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Fashion

Fashion - 10/07/2017

Bruno Munari rivive nella sfilata dell’Accademia Maria Maiani

Il grande designer futurista in passerella ad AltaRoma come ispirazione dei vestiti di oggi. Che si rifanno ai concetti anni 30.

Sostenere la creatività per un futuro diverso. L’ha fatto l’Accademia Maria Maiani ad AltaRoma con una sfilata provocatoria con gli abiti “inutili”. Nel senso che la collezione di capi d’alta moda A/I 2018 che abbiamo visto in passerella era ispirata alle “Macchine inutili di Bruno Munari”, il lavoro più importante dell’artista e teorico italiano che ha esordito nel panorama futurista milanese degli anni trenta.

Ne è nata così la collezione dei capi “inutili” ma fondamentali per la sopravvivenza dello spirito umano. Prerogativa di questa scuola è di formare i ragazzi alla progettualità ed alla realizzazione del progetto, studiando tecniche e trovando soluzioni come il grande designer degli anni ’30, Bruno Munari, ha fatto ed insegnato nell’arco di tutta la sua vita.

Il finale della sfilata con Guillermo Mariotto.

Il finale della sfilata con Guillermo Mariotto.

Oggi è l’associazione Bruno Munari a portare avanti questi suoi insegnamenti e Silvana Sperati, presidente dell’associazione, ci ha spigato che: “Il nome di Bruno Munari è in questo momento nel mondo un’icona di creatività. Un nome italiano che rappresenta quello che è un patrimonio di cultura, di stile e di pensiero italiano. Il più grande impegno dell’associazione è quello di essere accanto ai giovani sopratutto nella parte di formazione in Italia e nel mondo. Fare in modo che le competenze, il talento dell’artista ma soprattutto il metodo di Munari vengano diffusi. La creatività di Munari nasce da metodo, da rigore, da uno studio continuo e soprattutto dal sorprendersi delle cose, lo studio di un materiale e lo studio di una tecnica. La capacità di usare un materiale in un contesto in cui nessuno aveva pensato, ad esempio le calze, la famosa filanca delle calze da donna che per lui diventa una lampada conosciuta in tutto il mondo” riferendosi alla lampada Falkland.

L’associazione da 10 anni è presente nelle scuole del territorio romano per affiancare insegnanti e per “essere  accanto ai giovani, ai bambini da 0 a 7 anni, sin da piccolissimi, perché giocando con corteccia, un pezzo di carta, un filo il ‘soggetto’ bambino apprende delle informazioni relative a questi materiali ed inizia i suo piccoli progetti diventando ‘soggetto consapevole’. Dobbiamo insegnare ai giovani ad imparare ed avere coraggio“.

E poi ci lascia con un messaggio davvero importante “la creatività è una competenza a favore dell’individuo, che rende il soggetto profeta di un futuro diverso, che non aspetta semplicemente una mamma uccellino che dall’alto gli metta il cibo in bocca. Per questo abbiamo scelto di collaborare con questa accademia che prepara i giovani al progetto ed al fare. Lo stesso Bruno Munari ci ha insegnato a stare accanto ai giovani. Ho trovato interessante scoprire una scuola dove si studia il progetto e l’esecuzione, dove si formano dei ragazzi che sappiano fare. La grande lezione di Bruno Munari è proprio quella: fare per imparare, fare per capire.”

Sottolinea poi Silvana Sperati: “L’associazione Bruno Munari è assolutamente accanto ai giovani che vogliono educare la mano, che vogliono educare il talento, che vogliono educare la loro parte creativa. Il grande designer ci ha detto che quello che voleva restasse fossero i laboratori, quindi lo spazio dove i giovani possono imparare. Perché il futuro si costruisce qui” ed indica i ragazzi dell’accademia che le sono accanto, sorridenti e soddisfatti di questa collaborazione e dei risultati.

E conclude con “Viva i ragazzi, viva il fare per imparare, viva Bruno Munari.” In passerella capi materici totalmente realizzati dagli studenti: cappotti double dai tagli sapienti e dalle lavorazioni difficili, abiti con intarsi, appplicazione di elementi geometrici ed ingranaggi che ci riportano immediatamente alle macchine inutili del “Maestro”. Ed ancora organze, trasparenze, volumi dati da strutture, lavorazioni e dall’utilizzo di pvc e crinoline. Una collezione che ha dimostrato che c’è creatività, originalità e capacità di fare in questi giovani creativi.

Camilla Di Biagio
The Way Magazine ha un occhio sulla "grande bellezza" di Roma (e non solo) grazie a Camilla. Sempre attratta dal fashion world lo vive sin da giovanissima. Se tre è il numero perfetto, la perfezione nasce dal connubio moda, musica, spettacolo. Fashion designer, fashion stylist ed event planner, si dedica alla scoperta ed alla formazione di giovani creativi, preferendo il dietro le quinte alle luci della ribalta. Dopo una lunga stagione dedicata alla produzione e all'allestimento di sfilate (Milano Moda, Alta Roma) e alle mostre d'arte, ora affianca alla sua professione anche l'insegnamento allo Ied di Firenze.
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