettangolari sparsi guardavano  da vari angoli ed altezze largo Marcangioni, ho pensato che Eboli fosse vicina al mare e che potesse essere arricchente portarlo in città,  sapevo che la vegetazione mediterranea era in grado di prosperare anche in quelle situazioni estreme (lo spazio era precedentemente una discarica di materiali di risulta), da tempo desideravo inserire in un mio lavoro i pesci che realizza l’amico ed artista Stefano Prina, ero certa che il  mio abilissimo fabbro, Luigi Ferrario avrebbe saputo assemblare i pesci in cornici metalliche che rievocavano le geometrie delle finestre. Ho mischiato tutti questi ingredienti ed è nato il progetto.

Il green design è anche comfort e relax. Cristina Mazzucchelli ha il suo studio a Milano.

Il green design è anche comfort e relax. Cristina Mazzucchelli ha il suo studio a Milano.

Il green design serve anche a riqualificare le zone abbandonate delle nostre città. Che situazione hai trovato a Eboli?

Ho scoperto una Eboli di cui non conoscevo l’esistenza, ricca di un fascino antico e di architetture piene di storia e bellezza, anche se purtroppo in grave stato di abbandono. Ed è proprio in questi contesti che il verde può dare molto, perché fa da spalla e ringiovanisce gli edifici provati dal tempo. Fornisce nuove chiavi di lettura visiva: il costruito si diluisce nel verde, come due vecchi compagni che sono felici di convivere. La vegetazione con la sua freschezza e vitalità, inserita correttamente, resuscita le architetture e ne complementa  ed esalta l’armonia. Eboli è piena di angoli che hanno fatto galoppare la mia fantasia, e  che chiedono solo di essere rivitalizzati attraverso un uso intelligente delle piante. Anche  l’inserimento di elementi artistici appropriati,  come nel giardino da me ideato, rappresentano preziosi fili di connessione tra le architetture e la vegetazione.

Hai realizzato in passato idee simili in altre zone d’Italia?

No, soprattutto perché non è comune ricevere questo tipo di richieste. Che invece farebbero molto bene al nostro bel paese, ricco di situazioni che ricalcano quella di Eboli. Puntare sul turismo e su questo tipo di attrazioni consentirebbe non solo di generare cultura e bellezza, ma anche di  trovare risorse per preservare un patrimonio unico, altrimenti condannato a scomparire, perché irripetibile se non conservato.

In che senso secondo te Radicity è stata un’esperienza unica?

Unica in tanti sensi. Confesso che non sapevo cosa avrei trovato: ho fatto un salto nel buio. Mi sono però  trovata in un contesto che mi ha accolto con calore e gentilezza, che mi ha dato fiducia e mi ha coccolato, e che ha cercato di farmi lavorare nelle migliori condizioni possibili.
Esperienza unica perché  l’architetto Sabrina Masala ha avuto un’idea coraggiosa e fuori dal coro, che poteva sembrare totalmente azzardata ma che è stata invece premiata. Ha attirato in un piccolo Comune,  noto soprattutto per la sosta virtuale di Cristo,  una comunità di progettisti e paesaggisti  affermati , incuriositi da questa iniziativa virtuosa, senza che vi fosse un interesse economico. Ha cercato qualità, e qualità ha ottenuto.

Là dove c'era una discarica ora c'è: Finestre di Mediterraneo, di Cristina Mazzucchelli.

Là dove c’era una discarica ora c’è: Finestre di Mediterraneo, di Cristina Mazzucchelli.

La sinergia con i locali ha funzionato?

Un’esperienza unica anche perché il Comune ha messo a disposizione fondi limitati per questa iniziativa, che  è stata resa possibile anche grazie a sponsor di varie estrazioni, a vivai e produttori agricoli, a ristoranti e a privati, che si sono messi in prima linea attingendo dalle  loro tasche.  Una rara comunità di intenti volta a rendere più vivibile ed abbellire il  proprio contesto di appartenenza.

Esperienza unica perché la collaborazione con la cooperativa sociale New Ecology Service della famiglia Martiniano, con cui ho realizzato il giardino, è stata produttiva  e stimolante  oltre ogni aspettativa.  Un gruppo di ragazzi straordinari, pieni di voglia di fare ed entusiasmo, seri ma con il sorriso, con cui è stato un vero piacere lavorare e trascorrere le ore. A volte viene data un’immagine di indolenza del sud italia, che non ho intravisto in questo affiatatissimo gruppo. Mi hanno rapito il cuore.

Cosa racconti ai tuoi colleghi milanesi di una zona così lontana, anche psicologicamente, dai circuiti dell’architettura e design contemporanei?

La storia non è fatta solo di architettura e design contemporanei. Se la nonna ed il nipote sanno dialogare, entrambi ne traggono beneficio. Eboli e i suoi abitanti sono stati una scoperta meravigliosa, che ha fatto vibrare in me delle corde purtroppo poco sollecitate. La semplicità abbinata alla collaborazione, l’accoglienza e la genuinità, la gratitudine e lo stupore, la felicità di restituire il bello e l’armonia attraverso il paesaggio, che l’uomo con azioni sconsiderate spesso cancella. La speranza è che ora gli ebolitani  rispettino e si prendano cura di quanto realizzato per loro. Vero, Eboli è lontana: vorrei diventasse più vicina.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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