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Gallery - 05/12/2018

Al Teatro alla Scala è tempo di Attila

Debutta l'opera di Verdi per la stagione 2018/19. Questa settimana l'attesa prima nel teatro più famoso del mondo.

Vi anticipiamo le foto dell’allestimento dell’opera ATTILA di Giuseppe Verdi,  opera inaugurale della Stagione 2018-2019 del Teatro alla Scala che il 7 dicembre 2018 vedrà tutti i riflettori del mondo puntati sul palco milanese.

Questa del 2018 sarà una delle prime scaligere più “social” della storia, nel senso che la si vedrà in socialità in ben 70 punti della città di Milano (oltre che in diretta su Rai Uno). In programma ci sono proiezioni in Galleria, ad Artepassante sotto la metro di Repubblica, all’Auditorium Pirelli sotto il Pirellone e tante location da scoprire.

Diretta da Riccardo Chailly per la regia Davide Livermore, la versione 2018 del classico verdiano vede le star Ildar Abdrazakov, Saioa Hernández, Fabio Sartori, George Petean. Dopo il clamoroso successo del debutto scaligero con l’allestimento di Tamerlano di Händel nel settembre 2017, Davide Livermore è tornato al Piermarini firmando Don Pasquale diretto da Riccardo Chailly nell’aprile 2018. Con Attila la collaborazione tra regista e direttore, inaugurata nel 2012 con La bohème a Valencia, si rinnova su un titolo complesso, in cui Verdi sperimenta soluzioni drammatiche e musicali nuove a partire da un libretto con diverse debolezze

L’opera ha avuto una prima rappresentazione assoluta a Venezia, al Teatro La Fenice, il 17 marzo 1846 mentre il debutto alTeatro alla Scala risale al 26 dicembre dello stesso anno.

Nel 2018 va in scena con con scenogradia di Giò Forma, video di D-WOK e costumi di Gianluca Falaschi. Cantano Ildar Abdrazakov (alla terza prima al teatro milanese) nel ruolo del titolo, Saioa Hernández come Odabella, Fabio Sartori come Foresto e George Petean come Ezio.

Francesco Pittari e Gianluca Buratto rivestono i ruoli brevi ma non secondari di Uldino e Papa Leone. Il Coro del Teatro alla Scala e il Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala sono diretti dal Maestro Bruno Casoni.

ATTILA – Nona opera di Giuseppe Verdi, Attila va in scena al Teatro la Fenice di Venezia il 17 marzo 1846. Nel 1845 erano andate in scena Giovanna d’Arco alla Scala e Alzira al San Carlo di Napoli, nel 1847 sarebbe stata la volta di Macbeth al Teatro della Pergola di Firenze, I masnadieri al Her Majesty’s Theater di Londra e Jérusalem all’Opéra di Parigi. L’opera si colloca quindi in un punto nodale dello sviluppo di un Verdi che aveva già alle spalle opere come Nabucco o Ernani e si preparava a debuttare sulla scena europea; anni di sperimentazione e ricerca sui soggetti come sulla forma drammaturgica. Fonte del libretto è la tragedia Attila, König der Hunnen (1809) di Zacharias Werner, singolare figura di poeta romantico che divenuto sarcerdote cattolico infiammò con i suoi sermoni le platee del Congresso di Vienna. Verdi, venutone a conoscenza attraverso le citazioni contenute in De l’Allemagne di Madame de Staël (che susciterà nel compositore anche l’interesse per Don Carlos di Schiller), incarica dapprima Francesco Maria Piave e quindi Temistocle Solera di trarne un libretto, che però non lo soddisfa: inoltre Solera, riparato a Madrid in un nuovo capitolo della sua esistenza rocambolesca, tarda a consegnare la versione definitiva. Verdi richiama allora il Piave che rivede tutti i versi e stende per intero l’ultimo atto.

Rispetto al dramma di Werner il libretto definitivo, radicalmente semplificato, attenua (ma non elimina) il contrasto tra la brutale integrità di Attila e le moralità contraddittoria dei suoi avversari italiani. Verdi sbalza sullo sfondo storico le interazioni tra i personaggi su cui si concentra ricercando sotto lo slancio eroico un sottotesto di fragilità o ambiguità psicologica. Così dopo la celebre entrata che prefigura i furori di Lady Macbeth, Odabella mostra nel corso dell’opera tratti di lirismo e vulnerabilità, e ugualmente la hybris spavalda di Attila è destinata a fare i conti con gli incubi e la forza del sovrannaturale. Del tutto inedita l’ambiguità di Ezio, valoroso generale romano che si scopre più che disponibile al compromesso, mentre più convenzionale risulta il solo Foresto. Per lui esistono due arie raramente eseguite per l’ultimo atto: Verdi scrisse infatti la romanza “Sventurato! Alla mia vita” per il tenore Ivanoff (amatissimo da Rossini) che la eseguì a Trieste nell’autunno 1846 e “Oh dolore!” per Napoleone Moriani in occasione della prima scaligera: quest’ultima tornerà nel presente allestimento, insieme ad alcune battute scritte scherzosamente da Rossini per l’inizio del III atto e oggi conservate nella collezione del Museo Teatrale.

Attila rappresenta un punto nodale anche per quanto riguarda il coinvolgimento diretto del compositore nelle scelte riguardanti l’allestimento. Verdi indicò l’inserimento di particolari effetti di luce in corrispondenza della scena della tempesta e sorgere del sole nel Prologo e dedicò particolare attenzione alle grandi scene di massa, forse anche in vista di una possibile ripresa di Attila all’Opéra di Parigi. La descrizione del succedersi in scena di differenti condizioni metereologiche fu ispirata a Verdi dall’ode sinfonica Le désert di Félicien David che dopo aver furoreggiato a Parigi approdava a Milano, alla Canobiana, nella traduzione del Solera.

 



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