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Design of desire

Design of desire - 05/06/2018

Giuseppe Baldi, il paesaggista di Reggio Emilia che ha vinto Radicity 2018

Si chiama "Vicus Deliciarum" ed è un progetto di recupero che ha impressionato anche gli abitanti storici della cittadina del Salernitano. Perché ha svelato, nei giorni della manifestazione, le vie agli antichi lavatoi pubblici.

Il progetto di Giuseppe Baldi Paesaggista “Vicus Deliciarum” ha vinto la seconda edizione di Radicity, il concorso di verde pubblico eco-sostenibile che si è disputato a Eboli la settimana scorsa.

L’edizione 2018 organizzata dal quartetto di architetti di Radicity (Sabrina Masala, Mariagrazia Castiello, Francesco Rotondale ed Emilia Abate) ha visto anche la partecipazione e il sostegno di The Way Magazine, dall’inizio dei lavori a Eboli fino alla serata della premiazione nel trecentesco chiostro di San Francesco condotta dal direttore Christian D’Antonio.

Alla serata sono intervenuti i quattro architetti di Radicity, promotori del progetto “The Heart of Eboli”, un format facilmente replicabile su tutto il territorio nazionale, e una giuria di esperti di settore che ha impreziosito con la propria presenza il prestigio della manifestazione. Si sono espressi con giudizi unanimamente positivi:

Ennio Ginetti assessore all’Ambiente e Centro Storico, in rappresentanza del Comune di Eboli

Carmine Maisto, presidente Ordine Agronomi e Forestali di Salerno

Lorenzo Santoro, soprintendenza ABAP Salerno e Avellino

Marina Rigillo, docente facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli

Margherita Lombardi, giornalista botanica.

Il paesaggista Giuseppe Baldi con il premio Radicity 2018 “The Heart of Eboli”, i membri di Radicity e i vivaisti di che lo hanno sostenuto Società Agricola Vivaio Piccoli Frutti.

Tuttavia “per via della grande opera di riqualificazione nel rispetto dell’antica valenza del luogo”, il progetto di Baldi, realizzato in loco in soli tre giorni di duro lavoro, ha avuto la meglio sugli altri partecipanti.

Dice Giuseppe Baldi nella descrizione del progetto: “Il contesto della zona assegnata ci rimanda ad una memoria medioevale, quando Eboli conobbe un importante sviluppo, ma soprattutto un evidente importanza strategica. Le architetture e l’organizzazione degli spazi urbani sono in questo periodo fondati, fissati, intorno all’imponente castello circondato da mura e dalle sue cinque porte. Inevitabile quindi il rimando nei contenuti alla memoria storica, opportunamente rivisitata, ma doverosamente citata.”

L’area assegnata dal concorso, con il suo percorso che scende nella valle del Tufara, un tempo luogo di grande importanza per la quotidianità delle persone, fonte di acqua e cibo, ma anche per la presenza di lavatoi, sicuramente postumi, rafforza la percezione dell’importanza del percorso nei secoli, fino sicuramente alla metà del XX secolo.

L’ampio accesso, su via dei Barbacani, sembra oggi in attesa di una rinnovata identità: “Quello che per molti secoli era un importante percorso tra la vita del centro abitato e la campagna, oggi pretende una rinnovata identità che ne annunci il ricordo dell’importanza di un tempo, ma che sia anche motivo pe r nuovi percorsi ed escursioni. Nel progetto si è voluto citare un altro grande fatto che ha interessato la città di Eboli: il terremoto del 1980. Il rimando vuole essere una sorta di celebrazione alla rinascita dopo i disastri di questo genere, che si tr aduce in una realizzazione concreta rivolta al ripopolamento della via e concettualmente dell’intero paese”.

L’idea di progetto proposta vuole prima di ogni altra cosa annunciare un percorso, segnando lo spazio di fronte alla costruzione si realizza un portale, che indica la via, un motivo per camminare verso un luogo. Il percorso si sviluppa in modo “astratto” tra un pedonale percorribile scendendo e salendo e una parte a giardino: questa ripropone il tema della coltivazione a orto , intesa non solo come coltivazione di ortaggi, di uso moderno, ma come realmente era nell’antichità. L’orto antico, in particolare quello di collocazione medioevale, era organizzato con varie tipologie di coltivazioni, soprattutto aromatiche, ovvero fitoterapiche. Gli orti che erano presenti “fuori le mura” del sito in progetto, si pongono in un’epoca successiva all’Hortus Conclusus, ma ciò non inficia il significato che sta nel riproporre, in chiave moderna, la coltivazione dell’orto antico nella sua eterogeneità: ortaggi, fiori da taglio, aromatiche e officinali, frutti piccoli e grandi dovranno caratterizzare gli spazi.

L’acqua come elemento contenuto in vasche disposte a zone, darà la possibilità di irrigare a secchio le coltivazioni, anche a chi è di passaggio; sedute e piccoli carrubi a ceppaia (Ceratonia siliqua) creeranno piccoli spazi per riposare lungo il cammino: dovrà divenire un luogo, sicuramente di passaggio, ma, in poco spazio, ricreare anche una armonica quiete. Fondamentali a tal punto saranno elementi verticali e sottili, infissi nel terreno, che daranno un senso di leggerezza: tondini di acciaio arrugginito alti da 2 a 3 metri, posizionati nel terreno, creeranno leggeri setti di separazione tra gli spazi a orto, dando un ritmo e una prospettiva allo sviluppo del progetto.

Questi ultimi elementi, insieme alle pietre che diventano sedute, sono un richiamo agli eventi sismici e ai conseguenti disastri sui corpi edilizi. Materiali che troviamo nelle strutture abitative e che infaustamente ritroviamo a terra dopo il sisma, in questa occasione si nobilitano e diventano arredi, quasi ad esorcizzare il caos derivato dal terremoto.
 
MATERIALI – Considerando di dare alla realizzazione una certa capacità di trasformarsi adattandosi al luogo e alle sue disponibilità di materiali e metodi costruttivi, abbiamo pensato di utilizzare tondini di altezze variabili di acciaio da costruzione con diametro di 8/10 mm, cassoni industriali in plastica tipo da trasporto frutta, assi di legno da cordolo di spessore di misura 600x20x2 cm, alberi di carrubo, piante aromatiche e da orto, pietre o massi da seduta. Per le pavimentazioni si propone la posa di ghiaia del posto.
Lo spazio giardino progettato oltre ad arredare il percorso di discesa alla valle del Tufaro, deve diventare uno spazio della comunità, anche nella gestione. La manutenzione dipende da quanto si voglia intensificare o meno la coltivazione delle orticole, che sono le più impegnative, ma che potrebbero dare vita a laboratori rivolti a varie categorie. La messa a dimora di aromatiche e piante officinali al contrario non richiede una manutenzione particolare, una volta attecchite.
L’uso dello spazio deve essere inteso come un piccolo parco lineare con possibilità di sedersi, irrigare le piante e raccogliere frutti.

SUCCESSO – Per la seconda edizione di Radicity (la prima è stata vinta da Orti Mediterranei di Cristina Mazzucchelli) sono arrivati a Eboli gli esimi studiosi e membri della giuria che hanno valutato l’operato dei sei candidati alla vittoria, ovvero i paesaggisti Sabrina Fazio, Valerio Cozzi, Donatello Chirico, Giuseppe Baldi, Simone Ottonello con Gianfranco Fumo e Studio Volumezero.

I membri della giuria che hanno votato Vicus Deliciarum di Giuseppe Baldi primo progetto meritevole della vincita : un piatto in ceramica di un artista locale e un premio di 1500 euro.

Ad affiancare tutti i progettisti, altrettanti vivaisti locali quali Azienda Agricola Caso, Agricola Mazzeo Floricoltura, Ditta Quadrifoglio, Società Agricola, Vivaio Piccoli frutti, Azienda Agricola Cafaro, Coop Soc New Ecology Service.

Le associazioni territoriali che si prenderanno cura di questi angoli di verde dedicati alla città di Eboli sono: Comitato Francesco la Francesca per il progetto di Sabrina Fazio, associazione Le Tavole del Borgo per la realizzazione di Valerio Cozzi, Le Case del Borgantico per Donatello Chirico, Gli Amici dell’Ermice per il vincitore Giuseppe Baldi, Cantina Segreta per Simone Ottonello con l’architetto Gianfranco Fumo.

MOTIVAZIONIGiuseppe Baldi “Vicus deliciarum” realizzato a via Barbacani, Eboli vince con l’associazione “Gli Amici dell’Ermice” e il sostegno delle piante di Società Agricola Vivaio Piccoli Frutti.

La giuria ha motivato così la vittoria: “Un grande progetto di vera riqualificazione perfettamente inserito nel territorio e nella memoria storica del luogo”.

Il sindaco di Eboli, Massimo Cariello ha detto: “Per noi è un vanto poter accogliere questi progettisti da ogni luogo e far conoscere loro le bellezze locali e chiedere in cosa si può migliorare. Sono sicuro che anche questo progetto vincitore sarà inserito nei percorsi turistici per rilanciare Eboli come borgo antico da visitare. Con le installazioni di verde di Radicity 2018 le aree da visitare ora diventano 9 e speriamo siano sempre di più”.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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