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Leisure - 03/11/2017

I Blue Man Group per la prima volta in Italia

La nostra intervista ai leggendari omini blu dall'8 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano e dal 22 novembre al Teatro Politeama Rossetti di Trieste.

Uno spettacolo avvincente che ha conquistato il mondo, con colori e suoni mai portati in scena prima. Il Blue Man Group mette in scena un evento teatrale che non ha uguali: tre artisti dalla pelle blu che mescolano con ironia e arte i linguaggi di musica, teatro e poesia oltre che tecnologie d’avanguardia.

La festa blu ha già contagiato 35 milioni di persone di tutte le età con residenze stabili a New York, Boston, Chicago, Las Vegas, Orlando e Berlino. Perché tanto successo? Perché le tre entità blu sul palco ogni sera, non comunicano con le parole, ma solo attraverso gesti e musica. La rappresentazione visiva della meraviglia, dell’innocenza, grazie ai grandi occhi costantemente spalancati sul mondo. Accompagnati da una band e strumenti musicali unici, come l’ormai famoso e imponente PVC, il Drumbone, o le spettacolari Paint Drums che inondano di colore il palco e gli stessi blue men, i tre non perdono occasione per condividere e comunicare, a modo loro, con il pubblico. E la musica è stata pure nominata a un Grammy award (il gruppo ha all’attivo tre dischi pubblicati).

In Italia, con promozione speciale per gli studenti universitari e le famiglie, li si vedrà dall’8 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano e dal 22 novembre al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (qui acquisto biglietti).

Lo spettacolo è nato nel 1991 in America e ne abbiamo parlato con il Blue Man Captain Adam Erdossy, veterano del gruppo per quasi 12 anni, e il direttore musicale Nils Westermann. Adam dice: “Il colore blu è stato sempre presente dall’inizio, è universale e misterioso, è il colore magico della terra, non ci porta a pensare a una cosa sola, può ispirare le persone in vari modi, mentre gli altri colori sono molto associabili a cose specifiche”.

Lo show non è molto definibile, constatiamo con Nils: “La gente ha reagito così bene all’idea del Blue Man che a New York c’era già molta curiosità prima di andare in teatro. E questo vuol dire che quando vengono a teatro si scatenano, ballano, si possono divertire. Adesso che le persone sanno di cosa si tratta vengono a trovarci e si sono documentate in questi anni“.

Blue Man Group per la prima volta a Milano e Trieste.

Blue Man Group per la prima volta a Milano e Trieste.

Lo spettacolo vuole essere una celebrazione euforica della vita e dell’interazione tra persone, tanto che tutti nel mondo dicono che gli uomini blu combattono sempre valorosamente contro l’isolamento dell’essere umano, trasformando i teatri stessi in contenitori di gioia e luoghi di condivisione. Nella “splash zone”, ovvero l’area delle prime file di platea, gli spettatori ricevono in regalo poncho impermeabili per resistere alle esplosioni di colore provenienti dal palco e far parte di un’opera d’arte.

Novanta minuti di spettacolo dove il ritmo, la musica e il colore risultano assoluti protagonisti in un’esperienza di “performance art” che va avanti dall’autunno 1991 da quando andò in scena il primo spettacolo all’Astor Place Theatre che ha inaugurato la popolare era dell’intrattenimento Off-Broadway di New York.

“Quando abbiamo iniziato a creare spettacoli incentrati su questo innocente e curioso personaggio chiamato Blue Man – dichiara Chris Wink, uno dei fondatori del fenomeno – non avremmo mai sognato di arrivare fin qui. Siamo onorati di poter condividere il nostro spettacolo per la prima volta con il pubblico italiano”. 

Entusiasta Gianmario Longoni, consulente artistico di Show Bees, agenzia promoter dell’evento in Italia per la prima volta: “Tutti vogliono vedere BLUE MAN GROUP, esattamente come tutti vogliono vedere un concerto dei Rolling Stones, di Robbie Williams o dei Coldplay. Il fatto che questo spettacolo riesca a creare qualcosa di simile, e al contempo a rispettare l’intelligenza del suo pubblico, lo rende uno dei talenti teatrali più importanti dagli anni ’90 a oggi“.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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