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Leisure - 29/10/2018

Alle Scuderie del Quirinale la poesia di Ovidio prende corpo nell’arte

Fino al 20 gennaio 2019 "Amori, miti e altre storie" raccoglie 250 opere dai musei più prestigiosi del mondo per vedere nella materia la poetica del grande latino.

Amori miti ed altre storie alle Scuderie del Quirinale per l’allestimento in onore del poeta latino Ovidio. Oltre 250 opere da tutto il mondo sono state raccolte per dare corpo alla poesia di Publio Ovidio Nasone, noto semplicemente come Ovidio, poeta romano, tra i principali esponenti della letteratura latina e della poesia elegiaca.

Un vero regalo alla città di Roma e a quanti avranno la fortuna di venirla a visitare fino al 20 gennaio 2019 questa Mostra alle Scuderie del Quirinale che conclude le celebrazioni per il Bimillenario Ovidiano.

Alessandro Allori, Gli Amori di Zeus, 1572 (Museo Nazionale del Bargello, Firenze).

Mostra colta, arricchita da un incessante dialogo tra le diverse forme d’arte che attraverso i secoli sono state ispirate dalla poetica di Ovidio. Ma che può essere goduta pienamente anche da chi non sia un latinista accademico o uno studioso di mitologia grazie all’accuratezza dell’allestimento, ricco di pannelli esplicativi di facile lettura, e all’immediatezza delle immagini che quasi aggrediscono il visitatore rendendo esplicite e concrete le parole e il pensiero del poeta.

Morte di Adone (1639) di Giovan Francesco Gessi, Musei Civici di Pesaro.

Oltre 250 opere provenienti da siti archeologici e musei di tutto il mondo: dall’Archeologico di Napoli agli Uffizi e al Louvre, dalla National Gallery di Londra alla Royal Danish Library di Copenaghen, dalla Biblioteca di Gotha in Germania al Museo di Eretria in Grecia. Uno sforzo organizzativo notevole premiato da un risultato che lascia affascinati. Che è difficile da raccontare per la ricchezza delle tematiche in campo e delle opere d’arte esposte. Non fini a se stesse, ma testimoni di una complessa opera poetica che abbraccia l’intera gamma dei sentimenti umani.

Sandro Botticelli, Venere pudica, 1485-90 ca., Tempera e olio su tavola trasferita su tela, Torino, Musei Reali Galleria Sabauda.

Venere Callipigia, metà II sec. d.C., MANN, Napoli.

Perchè Ovidio?- Questa è la domanda che ci è stata fatta più di frequente in questi lunghi mesi passati a selezionare scegliere e decidere” racconta la curatrice Francesca Ghedini. Raccontare un poeta attraverso immagini non è facile, spiega, ma è stato lo stesso Ovidio “attraverso la capacità evocativa dei suoi versi” a condurre “questo gioco di specchi tra parola e immagine”. La mostra è il culmine di un progetto decennale portato avanti presso l’Università di Padova da letterati, storici dell’arte e della miniatura dedicato “all’inarrivabile cantore di sentimenti universali – l’amore l’odio il risentimento la vendetta – che visse e fu testimone di un momento cruciale della storia di Roma”, quando una guerra fratricida portò alla fine della Repubblica e Ottaviano Augusto pose le basi dell’Impero. Impose, quindi, una restaurazione dei costumi pubblici e privati che Ovidio contrastò con le sue opere entrando in conflitto con lo stesso Augusto; questi lo condannò alla “relegatio” lontano da Roma perchè “maestro di turpe adulterio”. Le opere dedicate all’amore sono, infatti, un vero manuale sull’arte della seduzione, sicuramente in contrasto con il moralismo augusteo. Non a caso il manifesto della mostra riporta un’immagine muliebre con la frase “FELICE chi si consuma nelle battaglie di VENERE”.

La Mostra si snoda su tre piani: se vi si accede dalla bellissima scalinata delle Scuderie si viene accolti da un ritratto di Ovidio come immaginato da Giovanni Battista Benvenuti, pittore della metà del ‘500. Nella sala sono esposti anche testi miniati dal ‘300 al ‘500. La sala successiva è dedicata all’amore, cantato da Ovidio in tutte le sue forme: mondano, mitico e come disciplina. Domina e incanta la statua della “Venere Callipigia”, “le più belle terga del mondo antico”, come commenta maliziosamente il pannello evocativo, circondata da Eros con l’arco, Afrodite e Venere. Sullo sfondo l’affresco di un giardino come luogo di delizie e abbandono erotico, proveniente da Pompei. Sono molti gli affreschi qui ritrovati con immagini riferite alla poetica di Ovidio, testimonianza evidente di come la sua filosofia di vita facesse presa sulla società dell’epoca. Proseguendo: statue di Antonia Minore rappresentata come Venere Genitrice e una di Livia contrapposta a quella di Augusto in toga e col capo velato, testimonianza della sua spinta alla moralizzazione dei costumi. Ma si ammirano anche “Una Venere Pudica” di Botticelli su tela esposta vicina a una statua di “Afrodite Pudica”. Si passa poi agli amori adulterini con un affresco da Pompei e un quadro della metà del ‘600 su Marte e Venere sorpresi da Vulcano durante l’amplesso.

Successivamente le tre splendide statue (prestate dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae) e l’affresco pompeiano della sala dedicata al mito di Niobe, la sventurata cui Apollo e Artemide uccisero i 14 figli, per punirla di colpe che a noi appaiono del tutto inconsistenti. Non resistendo a tanto dolore Niobe pregò Giove di trasformarla in roccia e venne accontentata. Questi casi di punizioni crudeli e sproporzionate rispetto alle offese arrecate appaiono ai nostri occhi come vere e proprie denunce di Ovidio contro le sopraffazioni della società in cui viveva. Come appare evidente dallo snodarsi della mostra, il poeta è molto critico nei confronti degli dei di Augusto: Giove, perduta ogni aura di divinità, è rappresentato come un seduttore focoso e un insaziabile libertino. Controllato e inseguito da Giunone che cerca invano di bloccare le sue infedeltà, mette in atto qualsiasi espediente per conquistare fanciulle innocenti, ninfe, efebi. Lo testimoniano un “Ratto di Europa” di Tintoretto, un “Leda e il cigno” copia da Leonardo e magnifici crateri ed anfore campane.

Tintoretto, Ratto di Europa, 1541, Modena, Gallerie Estensi

Una sala è dedicata al’arte della seduzione, con esposti ninnoli e gioielli tra cui cento deliziose api provenienti dal corredo funerario di una fanciulla prestate dal Museo di Aquileia.

L’ultimo piano è dedicato a passione e metamorfosi. In particolare alla “strana storia d’amore tra Venere e Adone”. Un manoscritto del XIV sec. reca la prima traduzione non moralizzata delle Metamorfosi realizzata dal notaio aArrigo Simintendi di Prato.

La Morte di Adone. Autore: Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, 1637. Collocazione: Roma, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Corsini

Il nostro auspicio” commentano gli organizzatori “è che ciascuno possa provare un’emozione, trovare uno spunto, portare con se’ almeno un frammento di un poeta, che con la sua parola ha fondato la cultura figurativa dell’Europa; e festeggiare con noi il suo ritorno a Roma da vincitore”.

Giardino di Pompei, casa Bracciale

Siamo sicuri che anche il più disincantato studente trascinato da un appassionato insegnante tornerà dalla visita arricchito e affronterà lo studio della classicità, ed in particolare della storia romana, con la consapevolezza di entrare nella vita concreta di una società dalle mille sfaccettature. Ovidio testimone e interprete di un tempo che visse sconvolgimenti epocali, che con le sue opere di quella rivoluzione culturale e sociale ha dato testimonianza attraverso i secoli influenzando il pensiero e l’arte.

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Un lavoro abbracciato e promosso dalle Scuderie del Quirinale, puntualizza Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales.

Testo a cura di Andreina Solito

Foto d’apertura: Joseph Kosuth Maxima Proposito (Ovidio) 2017



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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