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Leisure - 28/02/2019

BienNoLo, nel 2019 l’arte aperta alla città è una realtà

Sarà una biennale da “ultimi romantici” quella del quartiere a nord di Loreto a Milano. Ce ne parlano i curatori.

Con la presentazione alla stampa di oggi nasce la Biennale d’arte contemporanea di NoLo, il distretto multietnico della creatività a Milano.
A curarle sono ArtCityLab, Carlo Vanoni e Matteo Bergamini con The Way Magazine come media partner.
#eptacaidecafobia è il titolo della prima edizione che si terrà dal 17 al 26 maggio 2019 negli spazi dell’ex Laboratorio Panettoni Giovanni Cova a Milano (fermata metro rossa Rovereto).
Ideata da Carlo Vanoni, BienNolo prende spunto dall’acronimo NoLo, che sta per “a Nord di piazzale Loreto”, che è recentemente entrato a far parte dell’elenco ufficiale degli 88 Nuclei di identità locale (Nil) della città, in seguito a una decisione del consiglio comunale del 19 febbraio scorso.
Nell’immaginario milanese NoLo era, ed è, un quartiere difficile: tuttavia, anche grazie al toponimo (che ricorda il newyorchese SoHo per “South of Houston Street”) il distretto ha puntato su un tono decisamente cool.

Alla presentazione di Biennolo da Hug Milano, oggi a NoLo, nord di Loreto. Da sinistra Carlo Vanoni, Matteo Bergamini e Rossana Ciocca, i curatori della Biennale d’arte contemporanea in programma dal 17 al 26 maggio 2019.

Arriva ora la possibilità di formalizzare l’identità creativa e artistica di quest’area, dotando la città di Milano di una biennale d’arte che da qui nasca e si diffonda, attenta ai temi di sostenibilità ecologica, ambientale, sociale e relazionale e ricca di iniziative collaterali capaci di coinvolgere la cittadinanza e il quartiere.
Come spiega Carlo VanoniNoLo è un’area metropolitana prototipo di comunità che accoglie, si integra, si inventa modi di stare insieme, si riappropria degli spazi per vivere in un quartiere che ha già mutato pelle: da area disagiata a meta di giovani e creativi. È qui che abbiamo pensato di mettere in scena la prima biennale milanese”.
La prima BienNoLo si presenta come uno spazio d’arte temporaneo, urbano, metropolitano, centrale e periferico contemporaneamente. Lo spazio dell’Ex Laboratorio Panettoni Giovanni Cova diventerà un luogo di riflessione su temi legati alla sostenibilità ecologica dei progetti espositivi e delle stesse opere.

“Siamo partiti dallo spazio per reclutare artisti – ci racconta Rossana Ciocca di ArtCity Lab, che da mesi lavora al progetto – perché storicamente ci sono stati degli esperimenti molto interessanti a Milano. Come la mostra negli anni 80 alla Brown Boveri all’Isola e successivamente alla Stecca degli artigiani dove gruppi di artisti hanno lavorato all’interno di spazi semi-abbandonati. Quindi la scelta di non avere la corrente elettrica per noi non solo è curatoriale ma anche etica. Selezioniamo quindi lavori che dialoghino in modo forte con lo spazio. Stiamo cercando di fare una biennale vera, che speriamo cresca negli anni, perché Milano se lo può permettere”.

Matteo Bergamini, direttore di Exibart dice: “Sicuramente Biennolo è diverso perché ci stiamo legando a un territorio e stiamo pensando alle opere in quel contesto che non avrà luce elettrica e le caratteristiche forti saranno importanti per chi espone e per chi visita. Secondo me è una ricognizione filologica per le esperienze d’arte milanesi negli spazi occupati, anche se sono cambiati i tempi e noi oggi lo spazio lo paghiamo, ci insediamo in un’area lecita, non è probabilmente più apoca di occupazioni. Ma resta il desiderio di fare un’arte partecipata, arte aperta, il quartiere ne farà pienamente parte”.

Lo spirito del luogo, quella multiculturalità propria di NoLo, e non solo su base etnica, resisterà, secondo Bergamini: “Il quartiere NoLo è investito da una rivoluzione gentile. La gentrificazione è umana, non c’è spazio per costruire cose nuove e si deve lavorare su quello che c’è, per questo è già un’esperienza diversa dalle altre. E gli spazi creativi che ci sono ultimamente si sono sviluppati per tante situazioni diverse, dalla moda al design, dai Magazzini Raccordati al Fuorisalone. Ma penso anche alla Scuola del Sole del Parco Trotter che da centro elioterapico mussoliniano ora è uno dei poli più multietnici d’Italia. C’è un modo molto avanguardistico di fare cultura, scuola e socializzazione in questi luoghi“.



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