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Leisure

Leisure - 12/07/2018

Korean Wunderkammer apre al Su Muk e alla nuova pittura Min-hwa

I segreti e la simbologia di animali ed elementi tramandati fin dalle origini letterarie e culturali della Corea. In mostra a Milano.

La tradizione nel contemporaneo: Korean Wunderkammer termina in bellezza alla Fondazione Matalon di Milano con due mostre sull’arte coreana contemporanea che guarda alla propria storia e a peculiari tecniche realizzative con Su Muk (inchiostro coreano) e l’ultima suggestiva panoramica sull’arte Minhwa.

Hwang Yoon Sun, Butterflies

Il festival Korean Wunderkammer sta finendo lasciando in fondo il gusto più orientale della sua arte. Location speciale in Foro Buonaparte è la Fondazione Matalon che ha spesso dedicato le sue vetrine e le sue sale per le mostre temporanee all’arte dell’estremo est, ospitando anche performance o live painting.

A The Way Magazine Michela Ongaretti, curatrice di Korean Wunderkammer, prima dell’ultima vernice, racconta le tecniche e lo spirito che ha animato questa edizione 2018 della proposta

Sung An jan, organizzatore e ideatore di Korean Wunderkammer, parla con Nello Taietti presidente della fondazione Matalon. Attorno a loro Su Muk. Foto di Sofia Obracaj per artscore.it

È terminata ieri la prima delle due mostre in Fondazione che esplora il cosiddetto Su Muk o inchiostro coreano. Ce ne parli?

Si tratta di un concetto disciplinare nuovo per cui vengono sempre utilizzati gli strumenti convenzionalmente usati in calligrafia unendo altre tecniche pittoriche come l’acquerello o la tempera acrilica. Illustrazione e pittura figurativa o astratta sono uniti in questo unico genere, raccogliendo per alcuni artisti l’aspetto tematico dell’arte tradizionale coreana, per altri unirla a tendenze figurative più contemporanee od occidentali.

Come si ottiene questo effetto nuovo?

Per raggiungere questo “superamento” nella calligrafia bisogna però conoscerla: comprendere e utilizzare tutte le tecniche di preparazione dei suoi materiali e il differenziato uso dei suoi strumenti a seconda dell’effetto espressivo. Per questo chi pratica Su Muk ha studiato per anni la calligrafia coreana, discendente da quella cinese, come la giapponese. Qualcuno ama mantenere una parte di scrittura reale mista magari a monogrammi solo decorativi, in altre opere di questa antica pratica sopravvive e si attualizza l’utilizzo del pennello e le diverse tonalità e ombreggiatura del nero, e oggi di altri colori.

Su Muk, presso la fondazione Luciana Matalon (foto di Sofia Obracaj per artscore.it)

C’è anche una parte strettamente tradizionale nelle mostre che stai curando a Milano.

Di vera tradizione si parlerà e si vedrà con la mostra sull’arte Min-hwa, ma si osserverà soprattutto il suo revival ad opera della Korean Folk Association dal 1995. Inaugura oggi 12 luglio 2018, alle 18,30 e sarà l’ultima presentazione di una serie davvero eterogenea di mostre, che spero avrà modo di crescere caratterizzandosi sempre più come un festival delle tendenze artistiche coreane. Quello che invece già esiste legato ai valori del festival è lo scambio tra Oriente ed Occidente, proprio come qui con la mostra di Korean Folk Painting Association che si sposta avanti e indietro nel tempo, per promuovere nel contemporaneo la produzione all’antica.

Da dove arriva l’arte Min-hwa?

Nasce da una tradizione che viene consapevolmente recuperata dopo che la storia ha voluto disperderla, aggiornata aggiungendo nuovi soggetti pur mantenendo uno stile, e che è manifestazione caratteristica della cultura dell’intera Corea. Con la divisione in due del paese dopo la Guerra di Corea nel 1950, nella Repubblica del sud il forte sviluppo tecnologico e l’assimilazione di stili di vita occidentali non hanno favorito la perpetuazione di quest’arte popolare, ben documentata dal diciassettesimo secolo. La sua rinascita e il suo revival iniziano negli anni Ottanta, fino alla ripresa e continuazione moderna cui gran parte del merito va all’associazione Korean Folk Painting.

Chi la adottava?

Fin dalle origini i suoi artisti erano itineranti nelle zone di culto di festival religiosi locali, e si fermavano in un luogo a seconda delle commissioni ricevute da persone comuni come da nobili. La sua pittura su carta o su tela rappresenta quasi sempre animali e figure della mitologia popolare, scene di vita quotidiana e oggetti quali simboli di felicità e benessere. Korean Folk Painting Association tutela e promuove questa pratica artistica e la sua tradizione, lavora di concerto al Ministero dell’Educazione della Corea del Sud, ed è da esso sovvenzionato per progetti espositivi e culturali.

Vediamo spesso delle tigri nell’arte Minhwa, che per l’occhio occidentale assomigliano a dei gatti, o sembrano addomesticate.

Verissimo, è stata una delle prime osservazioni che ho fatto alla vista di alcuni lavori Min-hwa. In effetti alcuni animali sono stati scelti come soggetto ricorrente perché la loro simbologia è chiara e tramandata fin dalle origini letterarie e culturali della Corea. Tutti gli artisti Min-hwa realizzavano opere richieste da un capofamiglia per essere custodite e viste da tutti gli ospiti di una casa, avevano quindi valore apotropaico e benaugurale. Continuano ad essere tra gli animali più amati la tigre e la carpa, che simboleggiano rispettivamente Potenza e Successo. Hanno funzione augurale anche uccelli o animali domestici come il gatto o il gallo, associati spesso alla  Carpa, tra le figure più amate di sempre. La Tigre invece sembra un gatto o un animale domestico perché in questo modo dimostra che nella casa che la custodisce la civiltà ha vinto sulla bestia, rendendola mansueta. Insomma persino le tigri non ti possono nuocere tra queste mura!

Lee beom-heon (Sipjangsaengdo) min-hwa

 

◼ KOREAN WUNDERKAMMER, edizione 2018 ◼

MOSTRA COLLETTIVA DI ARTE MINHWA. con KOREAN FOLK PAINTING ASSOCIATION

Dal 12 al 19 Luglio 2018

 

INAUGURAZIONE il 12 Luglio 2018 ore 18.30

Presso Fondazione Luciana Matalon

Foro Buonaparte, 67, 20121 Milano

 

Dal 13 al 19 luglio

Orari: da Martedì a Sabato 10.00 – 19.00

Domenica e Lunedì chiuso.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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