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Fashion

Fashion - 11/02/2017

“Si richiede abbigliamento adeguato”: a Parigi in mostra tutti i peccati di moda

L'abbigliamento "scorretto" a Les Arts Decoratifs. Lo scandalo della moda entra in un museo.

Una mostra a Parigi in questi giorni ci ricorda che c’è solo un altro Paese al mondo oltre all’Italia con la fissazione delle etichette. Ed è la Francia, perché altrimenti non si spiegherebbe il successo della pur ben allestita Tenue Correcte Exigée (Richiesto abito corretto), la mostra a Les Arts Decoratifs (fino al 23 aprile) che prova a indagare tutti gli faux-pas della moda, tutti gli scandali attuati coi vestiti nei secoli, tutti gli sbagli e le provocazioni messi in piedi da stilisti e creativi.

Il museo  Les Arts Decoratifs a Parigi al 107 di Rue de Rivoli.

Il museo Les Arts Decoratifs a Parigi al 107 di Rue de Rivoli.

Ricordiamoci della polemica dell’estate 2016, tutta francese, sull’uso del burkini nelle spiagge. L’abito fa il monaco in molti casi, ma è anche una questione di regole che si ha piacere a infrangere. Il sottotitolo della mostra recita: “Quando il divieto fa scandalo“. E in verità ci vuole anche poco per mettere a soqquadro un precetto. Una sezione della mostra è intitolata: “Il cappuccio, sei secoli di pregiudizio”, nella quale il bravissimo curatore e collezionista Denis Bruna ricorda che se l’elemento è stato ciclicamente vietato in passato (nel 1300 e nel 1700) ci sono testimonianze anche molto recenti, in Inghilterra, per esempio, di divieti riferiti ai trendy hoodie hat.

Pressocché sconosciuto anche il divieto (di etichetta in questo caso, non di legge) relativo al vestito “troppo largo”. Possibile? Sì, infatti questa mostra originale in 300 capi di abbigliamento ed accessori, lo dimostra.

Imperdibile la parte relativa all’androginia: pantaloni femminili, gonna per gli uomini, smoking per le donne, mini gonne, troppo impudica o troppo abbracciano, troppo femminile per gli uomini o troppo maschile per le donne, questi vestiti hanno trasgredito l’ordine stabilito.

La mostra si conclude con “sfilate shock“, che nel periodo 1980-2015 hanno riempito i media internazionali, con disegni di Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo, Highlang Rape (autunno/inverno 1995-1996) di Alexander McQueen, la collezione (primavera / estate 2000) di John Galliano per Dior, ispirato dai senzatetto , o più recentemente Rick Owens (primavera / estate 2015) che rivela l’anatomia maschile.

leasartsdecoratifs

Il jeans strappato, simbolo di ribellione riabilitato ciclicamente dai trend modaioli, è anche simbolo della mostra a Parigi.

Gli altri stilisti presenti includono Mary Quant, André Courrèges, Rudi Gernreich, Pierre Cardin e Paco Rabanne.

La storia dell’abbigliamento provocatorio invece passa in rassegna Giovanna d’Arco e la comparsa nel 1960 dell’unisex di moda, i “flappers” e altre figure dagli anni 20 e 30 del secolo scorso (tra cui Marlene Dietrich con lo smoking), Gabrielle Chanel nel 1920, Elsa Schiaparelli, lo smoking per le donne creato da Yves Saint Laurent nel 1966, la gonna per uomo portata da Jacques Esterel nel 1960 e pubblicizzata da Jean Paul Gaultier. Senza dimenticare che nella cultura giudaico-cristiana, l’abbigliamento è intimamente legata al peccato originale.

Per info qui

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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