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Leisure - 16/07/2017

A Nuoro Amore e Rivoluzione ai tempi prima del Soviet

Singolare mostra al MAN sull'avanguardia russa: dagli esordi prerivoluzionari intorno al 1907, artisti influenzati dalle sperimentazioni occidentali.

A Nuoro una coraggiosa e singolare mostra celelbra le avanguardie russe pre-rivoluzione sovietica. E ci rivela come ai primi del Novecento il grande stato a cavallo tra Europa e Asia fosse inserito a pieno titolo nei flussi dei trend culturali e artistici dell’Occidente.

I nazionalismi l’avrebbero definita “degenerata” successivamente, ma l’arte d’avanguardia è stata un passaggio importante nell’evoluzione culturale globale. Nell’anno del centenario della rivoluzione di ottobre, il MAN (Museo d’Arte Nuoro) e la Fondazione di Sardegna hanno allestito la mostra “Amore e rivoluzione. Coppie di artisti dell’avanguardia russa”, in programma fino al primo ottobre 2017.

Qui si vedono rappresentazioni fredde e storicizzate dei legami affettivi, nessun romanticismo. Molto rigore scientifico, razionale, geometrico a tratti espressionismo matematico. Interessante anche per questo, il percorso nato dalla collaborazione con la Galleria Statale Tretjakov di Mosca e con il Museo Nazionale Schusev di Architettura, in partership con Bank Austria Kunstforum di Vienna e grazie al contributo speciale della Fondazione di Sardegna.

La mostra, a cura di Heike Eipeldauer e Lorenzo Giusti, adotta un punto di vista innovativo – le coppie di artisti – per rileggere le vicende dell’avanguardia visiva russa attraverso il contributo di sei autori della prima generazione, uniti nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi, così come nella vita comune:

Natalia Goncharova(1881–1962)e Mikhail Larionov (1881–1964), Varvara Stepanova (1894–1958) e Alexander Rodchenko (1891–1956), Lyubov Popova (1889–1924) e Alexander Vesnin (1883–1959).

Destinata ad attrarre un pubblico variegato, non soltanto di amanti della storia dell’arte, ma anche di appassionati di storia del Novecento, di comunicazione, design e fotografia, la mostra intende raccontare lo stretto legame tra arte e vita che le diverse coppie si trovarono a sperimentare, in una fase di intensa collaborazione e di grande impegno, sia artistico, sia politico. Attraverso un nucleo di oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, manifesti pubblicitari e di propaganda politica, saranno indagati i metodi di lavoro, le tecniche, i linguaggi, soffermandosi sui punti di contatto, ma anche sulle specificità e dunque sui diversi profili degli autori considerati.

Accomunati dall’ambizione di connettere tutti i generi della creatività artistica con l’azione estetica, l’elaborazione teorica e la prospettiva politica, gli artisti dell’avanguardia contribuirono ad alimentare l’aspirazione al cambiamento e a costruire le basi di una nuova idea di società.

Contraddistinti da una grande produttività, i movimenti nati sotto la spinta della rivoluzione bolscevica del 1917 portarono alla ribalta non soltanto un numero senza precedenti di donne artiste, attive alla stregua degli uomini, ma anche una serie inusuale di coppie all’interno della quale le tre coinvolte in questo progetto possono essere considerate le più importanti e rappresentative. Lavorando fianco a fianco, condividendo spazi, idee, programmi, le coppie dell’avanguardia russa giunsero a fondere indissolubilmente la sfera privata con quella pubblica, promuovendo e testimoniando quella visione utopica, quella possibilità di una creazione collettiva alternativa al mito dell’arte come sfera del genio solitario, di cui la rivoluzione si era fatta promotrice insieme al grande ideale della parità di genere.

Quali aspetti artistici e quali ideali sociali risultano predominanti nel percorso di queste coppie? Funzionò effettivamente, questa collaborazione, come strumento di emancipazione oppure le convenzioni di genere continuarono a condizionare la produzione artistica e la sua ricezione da parte del pubblico? Con queste domande alla base, la mostra al MAN intende tracciare una genealogia dell’avanguardia russa: dagli esordi prerivoluzionari intorno al 1907, influenzati dalle sperimentazioni dell’arte moderna occidentale, fino allo sviluppo dei più noti movimenti artistici degli anni Dieci e Venti, capitali nello sviluppo dei linguaggi dell’avanguardia internazionale, a partire dal cubo-futurismo di Liubov Popova e Varvara Stepanova, passando per il raggismo di Natalia Goncharova e Mikhail Larionov, che, come Popova , partecipò anche al suprematismo di Malevich, fino alla sperimentazione di nuovi criteri di funzionalizzazione dell’arte nell’ambito del costruttivismo, frequentato da Stepanova, Vesnin, Popova e soprattutto Rodchenko, di cui, insieme a un numero significativo di pitture, collage e manifesti, sarà presentato un nucleo di oltre 20 fotografie che, nel loro insieme, costituiscono di fatto una mostra nella mostra. 

Completa la mostra il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, con testi di Heike Eipeldauer, Lorenzo Giusti, Verena Krieger, Alexander Lavrentiev e Florian Steininger.

MUSEO – Il Man è un museo aperto sul finire degli anni 90 a Nuoro in Sardegna all’interno di un edificio degli anni Venti, già sede dell’Istituzione provinciale, situato tra le arterie del centro storico del capoluogo. Fino al 2003 è inserito come ufficio all’interno del settore cultura dell’amministrazione provinciale. Il primo nucleo della collezione nasce dall’accorpamento di alcune raccolte pubbliche (Provincia, Comune, Ente provinciale per il turismo, Camera di commercio). L’idea di una pinacoteca provinciale trova presto sviluppo in un progetto museale aggiornato in cui al lavoro di ricerca e conservazione si affianca un’intensa attività espositiva e laboratoriale. La collezione si arricchisce di nuove acquisizioni e l’attività si estende al contesto territoriale. Nel 2004 il museo acquisisce autonomia gestionale, strutturandosi come Istituzione senza personalità giuridica, ed entra a fare parte di Amaci, l’Associazione nazionale dei musei d’arte contemporanea. Nel 2013 il MAN ottiene il riconoscimento regionale come museo d’eccellenza. Il piano di riordino e sviluppo prevede l’apertura di un nuovo complesso espositivo, nato dal recupero di due edifici storici situati in piazza Sebastiano Satta, e la destinazione della sede attuale a dimora della collezione permanente.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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