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Leisure - 13/11/2018

Emanuele Dabbono: “Leonesse è una dimostrazione di forza in musica”

La vita on the road, il primo disco live dopo 10 anni dall'esordio di X Factor. Ma il cantautore che scrive con Tiziano Ferro ha fatto molto altro. E qui ce lo svela.

Omaggia simbolicamente la sua Genova Emanuele Dabbono, che dopo 10 anni dall’esordio discografico (ma è un artista live da ben oltre quella data) lancia “Leonesse“, il primo album live registrato in occasione del concerto a La Claque di Genova (Teatro della Tosse) lo scorso 21 aprile.

Prodotto da Emanuele Dabbono e Raffaele Abbate il disco live arriva in una fase particolarmente favorevole: anche Giorgia ha scelto di cantare “Il Conforto” scritta da Dabbono con Tiziano Ferro nel suo “Pop Heart” in uscita il 16 novembre. L’album racchiude 14 brani live tra i più significativi della carriera dell’artista, completamente riarrangiati da sonorità acustiche al rock elettrico.
“Dopo 20 anni di concerti era venuto il momento di celebrare quello che per me è’ l’essenza del fare il musicista: l’incontro con gli altri. – racconta Emanuele Dabbono sul disco – Ho sempre amato  la possibilità di far entrare la gente attivamente nella dinamica e riuscita del concerto, tanto quanto i musicisti al mio fianco. E per parlare di musicisti, questa volta (a partire già dal precedente Totem), ho trovato umanità straordinarie, prima che virtuosi”.

Emanuele reputa la sua band parte integrante del progetto e perciò ve la presentiamo con i nomi delle formazioni originarie da cui provengono i singoli componenti: Marco Cravero (De Gregori) alla chitarra elettrica e classica, Fabrizio Barale (Fossati) alla lap steel e 12 corde, Michele Aloisi (New Trolls) al basso, Fabio Biale (Luf) al violino e ai cucchiai, Giuseppe Galgani alla chitarra elettrica, Gianka Gilardi alla batteria e percussioni e Matteo Garbarini alla chitarra elettrica.

È ora disponibile il nuovo video realizzato durante il concerto ad aprile 2018 di “Ci troveranno qui“, a 10 anni dalla sua presentazione ad X Factor 2008, per la regia di Serena Merega.

Come è stata trasposta la musica che hai inciso in questo live?

Sono due dischi live gli ultimi che sono usciti, quindi è come se fosse un disco unico in due parti. Totem che è uscito nel 2017 è stato regisrato in 3 giorni in una chiesa sconsacrata con i microfoni che cadevano dall’alto, come si faceva negli anni 70 con un fonico bravo. Alcuni della band non conoscevano nemmeno bene i pezzi. Ho tenuto gli stessi musicisti strepitosi per il live album e li ho portati al pubblico conservando la dimensione improvvisazione che ci appartiene.

Come è stata la vita in tour?

Il pubblico è l’elemento aggiuntivo ma noi siamo sempre così come ci vedi sul palco, innamorati della musica, non proviamo mai perché le canzoni le conosciamo e lasciamo sempre spazio alla particolarità del momento. Io faccio il vigile, chiamo gli stacchi e gli assoli, per me è un collettivo, una compagnia teatrale che porta uno spettacolo in giro. Mi interessa che il pubblico sia partecipe e non aspetti solo la fine, ma che faccia qualcosa durante lo show. C’è tutto questo in un mio live, che è poi in definitiva un live di una band.

Il rapporto com’è col tuo pubblico?

Se chiunque viene e non batte le mani è colpa mia, perché io mi occupo di tutto ed è mia responsabilità coinvolgere il pubblico.

Sei autore ed esecutore del tuo repertorio da solista ma sei anche conosciuto molto per le canzoni che dai agli altri. Come vivi questa scissione?

Ora che me lo fai notare sembra psichedelico! Nella realtà i due lati vanno di pari passo. Nei miei concerto suono “Il Conforto” riarrangiato a mio modo ed è vero che avere una serenità professionale mi permette nella mia parte artistica di fare quello che voglio. Non ho logiche e non ho compromessi, non ho sette autori e un featuring con i rapper del momento. Faccio uso di strumentisti non esattamente ordinari, col violino o altro e quindi me la godo facendo quello che mi pare.

Questa chitarra molto particolare che usi come si chiama?

Un Dobro, una chitarra americana che ha un rullante di una batteria nella cassa e bisognerebbe suonarla con lo slide, molto blues, ma la puoi suonare anche come una chitarra normale.

Come descriveresti il disco “Leonesse”?

Per me è un best of di quello che ho fatto da presentare al pubblico che non mi conosce bene. Se uno dovesse avvicinarsi alla mia musica e non sa chi sono qui troverà tutti pezzi che mi fa piacere dimostrare. Questa è la fotografia di quello che so fare e sottoscrivo quello che ho raccolto di me in questo live.

Sono dieci anni da quando hai esordito in tv a X Factor, ma sei in giro da molto di più.

Io presentai in finale un inedito “Ci troveranno qui” che è diventato un momento importante della mia storia. Avevo fatto una gavetta lunghissima, ho suonato in apertura di Avril Lavigne, John Legend, non sono mai voluto scendere a compromessi. Con la Sony potevo incidere un EP di cover, ma avevo 700 canzoni da parte non volevo ingannare il pubblico. Avevo le mie canzoni, ci ho messo di più ma sono comunque riuscito a fare quello che volevo.

Ora scrivi nel team autorale di Tiziano Ferro.

Non Aver Paura Mai e L’Incanto sono i primi due pezzi che ho preparato per questa avventura. Il primo è andato a Michele Bravi e l’altro a Tiziano. Per me è un team fantastico, per il suo prossimo disco che esce l’anno prossimo abbiamo scritto molte cose assieme, ma non so dirti di più, può succedere di tutto. No, non ho incontrato Timbaland, sono molto felice per Tiziano perché era uno dei suoi sogni. Michele Canova, il produttore dei dischi precedenti, ovviamente è un punto di riferimento per entrambi e continuiamo a sentirci.

Questa settimana esce il disco di Giorgia che canta “Il Conforto”. Questa canzone sembra essere destinata al ripescaggio in duetto.

Sono gioiso e stupito da quando me l’hanno annunciato. A soli due anni è riproposto come un super-duetto da Giorgia, la miglior voce femminile in Italia in duetto con Tiziano Ferro, è un orgoglio. In incoscienza non mi rendo conto di quello che sta succedendo, mi piace pensare che sia un nuovo inizio e che la canzoni duri molto nella testa delle persone. Mi dicono che è già un giovane classico della canzone italiana e sono contento.

C’è un passaggio personale della scaletta dei concerti che ti provoca pudore quando canti in pubblico?

Il momento più bello del disco è “Mio Padre” l’unico brano che inizio parlando per 40 secondi, dove racconto i miei problemi con mio padre, scritta 10 anni fa che ho riarrangiato con il chitarrista ed è molto semplice. Siamo solo in due ed è il momento più toccante dell’intero concerto.

Nelle registrazioni si sente il pubblico cantare le tue canzoni. Che effetto ti fa essere riconosciuto come cantante?

Quando sei sul palco è come entrare in un burrone, dopo i primi minuti poi, quando si mettono a cantare, sei salvo. Il pubblico è un paracadute per me, credo che i cinque minuti prima di ogni esibizione siano i più duri, almeno per quanto mi riguarda, non so se per i musicisti è così. Ora vivo una situazione rara e privilegiata, ricordo i concerti con cinque persone o quando sono stato in Usa sulla costa est dove dovevo conquistarmeli ogni sera. Lì ho imparato a vivere il pubblico non come una sfida. ma con lo spirito giusto. Ora cantano tutti canzoni che amano, a volte mi fanno vedere i tatuaggi, significa che vogliono dire molto per loro, è pazzesco.

Prossimi traguardi prefissati?

Non credo userei il termine prefissato ma direi un traguardo che sono speranzoso di ottenere nel futuro: Sanremo. A volte i miei colleghi lo odiano, altri lo sminuiscono. Mi piacerebbe andarci con serenità. Mi dico: quando hai cantato migliaia di volte in ogni situazione, con 200mila persone in Duomo a Milano prima dei Black Eyed Peas non credo mi faccia paura. Ovviamente mi piacerebbe andare con la canzone giusta e molto onestamente. Ecco, vorrei andarci come sono, senza stravolgermi.

Leonesse perché?

Nella giungla è l’animale che si occupa dei cuccioli, la leonessa è materna. L’ho usata come similitudine delle canzoni che possono farti del bene ma anche ferirti. Come le scelte che determinano il nostro futuro, a volte remano nella parte giusta, a volte lo affossano. O come le mie bambine che sono la mia forza, penso sempre che loro mi stiano ascoltando e per questo quando scrivo sono debitore a loro per questa mia recente vena autorale più semplice, che è anche più difficile.

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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