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Leisure - 17/09/2018

“Lo spavento della terra” alla Clima Gallery di Milano

Le opere in mostra sono accomunate dalle molteplici possibilità di inoltrarsi in dimensioni profonde, in cui i contorni netti delle immagini lasciano spazio a zone 'grigie', di dubbio, di introspezione e di viaggi solitari.

Con una prima serata molto partecipata, a via Stradella a Milano le gallerie Clima Gallery e Galleria Raffaella Cortese sono tornate sul mercato e nei calendari dei vernissage dopo la pausa estiva.

LO SPAVENTO DELLA TERRA è un progetto a cura di Andrea Kvas con opere di Andrea Kvas, Jonatah Manno e Isao M’onma visitabile fino al 8 novembre 2018 Clima Gallery (Via Alessandro Stradella, 5 – Milano).

Per la prima volta in Italia saranno esposti lavori dell’artista giapponese Isao M’onma. Andrea Kvas e Jonatah Manno presenteranno nuove opere realizzate per l’occasione.Il titolo della mostra riprende una frase del Re Lear di William Shakespeare nella traduzione del 1843 di Giulio Carcano: “farò cose, non so ancora quali, ma saranno lo spavento della terra”. Più che descrivere il pensiero che genera la mostra, Lo spavento della terra rimanda a quell’emozione viscerale che amplifica la percezione sensoriale di ciò che ci accade intorno in un momento di presunto pericolo, rendendoci più vigili e ricettivi.

Come spiega il curatore Andrea Kvas “continua ad essere fondamentale la questione del movimento, della creazione di oggetti che forzano il dinamismo della percezione, scardinando la contemplazione passiva. Tutto nasce da un desiderio di esplorazione, di tuffarsi nell’ignoto: il desiderio di spaventarsi.

Le opere in mostra sono accomunate dalle molteplici possibilità di inoltrarsi in dimensioni profonde, in cui i contorni netti delle immagini lasciano spazio a zone ‘grigie’, di dubbio, di introspezione e di viaggi solitari. Dallo spavento emergono dei gesti che nella loro reiterazione generano, come fossero dei mantra, infinite strade da seguire.

Jonatah Manno (1976) vive e lavora a Lecce. La ricerca di Jonatah Manno si sviluppa sullo studio dei simbolismi tradizionali dell’esoterismo e della teosofia e sull’antropologia come sistema olistico di interazione tra l’uomo e l’ambiente circostante. In questo senso l’utilizzo dei materiali nelle sue installazioni ha sempre un valore plurimo e simbolico rendendo le sue opere soggette a significati molteplici. Dopo aver vissuto per diversi anni a Berlino, Manno ritorna nella nativa Lecce. Tra le principali mostre la personale al Museo Apparente di Napoli nel 2013 e la personale del 2016 a Cripta 747 (Torino).

Isao M’onma (s.d.) vive e lavora in Giappone. Artista attivo da oltre quarant’anni, Isao M’onma non parla molto del suo lavoro, ma sembra che una parte molto importante di esso si basi sulla perdita del controllo intellettuale. Come spiega lui stesso, un giorno, seduto per disegnare il suo solito soggetto, una natura morta, sentì un’entità prendere la sua mano mentre cadeva in uno stato ipnagogico. Da quel momento tutta la sua produzione si sviluppa in quello stato di alterazione. I suoi lavori sono stati esposti per la prima volta nel 2012 presso la Galleria Cavin-Morris di New York, nel 2016 al Mori Art Museum di Tokyo e nel 2018 alla Collection de l’Art Brut di Losanna.

Andrea Kvas (1986) vive e lavora a Milano. Il lavoro di Andrea Kvas fonde un approccio giocoso e istintivo alla pittura con un’analisi e riconsiderazione dei codici che contraddistinguono questa disciplina. La sua ricerca pittorica richiede diversi schemi di fruizione che l’hanno portato a trovare diverse intersezioni con pratiche scultoree, relazionali e curatoriali. Nel 2014 cura la prima mostra collettiva “parassita” Dopapine a San Giovanni Valdarno. Tra le principali mostre le personali al Museo Marino Marini di Firenze (2012) e alla Galleria Ermes-Ermes di Vienna (2015).



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