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Leisure

Leisure - 06/09/2018

Ernia: “Di trapper? Ne resterà solo uno”

Incontro con l'autore di "68" , un disco che si rifà al solco tracciato dagli italiani Club Dogo e Flaminio Maphia. "Oggi nessuno è come loro".

Lo dice con candore ma anche con nostalgia: “Quando ho iniziato ci andavamo a cercare tracce di rap su eMule e manco le trovavamo”. Ernia è un giovane cantautore rap ma sembra già aver nostalgia di un tempo che appare trapassato. Top of the pops su Italia 1, l’esplosione del genere ancora lontana per il mainstream italiano, la linea di condotta da esordiente tutto freestyle e risate con il suo amico Tedua.
Che siccome ha condiviso con lui parte degli esordi, prima di trasferirsi a Genova, è anche guest in una delle tracce nuove del disco del rapper milanese, che esce domani e si chiama “68”.
Per me quella è la linea che dalla periferia portava a Bergognone, per chi non è di Milano si sappia che quella era la porta del centro perché dava su via Tortona, sul design, sugli eventi di moda. Per noi il 68 era il mezzo che ci portava nella realtà bella, ma non sapevamo se ce l’eravamo meritata o meno”.
Un modo per ringraziare la città che gli ha permesso di arrivare: “Ma è anche un interrogativo perché non so se poi su quel bus ci risalgo per tornarmene in periferia. Non so se ci meritiamo il centro”.
Ma 68 è anche l’anniversario di un anno importante: 50 anni fa i giovani volevano cambiare il mondo. “La mia rivoluzione – dice Ernia, un rapper diverso con pochi tatuaggi che nei testi e nelle ispirazioni letterarie cita Baudelaire ed Hemingwayè questa qui, fare un disco che si inserisce più nel solco dei nostri classici italiani rap, dai Club Dogo ai Flaminio Maphia. Cose che nessuno fa più in Italia, perché tutti rincorrono il frivolo”.

ra i più apprezzati e promettenti rapper della nuova generazione Ernia, al secolo Matteo Professione, sulla scia dell’ottimo riscontro ottenuto con “Come uccidere un usignolo/ 67” certificato disco d’oro, torna sulle scene musicali con “68” – Island Records Universal

Una stoccata al conscious-rap che tanto fa parlare il mondo?Quello funziona in America perché la cultura si è sviluppata senza vincoli. Ci sono stati i rapper neri che per decenni hanno cantato di società e problemi, e poi c’erano anche quelli che cantavano di ‘delight’, svago, donne. Non è che bisogna per forza essere connotati socialmente per aver diritto di dire qualcosa”.
E se lo dice lui che nei testi ci mette pure le frasi in latino, c’è da credere alla libertà di trarre influenze da ogni dove. “Certo mia madre è docente, mi piace infarcire i testi con riferimenti, ma poi i ragazzini che mi citano sulle Storie di Instagram li sbagliano tutti. A me in definitiva diverte farlo e no so manco perché continuo a farlo”.
Oggi Ernia studia Lingue e letterature straniere e ha un disco in uscita il 7 settembre, il primo vero suo album, che arriva dopo successi online e EP preparatori. 

Rivoluzione anche nel metodo di ascolto del disco: “La tracklist può essere ascoltata sia dalla prima traccia all’ultima, che dall’ultima alla prima, in quanto, in questa versione, si percorre il viaggio cronologico del mio ritorno in carriera con la traccia “la paura”, fino ad arrivare alle tracce più luminose del disco, cioè le prime, e all’incoronazione come uno dei giovani migliori con la traccia numero 1 “King Qt”, che è il quartiere dove sono cresciuto”.

Ernia ha presentato a Milano il suo nuovo disco con il suo team di produzione. “Anche per me ci sarà un prima e un dopo il 68”, ha detto facendo riferimento all’album che esce il 7 settembre.

In definitiva Ernia, che a dispetto dei suoi colleghi non ama i video e i singoli e vorrebbe far ascoltare i suoi dischi in vinile dall’inizio alla fine, vuole essere ricordato per uno diverso:Io faccio quello che mi è sempre piaciuto e i numeri finora mi danno ragione. Dico a tutti i miei colleghi che puoi fare tante views ma poi se dal vivo non ti viene a vedere nessuno è quello che conta. Tutto quello che faccio è per il live, per il concerto. Per questo credo che alla fine di trapper ne rimarrà uno solo e questo sarà Sfera Ebbasta. Perché è stato il primo, e il primo verrà sempre ricordato. E perché si sta divertendo. Ha aperto un genere leggero e raggiungibile da tutti, con un vocabolario molto basilare”.


Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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