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Leisure - 29/09/2018

Andrea Italia: “Il cinema fatto da Milano, lavoro di relazioni”

Il corto concorre agli Oscar nella sezione dedicata. Ecco come un team di giovani italiani si muove verso Hollywood.

Trasformare una passione in un lavoro è il sogno di molti, ma purtroppo in pochi ci riescono. È il caso di Andrea Italia, un passato in agenzie di comunicazione milanesi e un presente da produttore cinematografico, mestiere affascinante quanto poco conosciuto.
“Magic Alps”, il cortometraggio realizzato assieme ai registi Andrea Brusa e Marco Scotuzzi che ha come protagonista Giovanni Storti di “Aldo, Giovanni e Giacomo”, per la prima volta in un ruolo drammatico, è entrato nel novero dei titoli in lizza per la candidatura all’Oscar nella sezione cortometraggi.

Da sinistra, il regista Andrea Brusa e il produttore Andrea Italia.

Domanda banale: cosa fa in concreto un produttore come te?
Un po’ il tuttofare, dalla ricerca delle persone che lavoreranno al progetto al loro coordinamento sul set. Un lavoro più simile a quello d’un project manager che al produttore di una volta che ci metteva i soldi. Anzi di questi tempi semmai bisogna esser bravi a cercarli…
Com’è nato il tuo percorso in un mondo complesso come quello del cinema? 
Un momento fondamentale per me fu il workshop di tre settimane alla School of Visual Arts di New York nel 2009 dove mi hanno insegnato concretamente a realizzare un cortometraggio, un’esperienza utilissima.
Con Andrea Brusa e Marco Scotuzzi ci conosciamo fin dai tempi dell’università (Economia dello Spettacolo all’Università Cattolica di Milano) e abbiamo iniziato a collaborare cinque anni fa. Da lì abbiamo cominciato con dei corti per alcuni contest aziendali che per noi erano poco più che esercizi per fare pratica e migliorarci.
Il primo progetto di rilievo è stato il corto autofinanziato “Respiro” del 2015, basato su una storia vera, che racconta gli ultimi minuti di una rifugiata costretta a nascondersi in una bara per varcare un confine.

“Respiro” quindi è stato il vostro turning point. Cosa è successo dopo?
Il cortometraggio è piaciuto ed è entrato nella cinquina dei Nastri d’Argento. Da lì abbiamo iniziato a lavorare ad altri progetti legati ai migranti fino a “Magic Alps” di quest’anno che già era stato pensato per avere Giovanni Storti tra i protagonisti. Quando lo abbiamo contattato per sottoporgli la sceneggiatura ci ha messo solo 48 ore ad accettare il ruolo. Lavorare con lui è stato straordinario per la bravura e i consigli che ci ha dato. L’opera è stata accolta molto bene tanto da esser stata scelta da una dozzina di festival del circuito Oscar (in Italia verrà trasmessa dalla RAI nel 2019) e questi riscontri ci hanno permesso di entrare nel novero dei candidati come Migliore Cortometraggio.

Come funziona questo iter che potrebbe portarvi alla cerimonia degli Oscar?
Per essere tra i 60 candidati iniziali bisogna esser scelti da un certo numero di festival a livello mondiale, come è accaduto a noi. A gennaio ci sarà poi il momento clou con la scelta dei cinque cortometraggi che andranno a concorrere per l’Oscar alla cerimonia di Los Angeles.
Come sono divisi i ruoli nel team di Nieminen, la vostra casa di produzione, e perché avete scelto questo nome?
Nieminen era uno dei protagonisti de “L’uomo senza passato” di Aki Kaurismäki, un film amato da tutti e tre. Per quanto riguarda i ruoli, Andrea Brusa e Marco Scotuzzi firmano sempre la co-regia. Andrea s’è laureato in Sceneggiatura alla UCLA mentre Marco è un regista pubblicitario membro dell’associazione Air3.  Io, in veste di produttore, mi occupo invece della ricerca dei finanziamenti e del reclutamento delle varie figure che andranno a lavorare al progetto, dai cameraman ai truccatori.
Progetti per l’immediato futuro?
Stiamo lavorando alla trasposizione di “Magic Alps” come lungometraggio, sia a livello di sceneggiatura che di produzione e abbiamo iniziato a parlarne con realtà interessate a finanziare soprattutto opere prime. All’inizio di novembre gireremo un altro corto e anche stavolta ci siamo orientati su un tema sociale: il problema dell’amianto in una scuola pubblica. Ci lavoreremo con lo stesso team di “Magic Alps”, eccetto gli attori.
Risulta più difficile lavorare nel cinema per chi non è di Roma o è un luogo comune?
Non lo è.  Chi, come noi, non è uscito dal Centro Sperimentale di Roma viene visto un po’ come un outsider. A Milano, pur avendo a disposizione eccellenti professionisti che lavorano soprattutto nell’ambito della pubblicità, siamo meno abituati a lavorare nel cinema e anche i costi sono maggiori.
Tuttavia ci hanno sconsigliato di trasferirci a Roma anche perché abbiamo la fortuna di avere messo insieme un ottimo team di lavoro qui a Milano.

Che consigli dai a chi vuole lavorare nel cinema?
Buttarsi nelle produzioni e non aver paura di sporcarsi le mani coi ruoli più umili, tipo il runner.
Una volta che si viene giudicati affidabili si può poi ambire a ruoli più prestigiosi.  Dal punto di vista creativo consiglio di fare molta pratica e di mandare i propri lavori a quei festival a cui si può partecipare gratuitamente, sono davvero moltissimi ed è un modo anche per crearsi dei contatti utili dato che anche il cinema è un mondo fatto di relazioni.
Intervista a cura di Andrea Ferrari per The Way Magazine.


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