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Leisure - 15/03/2019

Enrico Ruggeri, oggi esce “Alma”: “Sembra il mio debutto”

Ha scritto pezzi storici, ricomposto i Decibel e ora duetta con Ermal Meta. Il cantautore milanese ci dice: "Mi annoiano i colleghi, tranne Morgan".

Basterebbero due canzoni scritte per altre artiste per consegnare Enrico Ruggeri alla storia della musica italiana: “Quello che le donne non dicono” e “Il mare d’inverno”. Il cantautore milanese, salito da giovanissimo sul palco del punk italiano con i Decibel negli anni 70, oggi pubblica “Alma”, il 35esimo album che arriva a 60 anni, traguardo che non pensava di raggiungere, dopo aver scritto la sua prima autobiografia “Sono stato più cattivo” che lo ha fatto riflettere sul suo percorso.

L’artista dice che «scrivere può salvarti la vita» e «tutto quello che ci succede ci cambia, modella il nostro carattere, ci indurisce o ci rende vulnerabili».

Accompagnato dalla cover originale disegnata dal noto pittore, imitatore e attore Dario Ballantini, poliedrico artista da anni grande amico di Enrico Ruggeri, il disco contiene i brani Come lacrime nella pioggia – primo singolo in radio,  Il costo della vita e Un pallone ft. Ermal Meta.

Enrico Ruggeri durante l’intervista a The Way Magazine. Il suio nuovo disco, “Alma” contiene “FORMA 21”: “È la mia canzone più bella. Immagino Lou Reed che racconta in prima persona gli ultimi attimi di vita (come li raccontò a Laurie Anderson) mentre esegue la “forma 21”, un esercizio di Thai Chi. Una storia vera, intensa, positiva. Il coro in lingua cinese aggiunge suggestioni uniche”.

Che effetto ti fa pubblicare il tuo 35esimo album?

Sembra un debutto e nel frattempo c’è stata l’avventura coi Decibel ricostituiti che è durata tanto, abbiamo fatto due album, un tour e Sanremo. Ricomincio con una mia band che mi ha raggiunto nel mio studio per creare un blocco di canzoni senza fare quello che oggi fanno tutti, la pre-produzione. Perché volevo un disco suonato, senza sequenze con la vera batteria e una o al massimo due chitarre, volevo arrangiamenti per sottrazioni p solo voce e chitarra. Ho chiamato una tromba, Davide Brambilla, Andrea Mirò ha fatto dei cori. Un disco essenziale.

C’è un legame con la contemporaneità?

Certo, eravamo in contrapposizione con quello che va adesso. Ci mettavamo assieme all’ascolto della radio così sapevamo cosa non fare.

Da cosa deriva il titolo del primo singolo?

“Come lacrime nella pioggia” è preso dal finale del celebre monologo di Blade Runner, quello che iniza con “ho visto cose che voi umani….”, la musica l’ha scritta Pico Rama. Le paure dei genitori sono uguali a quelle dei figli. Rimanere da soli con se stessi, vedere un vuoto ed evitare di rimanerci dentro.

Cosa ti ispira oggi?

Le mie letture prima di tutto. L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez e Cime Tempestose. Scrivo sulle sensazioni forti nella vita, per me leggere un libro è una sensazione forte ed è uno dei pochi piaceri che ci resta. La rabbia come valore del riscatto è interessante. Gli amori idealizzati sono più forti di quelli reali.

Ancora l’amore?

Sull’amore si scriveranno ancora migliaia di canzoni belle, milioni di brutte, il bello è che racconti l’amore a 20 anni e poi ti accorgi che è diverso da quello dei 60 anni, perché ci sono tipi di amori vari.

Sei riconosciuto come grande autore. Pressioni?

Si tende a non pensarci e allo stesso tempo cerchi di essere all’altezza del tuo passato. Quando scrivo un pezzo nuovo non si sa subito che destino avrà. Dopo un po’ di anni ti accorgi che alcuni si ricordano solo di quello, altre volte capita che una canzone resta solo per i fans e ci vuole tempo per giudicare il suo esito.

Sei stato attivo in vari campi di espressione: tv, libri, divulgazione, scientifica. Cosa ti resta di quello che fai?

Sono uno che ama raccontare, non amo il prossimo ma mi interessa il mio prossimo. Puoi scrivere un libro, creare uno spettacolo per il teatro o un film, comporre una canzone e ti accorgi che la vita di qualcuno vale sempre essere raccontata. La vita è spettacolare, in questo periodo lo faccio raccontando a Radio 24 le vite degli altri. Ancora non so un sacco di cose nel mondo e quando ti metti a parlare con qualcuno le scopri.

Cosa ti resta, invece, della reunion dei Decibel?

Si sono divertiti molto quelli che ci sono venuti a vedere, e anche noi. Una sensazione unica è stata stare  sul palco non percependo persone ma anime. In quei momenti non ero un sessantenne che aveva accanto i suoi amici coetanei. Eravamo con le anime dei compagni del liceo, quando eravamo assieme a suonare era presente la nostra adolescenza. Per me è stata una sensazione forte.

Il pubblico che vi diceva? I Decibel sono stati molto rivalutati…

I fan si sono divertiti in concerto succede che parte un computer, forse il cantante canta e senti una cosa che è uguale al disco.perché ci sono le sequenze, il pezzo che durava 5 minuti, erano degli happening, in qualche modo i ragazzi erano spiazzati. Molti hanno scoperto i Decibel perché anche se il primo album aveva venduto 1500 copie, quelle 1500 persone hanno probabilmente tutti messo su una band.

Beh, questa è una citazione di quello che si dice sui Velvet Underground!

Ah, certo con il dovuto rispetto, ovviamente. Noi siamo stati punk, ma in Italia il punk è stato numericamente poca cosa, ma molti ci hanno militato, pensa che Raf suonava nei Café Caracas a Firenze. Quel momento storico fu una molla per tutti perché prima del punk c’era il progressive con cui non ci potevamo cimentare, avevamo idee ma non ce la facevamo, era troppo tecnico e richiedeva troppa bravura. Poi arrivarono le forze dei Clash e Sex Pistols e succedeva di tutto. Si manifestava la mia rabbia ed energia, era la voglia di comunicare che ti faceba stare in piedi.

Ascoltare i racconti di questi debutti ci fa percepire quanto siamo distanti oggi da quell’epoca.

Certo, se oggi dopo il firmacopie appena usciti da un talent ti fanno suonare al Forum, sanno che non ci sarà più tempo per te come artista. Però mancano gli step intermedi e di questo poi si soffre.

Ti piacciono i tuoi colleghi?

Ermal Meta l’ho chiamato perché è uno simile a me, rivedo molto del giovane Ruggeri in lui. Ha avuto un percorso simile, ha fatto parte di una band e poi è venuto fuori da solista. Io non ho amici veri tra i colleghi, mi annoiano. Con Morgan non ci si annoia mai, ma è un caso singolo. Con Ermal è invece piacevole passare del tempo, è un bulimico della composizione, scrive tanto e ha avuto un passato da combattente della vita.

 

Dal 4 aprile Enrico Ruggeri si esibirà in tutta Italia per presentare dal vivo l’album “Alma”. Il tour è composto da due tipi di esibizioni gli show nei teatri, in cui Enrico asseconda la sua vocazione cantautorale, si alterneranno a quelli nei club dalla verve elettronica.

ENRICO RUGGERI LIVE TOUR 2019

4 aprile la data zero al Teatro Mascagni di Chiusi (Siena) – ACOUSTIC TOUR

6 aprile al Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) – ACOUSTIC TOUR;

9 aprile al Teatro Cristallo di Bolzano – ACOUSTIC TOUR;

13 aprile all’Athena Live Club di Ponte Dell’Olio (Piacenza) – ELECTRIC TOUR;

27 aprile al Teatro Sociale di Sondrio – ACOUSTIC TOUR;

4 maggio alle Officine Cantelmo di Lecce – ELECTRIC TOUR;

10 maggio alla Latteria Molloy di Brescia – ELECTRIC TOUR;

11 maggio al Fabrique di Milano – ELECTRIC TOUR;

24 maggio al Teatro Colosseo di Torino – ELECTRIC TOUR.

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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