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Leisure - 10/06/2018

“HELP the Ocean” dalla Basilica Giulia al Foro Romano

Opera di ingegno e luce: un insieme di gabbioni Maccaferri in rete metallica con cinque milioni di tappi di plastica coloratissimi. Ricorda strutture tipiche della tecnica costruttiva dell'architettura antica romana.

Un grido di aiuto (“Help the ocean”) ma anche un appello alla consapevolezza e un invito alla speranza arriva al mondo nella Giornata mondiale degli Oceani partendo forte e chiaro dall’area della Basilica Giulia nel Foro Romano, che ospiterà fino al 29 luglio un’installazione di arte contemporanea dell’artista architetto Maria Cristina Finucci.

Maria Cristina Finucci guarda la sua installazione ai Fori Imperiali.

Perchè da un’area archeologica così importante e delicata? Il progetto, che vuole sensibilizzare turisti e romani sul tema dell’inquinamento degli oceani, nasce dall’idea che nel futuro, estinta l’umanità, un archeologo arrivato dallo spazio cerchi di interpretare queste testimonianze dell'”età della plastica”, eterne come le rovine dell’antica Roma. Infatti, spiega l’artista, da qualche anno “ho cominciato a guardare gli oggetti di plastica, disseminati su tutta la superficie terrestre e ancor più nei mari, con gli occhi di un archeologo del futuro, che probabilmente li considererà preziosi reperti”, rimanendo sconcertato perché si tratta di “materiale omogeneo e organizzato” non buttato alla rinfusa, come nelle comuni discariche. Ed in questa immagine ci sembra di leggere la seconda parte dell’appello della Finucci: la plastica è ormai parte integrante del mondo e delle nostre vite, si tratta di imparare ad usarla con criterio, rispettando l’unico mondo che per ora ci permette di vivere.

E’ stato particolarmente difficile realizzare il progetto in uno dei luoghi più simbolici e sacri dell’antica Roma, ma la Finucci ha lavorato con la delicatezza e la sensibilità di una vera artista, riuscendo ad inserire con garbo le sue intallazioni nell’ambiente classico ed austero della Basilica Giulia, la cui costruzione venne iniziata nel 54 a.c. da Giulio Cesare e che fu sede del Tribunale dei Centumviri.

L’opera è formata da un insieme di gabbioni Maccaferri in rete metallica con cinque milioni di tappi di plastica coloratissimi, e ricorda strutture tipiche della tecnica costruttiva dell’architettura antica romana, realizzata con la plastica al posto della pietra. Posti sul tetto della Basilica Giulia la costruzione forma le lettere della parola HELP, che di notte sarà visibile anche da Via dei Fori Imperiali grazie all’illuminazione fornita da ENEL X.

 

Installazioni analoghe, tipo colonne o opus incertum o opus reticulatum, con i tappi di plastica al posto del materiale edile, sono inserite nel perimetro della Basilica Giulia creando un effetto straniante che stupisce e lascia attoniti le centinaia di visitatori che ogni giorno affollano i Fori.

“La nostra speranza” sottolinea il direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “è che l’area archeologica più importante e visitata d’Italia possa coinvolgere il pubblico nazionale ed internazionale che solo un uso corretto potrà garantire la conservazione del pianeta e quindi potrà dare un futuro al nostro passato”.

 

Non è da oggi che la Finucci si dedica con passione alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema ambientale, in particolare degli oceani. L’avventura è iniziata nel 2013, con la fondazione di un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali “isole” di plastica presenti negli oceani. L’11 aprile ha simbolicamente piantato la bandiera del nuovo Stato su una sua installazione che riproduceva una di queste isole di plastica nell’edificio principale della sede dell’Unesco, presente la direttrice generale ed altre autorità. In questi anni sicuramente, osserva con amarezza la Finucci “questo anomalo ‘territorio’ si è esteso fino a diventare suo malgrado, il più vasto continente”, nonostante il Garbage patch State non abbia mire espansionistiche. “Gli articoli della sua Costituzione”, infatti “sono incentrati sulla necessità di fermare la propria involontaria crescita”.

Da allora il Gargage Patch State è stato presente a molte significative manifestazioni invitato tra gli altri Stati. Nel 2013 alla Biennale di Venezia ha avuto un suo padiglione: nel cortile dell’Università Ca’ Foscari la Finucci ha realizzato una installazione composta da migliaia coloratissimi tappi di splastica che scavalcavano il muro di cinta per tuffarsi nella laguna, come a ritornare in quello che ormai sentono come il loro elemento naturale, il mare. A Madrid, è stato ospite della Fiera internazionale dell’arte/ARCO del 2014 con un “lenzuolo” di 12 metri, appeso sopra i passanti, formato da bottiglie di plastica contenenti semi di fiori in germoglio. A settembre/ottobre del 2014 nel quartier generale delle Nazioni Unite una “lingua” di tappini di plastica dall’esterno penetrava all’interno del Palazzo di Vetro, come a portare la voce dell’ecologia in quel consesso.

Nell’aprile del 2015 è stata celebrata al MAXXI di Roma la prima festa nazionale del nuovo Stato con la distribuzione delle prime carte di identità a quanti hanno chiesto la cittadinanza.

A Lambrate, nell’ambito di Expo 2015, ospite della Fondazione Bracco, è stato rappresentato da “Vortice”, una grande tromba d’acqua alta sette metri che trascina una miriade di tappi di bottiglia, a simboleggiare anche la potenza distruttiva che la plastica porta con sé. A Venezia al Padiglione Acquae Venezia, un nuovo animale, il Bluemedsaurus, formato di plastica ripescata dal mare, striscia sulle pareti della High Level Conference Bluemed. Bluemedsaurus che da Venezia, a dicembre del 2015, strisciando subdolamente “attraverso coscienze dello spreco e le montagne di rifiuti europei”, raggiunge Parigi e si manifesta ai Capi di Stato e di Governo alla Conferenza sul clima. Nel 2016 viene realizzato il primo HELP: nell’isola di Mozia, tra i ruderi della civiltà fenicia, oltre cinque milioni di tappi racchiusi in gabbioni Maccaferri delineano la parola help. Tappi non di discarica, sottolinea l’artista, ma laboriosamente raccolti da persone sensibili al tema del riciclo.

Ci si può aspettare che un messaggio così drammatico come il rischio dell’autodistruzione dell’umanità risulti angosciante, ma non è così perchè, oltre alla denuncia, la Finucci vuole inviare un messaggio di speranza, “che tutti insieme si può invertire la rotta” e per questo la sua opera di denuncia ed educazione è rivolta soprattutto ai giovani con interventi e video per sensibilizzarli già nella prima infanzia al problema della sostenibilità.

Sono molte le energie che l’eclettica artista riesce a mobilitare per sostenere la sua causa, oltre alle autorità locali ed istituzionali: dalla Fondazione Bracco sulla base del principio “che l’unico modo di fare impresa oggi sia quello responsabile e sostenibile”, al marchio Mr&Mrs Italy ha realizzaro T-shirt con stampata la posizione delle 5 isole di plastica, ad Enel X che ha realizzato l’impianto di illuminazione.

Testo a cura di Andreina Solito.



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