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Leisure - 21/10/2018

Le mille vite della PFM

Incontro con Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, pluripremiati artisti del progressive italiano. Che torna d'attualità.

Dall’epopea progressive alla collaborazione con De André, la storia di una band celebrata in tutto il mondo come la PFM è costellata di rivelazioni clamorose su Battisti e la musica come ragione di vita.

“Dobbiamo andare avanti ancora per altri quattro anni perché le celebrazioni si fanno con la cifra tonda” scherza, ma non troppo, Patrick Djivas, bassista della PFM, la Premiata Forneria Marconi, icona del progressive rock nonché una delle più grandi band italiane di sempre.
L’occasione dell’incontro è l’uscita dell’antologia “Tvb – The very best 1972-2018″” che racconta l’epopea del gruppo italiano di maggior successo all’estero, tuttora celebrato con premi come quello di “Miglior gruppo internazionale dell’anno” ai Progressive Music Awards 2018 .
Franz Di Cioccio E Djivas sono come fiumi in piena tra considerazioni sulla situazione della musica attuale “I talent si basano sul mettere l’uno contro l’altro, ma la musica deve essere collaborazione. Crediamo nelle jam session, nei locali dove si può suonare di sera. A questi show televisivi dove regna la finzione viene data troppa importanza” e sulla centralità della musica “i veri tatuaggi sono le emozioni che certe canzoni lasciano nell’anima.”
Un momento chiave nella carriera della PFM fu la collaborazione con De André che verrà celebrata da marzo con il tour “Pfm canta De André – Anniversary” e che vedrà il ritorno dello storico tastierista Flavio Premoli per alcune date “La cosa nacque quando Fabrizio ci venne a vedere in concerto in Sardegna grazie ad un pastore che lo accompagnò dato che lui non aveva la patente. Collaborare con De André fu l’ideale perché la sua musica era scarna, solo chitarra e voce, così per noi fu semplice costruirci sopra delle trame nuove. Fabrizio ci diede una fiducia totale, un fatto per lui inusuale, e rimase poi impressionato dal risultato ottenuto anche se durante i concerti non ci sentiva in quanto nelle sue due spie c’erano solo la sua voce e la chitarra.”
Il sodalizio con Faber è anche il pretesto per una clamorosa rivelazione su Lucio Battisti “Eravamo arrivati a buon punto per fare un paio di concerti assieme, uno a San Siro e uno a Roma, sulla falsariga di quel che avevamo fatto con De André. Era il periodo in cui Lucio viveva a Londra ed era interessato alla musica elettronica. Sarebbero potuti essere l’evento del secolo, ma poi il progetto purtroppo svanì “.
L’attenzione per la scena emergente milanese sul finire dei seventies e le collaborazioni con altri artisti viene raccontata in maniera appassionata da Di Cioccio “Uno come Alberto Fortis che osava cantare un pezzo come “A voi romani” non ci poteva che stare simpatico e così accettammo di suonare con lui, la stessa cosa accadde con un altro outsider come Ivan Cattaneo. A noi piacerebbe molto collaborare ancora con altri artisti, la musica è bella tutta, di fronte al disco di Eminem io mi tolgo il cappello ed è assurdo avere barriere di genere, ma in Italia, al contrario che negli USA, i musicisti sono più conformisti e gelosi. 
Se altri artisti ci venissero a cercare per delle collaborazioni saremmo ben contenti, ma devono esser folli come noi e darci libertà creativa…”

Testo e foto a cura di Andrea Ferrari



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