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Leisure - 20/10/2018

Filippo Valmorbida: “La danza e il mio sogno americano”

L'amore per l'arte e la cultura. I viaggi all'estero. E una costante: "Mi metto le cuffie in sala prove e un altro mondo prende vita". Storia di un ragazzo che ce l'ha fatta.

Aveva sempre il sogno dell’America, di portare il suo amore per la danza dall’Italia olteoceano Filippo Valmorbida, giovane talentuoso ballerino vicentino. Oggi è proprio lì dove sognava, dopo aver fatto tanta gavetta e non aver abbandonato mai la sua passione. Una storia di successo di un talento italiano che abbiamo intercettato proprio nel momento di maggior successo per questo ragazzo veneto.
Da dove nasce la tua fascinazione per la danza e cosa hai fatto da piccolo per tenerla in vita?

Nasco ad Arzignano il 28 settembre del 1995. La mia famiglia mi racconta sempre che sin da piccolo ho dimostrato di avere un gran senso del ritmo, ogni volta che sentivo una musica ero subito pronto a battere il tempo; mamma e nonna lo videro subito così decisero di iscrivermi a dei corsi di danza. Iniziai a fare danza all’età di 5 anni e a 11 anni vinsi una borsa di studio per l’Elmhurst School of Dance in associazione con il Birmingham Royal Ballet (UK); studiai in Inghilterra per quasi due anni e poi decisi di rientrare in Italia, dove nel 2009 entrai a far parte della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala e dove mi diplomai nel giugno del 2014.

Poi iniziano le chiamate in giro per il mondo: succede solo ai bravi, come ti sei sentito e dove sei andato?
Diciamo che ho mai avuto un percorso facile e in discesa, anzi, ho sempre avuto quasi solo salite. Il mio fisico non mi ha mai aiutato molto: mi hanno sempre detto che ero una grande talento, e che avevo un’ottima tecnica, ma che ero un po’ troppo basso per entrare in una compagnia. Dopo il diploma al Teatro alla Scala ho avuto un periodo molto buio, dovevo più volte ho pensato che forse sarebbe stato meglio cambiare strada, ma il mio carattere e la mia determinazione non mi hanno mai lasciato. Così nel dicembre del 2016 venni contatto dal Maestro Francesco Ventriglia, allora direttore del Royal New Zealand Ballet e ora assistente alla direzione del Ballet Nacional Sodre in Uruguay. Mi chiese di entrare a far parte della compagnia neozelandese, accettai quel contratto ed è così che presi il volo nel gennaio del 2017.
E come sei finito in Florida, luogo da dove ci parli ora?
Dopo un anno in Nuova Zelanda, entrai in contatto con il Sarasota Ballet qui in Florida; mandai loro il mio materiale, ovvero foto e video e decisero di offrirmi subito un contratto come Coryphée; ora mi trovo qui in Florida, e questa è la seconda stagione con la compagnia. Sarasota è una città della Florida, ed è a sud dello stato americano, si trova sulla costa opposta rispetto a Miami. Il Sarasota Ballet è una delle maggiori compagnie americane, il cui repertorio è molto ricercato, balliamo un repertorio che non tutte le compagnie oggi riescono ad avere.
La vita di un giovane ballerino italiano che viaggia è fatta solo sacrifici o c’è altro?

Direi di sì, sacrifici bisogna farne tanti. In primis, lasciare il proprio paese, la propria famiglia e le persone care, lasciare le proprie abitudini non è semplice; io l’ho fatto all’età di 11 anni, quindi ormai ci ho fatto l’abitudine se così si può dire, anche se io non mi abituo mai alla mancanza. La vita del ballerino richiede tanti sacrifici, sin da piccolo ho dedicato gran parte del mio tempo alla danza: due mani alla sbarra, scarpette consumate, e sudore, tanto sudore. Non ho mai avuto tanto tempo libero per uscire con gli amici, divertirmi, ma quelle non sono mai state tra le mie priorità. Allo stesso tempo però, accanto ai sacrifici, la danza mi ha portato e tutt’oggi mi sta portando, in qualsiasi parte del mondo: mi offre l’opportunità di esplorare, vedere, toccare con le mie mani, posti che forse mai avrei pensato di riuscire ad arrivare. Certamente non è sempre semplice riuscire ad adattarsi a nuovi ritmi, case che non sono tue, persone nuove, ma sento di essere molto fortunato perché da ogni esperienza imparo qualcosa di nuovo, qualcosa che mi arricchisce come ballerino ma soprattutto come persona.

 

Il ballo classico per un giovane , ti mette a contatto con tanta cultura e prestigio. Ma come guardi ai tuoi coetanei che ascoltano e ballano la trap? Piacciono anche a te queste cose?

La danza classica direi che assolutamente mi mette a contatto con cultura e prestigio, per me la danza è arte e cultra. Penso sia una delle arti che ti insegna a vivere. Ti insegna il rispetto, l’educazione, il rigore e la tenacia. Io ringrazierò sempre la danza perché mi ha formato, mi ha fatto crescere e ancora oggi continua a farlo. La musica pop mi piace, mi piace eccome, ogni tanto mi scateno anche io; la mia vita non è fatta di certo fatta di sola musica classica, anzi, appena esco da quella sala mi metto subito le cuffie e un altro mondo prende vita.

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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