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La scrittora racconta

La scrittora racconta - 30/04/2018

Di padre in figlio: da Quasimodo a Quasimodo

La nostra scrittora, Cinzia Alibrandi, al Conservatorio di Milano ha incontrato Alessandro, il figlio del premio Nobel. "A 50 anni dalla morte uscirà un francobollo celebrativo".

Incontro il figlio del poeta Salvatore Quasimodo, Alessandro, presso lo storico Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano, per una delle tante performance che lo vedono ogni volta attore acclamato. 

Ma l’unico erede del grande Quasimodo più che attore, è un fine artista e divulgatore che con autorevolezza tiene le briglie di una complessa eredità affettiva e artistica e ne tramanda nome e storia, in un modo così impeccabile, che papà Salvatore non potrebbe che esserne orgoglioso.

Questo ho pensato seduta ieri nelle storiche poltroncine di velluto della ‘Sala Verdi’ del Conservatorio milanese, dove cimentandosi in un’altra grande prova d’attore, Alessandro Quasimodo veste i panni di corifeo per recitare in un libretto scritto dal mitico premio Nobel Salvatore Quasimodo, “Billy Budd”, su musica di Ghedini. Superfluo scrivere che le due serate del 28 e 29 aprile hanno registrato il successo di un pubblico attento ed entusiasta.

Racconta questo spettacolo che unisce ‘Billy Budd’ di Ghedini di cui Salvatore Quasimodo ha scritto il libretto d’opera, unito a ‘Suor Angelica’ di Puccini su libretto di Forzano, per la regia di Sonia Grandis. 

Conosco da anni la regista Sonia Grandis, e quando mi ha chiamato ne sono stato felice. Papà insegnò dal 1941 al 1968 Letteratura Italiana al Conservatorio di Milano e a dispetto dei vari attoruncoli (ndr ride) che si sarebbero volentieri proposti: eccomi qua. Lo spettacolo funziona e si è creata una bella sinergia tra me e i cantanti lirici. Poi permettimi di sottolineare, oltre la bravura della regista, quella dei talentuosi musicisti e di questi giovani cantanti lirici davvero energetici. Provo una punta di rammarico che siano quasi tutti orientali. L’Italia che è la patria del bel canto, non ha più una fucina di talenti: questo è un mestiere che costa sudore, fatica, e tantissimo studio unito a ambizione di emergere. I nostri giovani purtroppo, non hanno più voglia di sporcarsi la fronte di sudore. E te lo dice uno che ha faticato tantissimo ed ancora oggi ad ogni nuovo impegno continua a studiare indefessamente.

Ti sento amareggiato: tu che così bene hai preso il testimone genitoriale, hai un consiglio da dare? 

Ben pochi! I giovani sono sempre più impreparati e, mi spiace dirlo, il pressappochismo regna tra la classe docente. Sai quante volte durante miei recital, per esempio dannunziani, mi sono sentito dire dagli studenti ‘la mia professoressa diceva che era un mitomane!’ Puoi ridursi così un grande della letteratura italiana? E ad opera di chi ha fatto studi umanistici e ne dovrebbe trasmettere i dettami alle sue classi?

Oggi si parla di cattivi genitori che non fanno crescere i figli e sono troppo ingombranti. Tu come te la sei cavata con un gigante letterario come Quasimodo?

L’ho rispettato in vita da figlio e post mortem mi sono preoccupato di divulgare il suo tracciato artistico e culturale. Mi piace molto la definizione che mi è stata data di ‘missionario’ perché in questa parola è insita la dedizione sacrale al mio compito, che è stato ed è instancabile ed incessante.

Mi dici il complimento più bello ricevuto? 

È quello che viene da chi, non particolarmente amante della poesia, viene catturato dalla magia del verso attraverso la mia prova d’attore e ne avverte con l’entusiasmo del neofita tutta la forza eversiva.

Segui da presidente diversi premi letterari per promulgare il ricordo e l’opera paterna: mi racconti un aneddoto curioso? 

Uno legato al percorso con cui mio padre arrivò ad essere insignito del premio Nobel nel 1958. Mi si chiede come ‘si fosse proposto!’ Con calma spiegai che fu il Comitato del Nobel a sceglierlo, guardando all’Italia come paese premiante, nel chiedere a Carlo Bo e Francesco Flora un nome, entrambi senza essersi consultati, fecero quello di Salvatore Quasimodo. Un altro riguarda una signora che nell’entusiasmo di recitare i versi paterni, declama ‘M’illumino d’immenso’! Aveva confuso Quasimodo con Ungaretti!

Tu non presenziasti la cerimonia del Nobel: sei stato dopo a Stoccolma? 

Più volte a eventi diversi. L’ultima in occasione di una mostra fotografica che segue tutta la vita di papà ed ha girato diverse capitali europee ed ora arriva a Pescara presso il museo ‘Casa Natale di Gabriele D’Annunzio.’

Il 14 giugno 1968 è mancato tuo padre e quest’anno ricorre il cinquantenario della morte.

Si festeggerà l’evento con l’emissione di un francobollo alla sua memoria. Quando mi hanno chiesto la sede per la cerimonia ho indicato il museo ‘Casa Natale Gabriele D’Annunzio’ perché mi troverò là per un recital dannunziano e in questa ricorrenza speciale unirò i due poeti in un abbraccio poetico, recitando una scelta di entrambe le produzioni. Il tutto è affiancato dalla mostra fotografica su papà che sarà disponibile, come detto, al pubblico e alla stampa già qualche giorno prima.

Sei il meraviglioso attore che tutti sappiamo: molti trovano le tue poesie molto belle, oserai mai pubblicarle? 

Il mio poetare risale a tanti anni fa e nonostante i lusinghieri apprezzamenti di addetti ai lavori, preferisco restino dove sono. Di poeti in famiglia bastano mamma e papà!

Quasimodo è un patrimonio nazionale: hai progetti per la sua destinazione futura? 

Ho dedicato tutta la vita a sistemare migliaia di documenti, ho pagato persone per trasportare tutto al computer creando file e dividendo e collazionando un materiale di valore inestimabile. Chi è interessato si faccia avanti e paghi. Il danaro, oggi più che mai, dà rispetto e preziosità a tutto. Te lo dice un attore che per esperienza sa che agli spettacoli con ingresso gratuito, il pubblico si sente in diritto di bistrattarli. Passa il concetto ‘è gratis? Allora non ha valore!’

Bellissimo e sorridente, Alessandro mi bacia e saluta. Guardandolo andare via mi commuovo: oggi, la scrittora ha incontrato un pezzo di grande storia. 



Cinzia Alibrandi
Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia al liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, ha organizzato e ha curato i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È tre volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è direttrice editoriale). Ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Gerardo Orlando) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa di Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura - nel 2014 e Premio 'Orgoglio siciliano' 2015 - sezione letteratura. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". Attualmente collabora con il settimanale ORA. Ha curato il romanzo di Dalila Di Lazzaro 'La vita è così' - Piemme/Mondadori. Scrive per il mensile “Lei Style”. Il suo ultimo romanzo è “Storie di amori e disamori-dalla A alla Z e ritorno”, casa editrice Giulio Perrone - Erudita.
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