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La scrittora racconta

La scrittora racconta - 04/04/2018

Riccardo Leto, il cuor di leone dello showbiz italiano

L'attore torinese si confessa a The Way Magazine nell'intervista con Cinzia Alibrandi. Questo mese su Rai Tre.

Riccardo Leto: un curriculum ineccepibile, vario, dinamico, che spazia dal cinema alla tv, dalla radio alla pubblicità. Aggiungo un sito che l’attore torinese dichiara aver fatto con ‘le sue preziose mani’ assai d’impatto e che invito a guardare  riccardoleto.it in quanto efficace come pochi.

Al cinema un esordio nel 1998 con “L’ora della fine” di A. Negro passando per “La fiamma sul ghiaccio” per la regia di U. Marino (2004) a “Il trasformista” per la regia di Luca Barbareschi (2001)

In televisione esordisce in Rai con “Cuori rubati” nel 2001, fiction dagli altissimi ascolti, nel 2003 a Canale 5 in “Centovetrine” e l’anno dopo in “Vivere”. Poi il remake de “La freccia nera” nel 2005 fino al recente “Non uccidere” con Miriam Leone.

Chi é Riccardo Leto?

Il figlio di un pittore e cantante lirico, originario di Noto, che l’arte l’ha fatta scorrere nel sangue. Mio padre mi ha trasmesso la duttilità con i pennelli: pensa che disegno io le storyboard dei miei cortometraggi. Inizio giovanissimo con la musica: volevo fare il cantante e ho prodotto due 45 giri di cui uno “He is a good man” é un vinile raro con poche copie nel mondo, arrivato a quota 200 euro.
Con chi suonavi?

Avevo un gruppo “I guerrieri nella nebbia” fino al 2000 e  ho smesso con l’ultimo concerto a Biella. Ho fatto pure radio con ‘Radio Centro 95″ e “Latte e Miele Piemonte” dove conducevo un mio programma “Backstage”, intervistando molti cantanti.  Da qui, visto che tutti mi dicevano che avevo una bella voce, ho cominciato ad appassionarmi al doppiaggio ed è decollata la mia professione d’attore.

Sei un torinese che ha scelto di restare nella sua città.

Può sembrare un atto di presunzione, ma non ho voluto emigrare per una precisa impostazione artistica. Se vuoi un attore perché é bravo, lo prendi comunque. Poi da Milano sono davvero vicino: per anni ho fatto il pendolare lavorando nei più grandi centri di doppiaggio. Attualmente lo faccio a Torino, anche se con una mole di incarichi minore.

Come suddividi la tua professione: mi sembri un artista multitasking.

É così! Immagina gli spicchi di una torta: 60% attore, 20% doppiatore il resto speaker e sceneggiatore. Dopo, esiste una parte fuori contesto non catalogabile: mi butto nella produzione come in “Brokers” e ne ricavo la più grande soddisfazione della vita. Per natura sono un grande osservatore e ascoltatore. Guardo e imparo e questo mi ha portato a sapere gestire più ruoli. Ho debuttato in regia con ‘Unfair game’, un corto messo online che ha totalizzato dal nulla oltre 20mila visualizzazioni. Non male, per uno che voleva mettersi alla prova! Ho vinto dei premi tra cui migliore fotografia, il Festival di Imperia, il premio del pubblico a Torino. É stato infine distribuito in America approdando all’Indiana Film Festival.

Il tuo prossimo corto?

Un corto di 15 minuti che recupera le tematiche di “Unfair game” sulla seconda guerra mondiale. Si chiama “The last prisoner’ non un film iconico e ridotto a sparatorie: vi cerco il messaggio profondo sulla guerra. Ho ottenuto due coproduzioni e una distribuzione internazionale, da parte di chi ha creduto nell’autenticità del mio prodotto.

Essere attori é esercitare un’arte o un mestiere? 

Tutte e due perché é un mestiere ed é  inutile girarci attorno. Ma é arte perché devi avere talento e rispetto per l’arte come entità pura. É un miscuglio di attività che ho composto dentro me, cercando di volta in volta di dosare gli ingredienti per ottenere la creazione ideale. Temo gli improvvisati, chi si sveglia al mattino e decide di fare l’attore: non funziona così! Lo studio é necessario.

A breve esce per Rai 3 “I Topi” per la regia  di Antonio Albanese. Mi racconti?

Una divertente fiction per Rai 3 “I topi” con e di Antonio Albanese. Sono sei episodi da trenta minuti, scritti e interpretati con l’ironia brillante di Albanese. Descrivono la vita di un boss mafioso,  rintanato in un’esistenza sommersa dentro una villa bunker,  per sfuggire agli arresti. Io sono uno dei suoi scagnozzi, Don Tano. Un bel cast davvero e credo in questo lavoro che debutta in video il 21 aprile.

Fai tua la frase “non esistono grandi e piccoli ruoli ma solo grandi e piccoli attori”?

Il ruolo é un ruolo. Ne cito uno mio piccolo con Giallini nella seconda serie “Rocco Schiavone” per Rai 2. Interpretato con  grande amore all’interno di una serie di successo, e per il rispetto nutrito per Giallini. Spesso accade che un piccolo ruolo venga ampliato: se vi sarà un sequel, confido che la mia parte ne “I topi” possa proseguire con maggiore spazio e pose. Non faccio il difficile: credo nella qualità sula quantità.

Qualcosa che ti piace ricordare?

“Saddam” del 2005 che mi vede protagonista. Ho avuto per me tutta la stampa accreditata e bei momenti di grande soddisfazione; “Brokers” uscito nel 2008 per la regia di Emiliano Cribari. Io avevo scritto la sceneggiatura e tra gli altri attori, in un cast di tutto rispetto, vi era Sergio Muniz vincitore l’anno prima de “L’Isola dei famosi”.

Il lavoro di cui vai fiero?

Cinematograficamente il già citato “Brokers” perché é stata pure la mia prima volta come produttore. Con le problematiche ed errori del caso, mi ha fatto capire gli ingranaggi della professione da un’altra prospettiva. Non posso non citare “Il bene e il male” per Rai 1 con Gianmarco Tognazzi e Bianca Guaccero nel 2008 ed il recente “Non uccidere” con Miriam Leoni per Rai2, dove ho ricoperto il ruolo del pubblico ministero Marra.

Una curiosità: hai lavorato per diversi anni come militare. Quanto hai trasportato di quel rigore nella tua vita di attore?
Mi sono arruolato con la scarsa convinzione dei 17 anni sottufficiale di carriera. Eppure ho resistito per 7 anni in un ambiente dove non mancava giorno che mi chiedessi cosa facessi in quel posto. Di quel periodo mi sono portato e cucito addosso il rispetto, l’onore, lo spirito di corpo. Oggi valori che molti hanno buttato al vento. Li conservo nei piccoli gesti come alzarmi sul pullman per cedere il posto, o mantenere la parola data: quel galateo spicciolo che scrive lezioni di vita e delinea la persona per bene. Aggiungo l’ironia che mi ha salvato, e aiuta a capire e gestire le persone, magari in situazioni difficili.

Riccardo e l’amore: tu sei uno che piace.

Me ne accorgo sui social, dove il mio seguito é molto coniugato al femminile. Ma non sono un vanaglorioso. Non mi sono mai sposato: ho anteposto la carriera per seguire il sogno della recitazione. Ho una nipote da mia sorella, una bimba di 9 anni con cui interpreto il classico ruolo dello zio che vizia.

Ti manca un figlio?

Mi hai spiazzato! Non ho mai riflettuto su una mancata paternità: sono un amatissimo zio e sarei di sicuro un ottimo padre. Non é successo. Eppure credo nei valori familiari gestiti da una mamma siciliana, nata a Polizzi Generosa, paese delizioso delle Madonie, con cui ancora sotto Natale mi metto in cucina ad impastare dolci tipici siciliani, come facevo da bambino.

Sei assalito dall’ansia di un mestiere difficile? 

Non la ho. So fare più cose e mi sono prodigato per avere sempre una seconda strada da percorrere. Non aspetto che mi arrivi nulla dall’alto. E a dispetto della crisi, negli ultimi tre anni il mio lavoro é aumentato. Certo vorrei fare di più, tuttavia ho imparato a gestire l’insicurezza. Questo é anche il bello dell’essere attore: all’improvviso arriva l’adrenalina di una nuova proposta di lavoro e voli alle stelle.

Cosa vuoi aggiungere?

Un abbraccio al mio pubblico con la raccomandazione di sintonizzarsi il 21 aprile su Rai 3 per vedere “I topi”.

Ciao Riccardo, anche la scrittora ti vedrà! 

 



Cinzia Alibrandi
Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia al liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, ha organizzato e ha curato i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È tre volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è direttrice editoriale). Ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Gerardo Orlando) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa di Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura - nel 2014 e Premio 'Orgoglio siciliano' 2015 - sezione letteratura. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". Attualmente collabora con il settimanale ORA. Ha curato il romanzo di Dalila Di Lazzaro 'La vita è così' - Piemme/Mondadori
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