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Leisure - 17/04/2019

Manolo Valdés a Locarno: pittura e scultura che “rompe” col passato

Fino al 6 ottobre 2019 al Museo Casa Rusca in Svizzera, le opere dell'artista dirompente. Ritratto per noi da Gianni Foraboschi.

Al Museo Casa Rusca, Locarno, con la curatela di Rudy Chiappini, si è inaugurata la nuova stagione espositiva accogliendo l’acclamato artista spagnolo Manolo Valdés (Valencia, 1942).

Con più di 300 esposizioni all’attivo, 70 opere presenti nelle collezioni dei musei più prestigiosi del mondo, conosciuto dal grande pubblico per le sue mostre al Guggenheim di Bilbao, al Centre Pompidou di Parigi e al Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, Manolo Valdés giunge a Locarno occupando quegli spazi che hanno visto in questi anni succedersi altrettanti artisti e architetti di fama internazionale quali Valerio Adami, Fernando Botero, Hans Erni, Mimmo Rotella, JavierMarín, Robert Indiana, Mario Botta e Sandro Chia.

La mostra, la prima in Svizzera, riunisce oltre 50 tra i lavori più significativi della lunga carriera e dell’universo creativo del grande maestro. Le suggestive sale e la corte di Casa Rusca sono animate dai dipinti e dalle sculture di eleganti figure di dame, di teste maestose dai lineamenti femminili e di statue equestri di nobildonne e cavalieri. La selezione di opere, realizzate dalla metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri, offre una panoramica sulle diverse tecniche e le multiformi sperimentazioni di questo eclettico e poliedrico artista.

Manolo Valdés suscita l’interesse della critica sin dal 1964 come esponente e co-fondatore, con Rafael Solbes e Juan Antonio Toledo, del movimento Equipo Crónica: un team pioneristico di Pop Art spagnola conosciuto soprattutto per le opere di protesta contro il regime franchista.

I lavori del collettivo hanno poco da spartire con quelli che oggi contraddistinguono Manolo Valdés; l’unico rimando è l’insistente presenza della rappresentazione di alcune figure miliari dell’arte spagnola tra cui l’Infanta Margarita, Filippo IV e il popolo di Guernica, indagati dall’artista da un punto di vista puramente formale.

In questi scatti esclusivi ad opera di Gianni Foraboschi, il maestro Manolo Valdés è in posa per The Way Magazine all’anteprima della sua mostra a Locarno, Svizzera. Aprile 2019.

Negli anni Ottanta, sciolto il sodalizio, Valdés inizia a lavorare da solo, affrancando il proprio operato da connotazioni politico-sociali. La sua meticolosa ricerca sfocia in rielaborazioni di dettagli dei dipinti d ipittori antichi e moderni quali El Greco, Velázquez, Rubens, Ribera, Zurbarán, Rembrandt, Goya, Manet, Matisse, Pollock, Picasso e Lichtenstein.

Un percorso artistico quello di Valdés, iniziato con la pittura e proseguito con la scultura, in una reinterpretazione dei grandi maestri dell’arte. Velázquez, Rembrandt e Matisse, in particolare, sono il punto di partenza per le sue creazioni sia pittoriche che scultoree.

“La mia sfida – spiega – è reinterpretare il patrimonio artistico del passato, da Velázquez a Matisse, dando origine a qualcosa di nuovo e differente. Mi ha sempre affascinato la storia dell’arte, così come qualsiasi traccia lasciata dall’uomo anche solo con un disegno, vedi le incisioni rupestri della preistoria. Linguaggi che cerco di rielaborare fondendo passato e presente. Stesso discorso per i nudi femminili e altre opere provenienti dal cubismo”.

A dimostrazione della volontà dell’artista di creare un legame tra passato, presente e futuro dell’arte, egli reinventai capolavori della storia dell’arte per riproporli in formati, materiali e tecniche diverse restituendoli allo spettatore in un linguaggio espressivo nuovo e originale.

In mostra, alcune stupende sculture della ricorrente e stilizzata Reina Marianain cui è enfatizzata la regalità tipica di una delle icone della pittura spagnola; le statue equestri in alluminio, legno e resina Caballero (2017) e Dama a caballo (2017) che guardano alla storia della scultura equestre iniziata da Donatello nel Rinascimento; i volti di donna ora in legno verniciato con pittura epossidica blu (BlueHead, 2016) ora in bronzo, alluminio, ottone o Mariposas (2015); i dipinti su larga scala Dorothy sobre fondo gris (2010) e Retrato con rostro amarillo y azul (1999) nei quali si osservano dei volti femminili stratificati: le tele grezzeassumono tridimensionalità e diventano materiche.

Nella variegata produzione artistica di Valdés non potevano mancarele sculturedi dimensioni imponenti come Máscara (2007) e Daphne (2008), quest’ultima dotata di un elaborato copricapo intricato e lucente.

 

Il messaggio visivo che scaturisce oggi dalla sua inesauribile ricerca scultorea e pittorica è una celebrazione dei soggetti “classici” e, insieme, una rottura con gli archetipi del passato, tale da elevare la proposta estetica di Valdés come una delle più originali e brillanti del panorama artistico internazionale contemporaneo .La mostra è accompagnata da un catalogo corredato da immagini a colori delle opere esposte, unitamente a contributi critici.

Fotoservizio per The Way Magazine a Manolo Valdés a cura di Gianni Foraboschi.



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