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Leisure - 24/10/2018

Gli Afterhours in un film alla Festa del Cinema di Roma

Il regista Giorgio Testi ha diretto il gruppo di Manuel Agnelli nel 30esimo anno della loro carriera. Presentazione e dibattito.

Trent’anni di carriera e non sentirli. Un concerto per festeggiarli. Ed un documentario per immortalarli. È questo il senso del film, di genere documentario-musicale, del regista Giorgio Testi, ‘Noi siamo gli Afterhours’. Il concerto, oggetto della pellicola, è quello che si è tenuto lo scorso 10 aprile al Forum di Assago e che, tra le altre cose, registrò il sold out dei biglietti disponibili.

‘Noi Siamo gli Afterhours’ è stato presentato a questa tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma con una conferenza stampa con il regista e tutto il gruppo al completo: Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo, Xabier Iriondo, Roberto Dell’Era, Fabio Rondanini e Stefano Pilia. L’exursus storico della band, nata negli anni ’80, è un passare tra immagini del concerto e qualche spezzone, video del passato. Il tutto accompagnato dalla voce fuori campo del leader Manuel Agnelli.

Il motivo di tale scelta lo spiega molto bene Giorgio Testi, il quale è stato motivato da una logica comprensibile: “Difatti Manuel Agnelli è l’unico vero superstite della formazione originale”. Difatti e per la precisione il gruppo musicale si è formato intorno al 1985 e Manuel Agnelli, rispetto agli altri membri giunti dopo per sostituire chi aveva lasciato, era l’unico in grado di raccontare, come unico testimone, l’evoluzione della band perché è l’ultimo membro originale rimasto.

Ma Manuel Agnelli, supportato dal regista Giorgio Testi, continua a nello specificare il progetto: “La particolarità sta nel fatto che quando cerchi di realizzare un’operazione del genere solitamente si svolgono più concerti per poi fare un riassunto. Qui invece si tratta di un’unica data”. Mentre Giorgio Testi precisa che questa idea era nata “durante il 2017 mentre la data del concerto era in preparazione”.

Ma ciò che deve essere fatto notare è che la band, nonostante la continua evoluzione, ha costruito, con i giovani, un ponte generazionale straordinario. Difatti, questa idea del documentario celebrativo è un nuovo modo per avvicinarsi anche e soprattutto ai giovani fans. Funzionerà? Si può sostenere, comunque, che la musica e la settima arte, quando si sono abbinati, i risultati non sono mai stati deludenti.

 

Testo e foto a cura di Vincenzo Pepe, corrispondente The Way Magazine da Roma



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