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Fashion

Fashion - 19/09/2018

Lo strano destino di NoLo: un quartiere per un giorno al centro del circo della moda

Jil Sander ha portato nell’ex fabbrica di panettoni Cova un curioso codazzo di starlette e fashion victim. Che si sono trovati a sfilare in strade finora a loro sconosciute o temutissime.

Per chi abita a Milano sentirsi dire “non vado oltre la cerchia dei bastioni” è un mantra perfino troppo abusato da parte di fashion blogger e colletti bianchi che odorano ancora di yuppy. Ma questo pomeriggio con la sfilata di Jil Sander (e stasera con lo sbarco a Linate di Emporio Armani) le regole si sono definitivamente rotte. E il popolo della moda, spesso più assimilabile a un disciplinato gregge sebbene variopinto, ha messo da parte remore e si è inoltrato a NoLo.

Ora proprio da questo giornale vi abbiamo raccontato la trasformazione in atto nella zona etno (chic?) a nord di piazzale Loreto, che è un altro di quei non-luoghi che oggi Milano in piena trasformazione vuole ripensare.

Ma una volta varcata la soglia del nord di Loreto, ci si accorge che l’identità è ben precisa, nonostante le trasformazioni. Un mix culturale che trasuda da mura fatiscenti e vivacità commerciale non omologata, esperimenti di riutilizzo urbano come Cova, l’ex fabbrica di panettoni diventata “Alcova” per la design week e ora sede di sfilate.

Le signore di NoLo sono scese in strada per prendere i giornali di moda gratis.

Non che Jil Sander avesse bisogno di far parlare di sé. Magari avrebbe bisogno di dialogare di più con i territori che “occupa” con la bellezza degli abiti, e del fiume di starlette che si porta dietro. Il marchio con il suo immutato minimalismo sceglie sempre ambientazioni post (industriali, apocalittiche, futuristiche) e in NoLo avrà trovato il non-sfruttato degno di una cornice giusta vetusta e affascinante per la propria sfilata.

Una scelta del genere porta con sé effetti e indotti particolari. Traffico in tilt, signore in bici che maledicono i vestiti (se li sentissero i mariti le registrerebbero per futuri ricatti), scompiglio generale. Un pandemonio, insomma in un tranquillo pomeriggio assolato a NoLo, molto più che lo sbarco dei Ferragnez alla discoteca gay-friendly di zona La Boum qualche mese fa. Da mettere nel diario dei ricordi del quartiere emergente assieme alla presentazione alla Galleria Lanteri di M¥SS KETA e all’apparizione dell’imprevedibile Arisa a San NoLo lo scorso aprile.

 

La zona sembra essere diventata centro di identificazioni e commistioni inedite: siamo tutti diversi e tutti uguali quando si esce dagli account e dai social media. La digital age non conosce periferie. Una ragazza di un all you can eat finto-giapponese si è fermata a parlare con l’invitata super-griffata della sfilata nel deposito dietro il ristorante. I fotografi brasiliani scherzavano con i gestori connazionali di un dimenticato risto-bar non distante.

In effetti non capita tutti i giorni di vedere in questa finta periferia (4 fermate di metro dal “centro” riconosciuto) il cavalier Boselli o la blogger giapponese da milioni di like. Ma gli incontri più allegri e stridenti si sono avuti proprio fuori la sfilata. Con signore coi carrelli della spesa incuriosite, orientali che sono scesi di casa a per immortalare le scene di street style che avevano visto finora solo su Instagram. E pensionate a caccia di copie gratuite di giornali patinati. Cosa mai viste a via Tortona, per dire.

Grazie Jil Sander per aver ricordato alla città della moda cosa vuol dire osare. Ora il dialogo però deve iniziare. Anche solo a 4 fermate più in là del “solito giro”.

Fotoreport street style Jil Sander a NoLo Milano: Christian D’Antonio per The Way Magazine



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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