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Leisure - 18/11/2017

Fabio Cancellara Gòmez: “Cerco l’abbraccio col mio pubblico”

Il giovane artista italo-spagnolo ha un seguito incredibile sui social media. Le sue canzoni creano identificazione in una audience trasversale. Gli abbiamo chiesto il suo segreto.

L’amore per il suo mestiere e la passione per la musa che lo ispira da una vita, la musica, è quello che muove Fabio Cancellara Gòmez. L‘artista italo-spagnolo, nato a Berna in Svizzera, è uno dei pochi esempi nella discografia italiana di quanta affezione possa creare il cantautorato autentico anche non in presenza di grande battage pubblicitario mainstream. Fabio è un autore e interprete di sé stesso, che la promozione se la fa da sé e privilegia in modo particolare il rapporto col suo pubblico.

 

In una lunga chiacchierata che abbiamo fatto a Milano per farci raccontare del suo disco “Niente è impossibile” (prodotto da una costola dei Matia Bazar, Piero Cassano e Fabio Perversi) siamo stati più volte interrotti da gente che lo ha riconosciuto. E da messaggi, migliaia, che arrivavano sui social media dove Fabio è popolarissimo.

La dedica sul cd per The Way Magazine da parte di Fabio Cancellara Gòmez.

La dedica sul cd per The Way Magazine da parte di Fabio Cancellara Gòmez.

Un legame forte quello col tuo pubblico, un affetto che molti tuoi colleghi con macchine di marketing rodate alle spalle si sognano. Come ci sei riuscito?

Ho fatto la gavetta e ho capito cosa interessa di più alle persone. Che è l’autenticità. Fin da quando mi sono presentato a Castrocaro e all’Accademia di Sanremo è stato così. Certo, porte in faccia ce ne sono state, ma poi però si sono riaperte aprendo nuovi scenari tutto questo è arrivato: senza la mia insistenza parassitaria come accade spesso nell’ambiente. Quando poi succede ha un sapore più bello, indescrivibile. Mi è successo con un programma di Red Ronnie, dove mi ero proposto senza suscitare interesse. Poi, ascoltata la canzone, mi ha richiamato.

Come hai iniziato la tua carriera musicale?

Cantavo nel coro Gospel Amazing Grace di Lugano, ho frequentato seminari di New Gospel in Germania, Svizzera e negli Stati Uniti a Chicago, il che mi ha aiutato a prendere le misure, anche con la lingua inglese che ha una musicalità propria. Sono stato finalista del Premio Mia Martini 2010 con il brano inedito, Cercando L’immenso che ancora oggi è una delle mie più grandi soddisfazioni.

Fabio Cancellara Gòmez ha esordito cantando in cori gospel in tutta Europa.

Fabio Cancellara Gòmez ha esordito cantando in cori gospel in tutta Europa.

Cosa stai facendo ora?

Sto mettendo sul tavolo ciò che mi interessa sviluppare in futuro, il prossimo disco lo voglio fare in tre lingue. Le idee nascono senza regole, l’ispirazione arriva quando non la vuoi, mentre guidi, o cammini per strada, la forza trascendentale ti rapisce e ti viene in mente la cellula della canzone. A me succede così.

Da dove parti prima nella composizione?

Mi viene in mente la melodia ma c’è sempre l’idea dello sviluppo dell’arrangiamento, è molto fantasioso come processo. Ho iniziato nel gospel e nel jazz e l’improvvisazione per noi è tutto, nasce così anche il testo. Dopo questa prima fase improvvisa, prendo in mano il registratore e scrivo poi al tavolino la canzone vera.

Pensi a un mercato globale ora che hai successo in varie parti d’Europa?

Ho due lingue madri, l’italiano e lo spagnolo e ora mi avvicinerà anche all’inglese. Non canto mai in finto inglese quando faccio le prove. Ogni lingua ha la sua metrica, se canti in inglese quando crei in italiano non funziona. Se il brano nasce in italiano lo devi tenere e poi lo adatti, che è quello che sto facendo ora con Peggy Johnson che è di Manchester, e mi aiuta nell’adattamento in lingua. Non è mai fedelissimo al testo in italiano, tradurre in modo letterale non mi piace.

Il tema delle canzoni del tuo repertorio è sempre molto intenso. Parli di rapporti, di sentimenti.

Artisticamente mi pongo un obiettivo: che ognuno degli ascoltatori possa immedesimarsi. Scrivo in una maniera universale non troppo personale, scrivo per il pubblico e devo lasciare la possibilità di immedesimarsi. Ci sono storie personali come nella canzone Yari che spesso mi dicono crea immedesimazione. Quando la musica parla è una cosa bellissima, specie se è fatta col cuore in mano. Chi mi apprezza lo riscontra.

Fabio Cancellara Gòmez ama tenere i contatti con i suoi fans tramite la sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/FabioCancellaraGomez/)

Fabio Cancellara Gòmez ama tenere i contatti con i suoi fans tramite la sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/FabioCancellaraGomez/). Qui è in uno scatto di Francesco Dedola che ha fatto le copertine dei suoi dischi.

Hai conosciuto molti colleghi con lunghe carriere alle spalle. Ti hanno sorpreso?

Uno di loro è Red Canzian dei Pooh. Anche se fanno un genere non vicino alla mia età, la loro musica è sempre stata innovazione, loro sono stati dagli anni 70 sempre al passo col tempo. Ho avuto l’occasione di lavorare per l’album precedente con Lele Melotti, per me è stata una gioia immensa, un onore. Sentire le batterie di Vasco Rossi, Mango, Anna Oxa e trovarle nel mio album è stata una grossa soddisfazione.

Mariella Nava?

Mariella l’avevo scoperta con Per Amore di Andrea Bocelli, mi sono innamorato della sua scrittura all’italiana, molto profonda. Lei è un’artista che tratta i sentimenti estremi e nel suo nuovo album parla dell’epoca che stiamo vivendo. Anche se mi piacciono i social media, bisogna staccare dal cellulare e vivere la vita reale. È importante, c’è una realtà da vivere, la stimo molto per questo messaggio che sta trasmettendo con le sue canzoni ed è sorprendente che lo faccia una come lei.

L’abbraccio col tuo pubblico è molto particolare, sei circondato da un affetto grande. Cosa ti lascia?

C’è sempre molta aspettativa, vengono agli eventi e ai live cercando il confronto. Come se stessero parlando con un loro amico, questa è un aspetto che mi fa riflettere ed è sorprendente. Non mi piace definirli fans ma amici, non con tutti si può avere una relazione diretta, lo so, ma rispondo ai messaggi in privato, cerco di essere vicino a loro. Cerco la parola giusta se si sfogano in cose personali. Non vivendo vicino la loro situazione non posso andare troppo a fondo, ovviamente.

Fabio, hai un’immagine molto forte e sei di bella presenza. La cosa ti inorgoglisce o non dai peso all’estetica?

A 15 anni sono venuto a Milano perché pensavo fosse la moda a darmi un canale di espressione, volevo sfruttarla per arrivare all’ambiente musicale. Ma per come voglio essere io, l’immagine non c’entra nulla con la musica. Anzi, se devo dirla tutta, c’è stato un periodo in cui i manager/operatori del settore mi avevano fatto credere che la mia prestanza fisica mi potesse danneggiare. E pensa che ho fatto l’errore di lasciarmi andare, non mi curavo più perché volevo essere preso sul serio in campo artistico. Col tempo mi sono reso conto che fisicità e carisma devono andare di pari passo e non bisogna nascondere nulla, come non bisogna ostentare troppo. Amo di più la sobrietà, certo è che sul palco e sullo schermo bisogna essere coinvolgenti a 360 gradi, sguardo, voce, gestualità espressiva e fisicità contano!

Fabio Cancellara Gòmez ha avuto come produttori del suo ultimo disco Piero Cassano e Fabio Perversi della Euroteam.

Fabio Cancellara Gòmez ha avuto come produttori del suo ultimo disco Piero Cassano e Fabio Perversi della Euroteam. Questa foto è di Cosimo Alfano.

E ora invece?

Beh, quella è stata una parentesi un po’ estrema. Posso prendermi cura di me, del mio fisico, infatti mi alleno e metto cura nelle foto che faccio, e allo stesso tempo essere un cantautore credibile. Ma non mi piace esibire. Preferisco far parlare le canzoni. E anche le immagini, spesso parlano quelle, anche se non ti spogli. Per esempio ora sto lavorando con una brava fotografa molto giovane, Sara Santarelli, a 22 anni ha già girato il mondo. È andata in Indonesia, Vietnam, facendo foto straordinarie di cui mi sono innamorato. E recentemente abbiamo voluto fare un servizio sull’esistenzialismo e l’avvicinamento alla natura.

Sei un animale metropolitano o un amante del silenzio?

Quando ci si perde bisogna recuperare la propria anima avvicinandosi alle cose naturali. Per me è molto importante il rapporto con la natura. Prima di fare l’ultimo album ho fatto un periodo di isolamento, in montagna, al fiume, stavo con me stesso anche per ragionare sulla mia vita. Volevo accumulare energia necessaria per affrontare la vita, bisogna staccare la spina. Ti immagini al fiume, con l’acqua assordante, si azzerano le frequenze. Non pensi a niente, osservi solo ciò che ti circonda. Lo consiglio a tutti. I posti suggestivi naturali aiutano, anche il mare, specie le spiagge non frequentate. Ti senti sollevato.

La tua idea di svago e vacanza è questa?

Staccare da tutto va bene ma mi avvicino alle persone che amo, i miei cari, nelle feste. Le mie vacanze vere le faccio in isolamento. Ma la casa e la musica sono la mia vacanza, è il mio equilibrio. Se lo raggiungi, la vacanza la puoi creare in ogni situazione.

Tu vivi da solo e tra l’altro sei stato uno che è andato via dalla famiglia molto presto. Che hai fatto?

Andare via da casa è stata la cosa più coraggiosa che abbia fatto. A 17 anni sono partito sulle navi da crociera. Genova, Barcellona, Palma, Canarie, le ho viste tutte. Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi e da lì non ho smesso mai di viaggiare.

Che ricordi hai delle persone che hai incontrato nei tuoi viaggi?

Lavorando sulle navi c’erano sempre delle situazioni nuove. Una volta, delle passeggere spagnole che avevo conosciuto sulla tratta Barcellona-Genova, avevano fidanzati da andare a trovare e una sera di overbooking non avevano nemmeno le poltrone su cui appoggiarsi per dormire. Sfidando le regole della nave le ho offerto di dormire nella mia cabina, anche se non si poteva. Da lì è nata un’amicizia bellissima, abbiamo passato due capodanni assieme a Barcellona. Si erano innamorate della mia musica e questa cosa mi ha dato molto entusiasmo. La musica va oltre le parole, a loro piacevano le canzoni in italiano.

Anche se sei molto giovane, puoi dirci un rimpianto e un sogno che hai?

A volte mi sono portato a casa delusioni per la mia spontaneità, ma le emozioni eterne che ho provato facendo il musicista mi fanno dire che ne è valsa la pena, tutte le situazioni ci formano, ci fanno evolvere come individui. Il mio sogno è trovarmi in un teatro e avere davanti un pubblico che mi guarda negli occhi perché conosce la mia storia, che si emoziona perché ha capito che anche io, sul palco, vivo la mia vita con difficoltà.

La copertina del disco di Fabio Cancellara GòMez, Niente è impossibile. Il cd contiene foto scatate da Francesco Dedola e Claudio Valsecchi.

La copertina del disco di Fabio Cancellara GòMez, Niente è impossibile. Il cd contiene foto scatate da Francesco Dedola e Claudio Valsecchi.

Cosa vorresti dal tuo pubblico in futuro?

Voglio che loro sappiano che è un percorso che facciamo assieme, ogni volta che canto cerco di far salire il pubblico sul palco. Lo scambio sono le nostre emozioni che ci trasmettiamo. Ho in progetto di fare un concerto non banale, mi piacerebbe scendere tra loro e chiedere: come stai? Intendo un come stai interiormente è forse la cosa più importate da chiedere al mio amato pubblico e come lo definisco io al mio “piccolo mondo”.

Foto d’apertura: Fabio Cancellara Gòmez ritratto da Sara Santarelli.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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