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Fashion

Fashion - 12/05/2018

Alla moda servono manager. Di lusso

Emerge da un convegno che abbiamo seguito in Toscana: "Moda. L'Italia fa scuola", organizzato dal "Centro di Firenze per la moda italiana".

Gli obiettivi che la formazione moda si deve porre, anche di fronte ai cambiamenti strutturali che fanno nascere nuovi profili professionali, e alla necessità di sostenere strategie efficaci per la promozione all’estero di questo importante settore, sono stati al centro dell’incontro internazionale  “Moda. L’Italia fa scuola”, organizzato dal “Centro di Firenze per la moda italiana”.

Nella prestigiosa sede della Casa delle imprese, direttori di Istituti italiani e stranieri e responsabili degli organismi che regolano la vita di questo settore si sono confrontati sulle problematiche legate a questo importante comparto del “sistema moda”.

Settore che contribuisce all’economia italiana con un fatturato di oltre 80 miliardi con previsioni di crescita. Come si è ottenuto questo risultato in un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando? “Facendo leva su intuitività e strategia, seguendo le evoluzioni di un mercato spesso imprevedibile“. E “proprio l’imprevedibilià delle trasformazioni in corso rende fondamentale la presenza di professionisti specializzati ma flessibili, con alle spalle una formazione trasversale”.

Non a caso “tra le più ricercate dalle aziende ci sono figure ‘ponte’ tra l’area creativa e quella economico-finanziaria”. Esigenza intercettata dal mondo della formazione, scuole ed Università, con l’istituzione di percorsi di formazione per il management e lo sviluppo nel settore della moda e del lusso. Ma, nonostante la proliferazione di corsi, “la moda rientra come sottocategoria di settori quali storia dell’arte, discipline dello spettacolo, design industriale”, a differenza di cinema, musica, fotografia e televisione, che hanno un settore disciplinare dedicato.Continuano a ricoprire un ruolo fondamentale in questo campo le scuole private che da tempo si occupano di formare i giovani al fashion system: questo è cio’ che fanno il Polimoda a Firenze, l’Accademia di Costume e Moda di Roma e IED – Istituto Europeo di design con le sue sedi a Milano, Torino, Firenze, Roma e Cagliari, per citarne alcune, a stretto contatto con le aziende che domani accoglieranno i nuovi addetti ai lavori, formati per rispondere alle richieste del mercato. Eppure non basta. Il mondo del lavoro si evolve, le aziende hanno richieste specifiche, le figure ricercate sono molteplici e alcune aziende hanno creato al loro interno dei corsi per formare e specializzare i loro tecnici.

A Firenze è nato il modo di fare imprenditoria per la moda secondo la concezione moderna del termine (foto: Camilla Di Biagio per The Way Magazine).

Un attento e approfondito studio “sullo stato della formazione di moda in Italia, mettendo a fuoco un sistema complesso che vede molti attori in campo” ha prodotto il “White Book – Imparare la moda in Italia” (Marsilio, 2017), presentato da Andrea Cavicchi (Presidente del “Centro di Firenze per la Moda Italiana”) durante l’incontro “Moda. L’Italia fa scuola”. Il titolo ci sembra di ottimo auspicio perché rimanda immediatamente la memoria alla famosa sala bianca di Palazzo Pitti in cui Giorgini ospitò tra i più grandi buyer internazionali per presentare loro la moda italiana. Il resto è storia e tutto il mondo oggi parla e guarda i brand presentati a PITTI.

Nell’accurata disamina si sottolinea che è necessario “rafforzare la filiera della formazione attraverso una promozione organica e di sistema sia sul territorio nazionale sia a livello internazionale. In troppi sono ancora convinti che per studiare moda si debba inevitabilmente andare all’estero. E’ vero il contrario.” Ne è convinto anche Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha sottolineato “Basta studiare all’estero!” Già oggi molti studenti di Nazioni estere vengono da noi per imparare l’alta formazione.

Un momento del convegno a Firenze in uno scatto di Camilla Di Biagio per The Way Magazine.

La nostra storia è il nostro tesoro e la nostra eredità per quei giovani che oggi vogliono avvicinarsi al mondo del lavoro nella moda. Lo sanno bene i direttori delle scuole che con attenzione hanno seguito l’incontro internazionale promosso dal Comitato Moda e Accessorio – del quale fa parte CFMI – costituito dal MISE, nato con l’obiettivo di rafforzare la Moda italiana e ll settore della Formazione in un’ottica di sistema, valorizzando le eccellenze nazionali e aumentando il prestigio dell’Italia sui mercati internazionali.Martyn Roberts, Managing & Creative Director della Graduate Fashion Week-UK e Sara Kozlowski, Director of Education and Professional Development del Council of Fashion Designers of America-CFDA, hanno tenuto a sottolineare che ogni nazione deve supportare i giovani talenti puntando ed esaltare le proprie peculiarità perché “uno studente della Georgia, Stati Uniti, non può vivere l’arte ed il design che si vive a Firenze e le scuole italiane devono puntare su artigianato, creatività, qualità e lusso”, come ha detto Sara Kozlowski. Sono anni che ALTAROMA sostiene e presenta i giovani talenti a buyer e giornalisti nazionali ed internazionali, con diverse iniziative ormai consolidate, come testimonia Adriano Franchi, direttore generale di ALTAROMA, presente all’incontro.

Evidenziando una realtà ben nota agli addetti ai lavori ma troppo spesso sottovalutata dai connazionali Capasa ha più volte sottolineato che l’Italia produce il 41% dei prodotti di lusso, il 30 % in più rispetto alle altre Nazioni.

A conclusione dell’incontro, è stato presentato il Manifesto per l’Alta Formazione in Italia – con i punti critici più rilevanti per chi fa Formazione di Moda oggi nel nostro Paese – con l’obiettivo di sensibilizzare il futuro Governo e l’opinione pubblica più attenta, ai temi centrali per il settore.

Questo Manifesto sarà anche il punto di partenza per i prossimi eventi sulla formazione organizzati dal CFMI. Nel Manifesto si auspica la formazione di un osservatorio permanente, in grado di dialogare con il Mise e il Ministero dell’Istruzione, sulle esigenze delle realtà formative e delle aziende. “In Italia – ha fatto notare Cavicchi – non esiste un Ministero della Moda, anche se va detto che il lavoro svolto negli ultimi anni da Mise con Ice-Ita ha permesso al tessile-moda di guadagnare terreno, soprattutto sul fronte della promozione worldwide”.

Fotoservizio di Camilla DI Biagio a Firenze per The Way Magazine. Foto d’apertura: tratto dal video di Helen Anthony – catwalk febbraio 2018, New York City.



Camilla Di Biagio
The Way Magazine ha un occhio sulla "grande bellezza" di Roma (e non solo) grazie a Camilla. Sempre attratta dal fashion world lo vive sin da giovanissima. Se tre è il numero perfetto, la perfezione nasce dal connubio moda, musica, spettacolo. Fashion designer, fashion stylist ed event planner, si dedica alla scoperta ed alla formazione di giovani creativi, preferendo il dietro le quinte alle luci della ribalta. Dopo una lunga stagione dedicata alla produzione e all'allestimento di sfilate (Milano Moda, Alta Roma) e alle mostre d'arte, ora affianca alla sua professione anche l'insegnamento allo Ied di Firenze.
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