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Leisure

Leisure - 04/02/2019

Davide Smake: “La mia street art con un tratto calligrafico”

Ha seguito un'evoluzione tutta personale il creativo molisano che vive e lavora a Milano. Ha raccontato la sua arte a The Way Magazine.

Davide ‘Smake’ Nuzzi, artista molisano classe 1988 si è avvicinato alla cultura Hip Hop intorno al 2000. Un paio d’anni dopo ha iniziato a dipingere con gli spray, complice il suo studio su grafica e illustrazione che abbinate ai graffiti gli consentono di fare i primi lavori.

“Da lì a breve – ci racconta – l’amore per le lettere ha il sopravvento sulla ragione; la consapevolezza di voler imparare davvero calligrafia mi ha portato nel 2012 a lasciare tutto per trasferirmi a Milano e a far sì che la mia passione diventasse anche lavoro”.

Ed è stato così che anche grazie a quello che proponeva, dal 2017 Smake è entrato a far parte della storica crew TDK, un marchio di street artist che a Milano ha fatto epoca e continua ad affascinare.

Davide Smake Nuzzi racconta che la commistione di calligrafia e arti antiche “mi ha permesso di integrare nello stile classico del writing la lettera originale, calligrafica. Dopo anni di studio ed evoluzione vuole rappresentare una sorta di unione o riconciliazione tra le lettere. La calligrafia rappresenta l’originalità e la purezza della lettera così come veniva creata e realizzata nell’antichità dagli scribi, mentre il graffito vuole rappresentare l’evoluzione che la lettera ha subito nel tempo tramite la strada, quindi il confronto con altri stili e altrevisioni di essa”.

Davide Smake usa pennello, pennino a china, marker o qualsiasi strumento con punta piatta, spazia dal colore acrilico agli spray, rimanendo fedele al suo stile: dal mix di segni calligrafici occidentali, rigidi, ed orientali, più morbidi.

Dipingi sui muri e sui corpi, sembrano due mani diverse eppure il tuo stile è riconoscibile. Che accorgimenti usi per queste due situazioni così diverse?

Pochi accorgimenti in realtà, sono molto libero. In generale semplicemente seguo il mio flow, gioco con lo stile che per anni ho trasformato ed evoluto e che continuo ad evolvere facendolo passare per la mente che lo elabora e infine la mano lo realizza. Va da se che dipende da situazione a situazione.

Lo street artist che opera in pubblico con persone che guardano e magari “tifano” è distratto? è gratificante?
Sì, in quel caso sei in una di quelle situazioni ‘al limite’ per quanto riguarda la distrazione o meglio direi la difficoltà nel concentrarsi. Allo stesso tempo è molto gratificante vedere le persone basite, quasi stupefatte che osservano il tuo lavoro; oppure ascoltare i loro commenti mentre sono di spalle a lavorare, mi diverte sempre molto.

Sul tuo Instagram ci sono delle foto di te che lavori con dei loghi importanti, come Dolly Noire. C’è un universo estetico di un brand che ti attira più degli altri?
Collaboro a volte con i brand, sono sempre molto aperto ad ascoltare qualsiasi tipo di proposta lavorativa di diversi generi, c’è sempre da imparare.

Che ammirazione hai per chi ha “inventato” questo mestiere in Italia prima di te? Chi sono i tuoi riferimenti?
Ammiro molto la vecchia scuola in generale, soprattutto la generazione prima della mia che mi ha trasmesso la passione per quel che faccio. Non riesco a fare nomi, in grandi linee è la storia dell’Hiphop italiano dal 2000 ad oggi aimè.

I tuoi tratti calligrafici si sono evoluti nel tempo? Ti fa piacere portare un tocco gotico nel panorama street contemporaneo?

Sì, assolutamente, il mio tratto è cambiato molto e continua a cambiare in continuazione, come qualsiasi cosa del resto. Ne vado abbastanza fiero, ma non è stata una scelta troppo ragionata direi piuttosto un percorso in cui ho seguito me stesso fino ad arrivare dove sono.

Credi sia apprezzato? All’estero c’è qualcuno che fa lo stesso recupero?

Sì, credo e spero che il mio stile sia apprezzato, all’estero è molto diffusa la calligrafia negli ultimi anni, si sta evolvendo molto anche sul muri mischiandosi tra i graffiti e il lettering; fortunatamente ogni tanto ne esce anche qualcosa di bello e innovativo. Vedremo come va a finire.

Le foto nel servizio sono state scattate da The Way Magazine all’evento “On The Road” alla scuola Ciresola di Milano. Le foto nella gallery sono state fornite dall’artista.

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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