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Leisure - 01/12/2018

Marco Ligabue: “Il pubblico è la mia tisana di vita”

Correggio, 1970, casa Ligabue. Avete sicuramente già indovinato, sono i dettagli di nascita dell’artista di cui vi stiamo per parlare, il fratello del Luciano nazionale (dopo Pavarotti, s’intende), quel Marco Ligabue che dal 2013 ha intrapreso una fortunata carriera solista.

Marco è una persona solare e positiva, per nulla messa in ombra dal culto che avvolge il divino fratello, adorato da sterminate legioni di fans. Da venerdì 19 ottobre è disponibile in digital download, sulle piattaforme streaming e in rotazione radiofonica “QUANTE VITE HAI”, il suo nuovo singolo prodotto da Corrado Rustici.

L’artista, un tempo leader della band RIO,  ha da poco concluso un tour estivo in 50 piazze italiane, per festeggiare l’ennesimo anno ricco di soddisfazioni ed è arrivato al suo capitolo romantico: “Quante vite hai”  è una richiesta di condividere con la persona amata tutte le vite future. Prenotarsi per tutte le vite future è una grande dichiarazione d’amore, è condividere un percorso dove si conosce il punto di partenza ma non il punto di arrivo. Marco Ligabue ha deciso di girare il videoclip che accompagna il brano, diretto dall’esordiente Nicola Torrisi, scelto per la tecnica di ripresa all’avanguardia che usa, in una delle città più spettacolari d’Italia: la bellissima Matera. Con la magia unica dei suoi Sassi è tra le più antiche città del mondo, dal 1993 dichiarata dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, sarà Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Il cantautore è legato a tanti progetti sociali: un pozzo in Africa, un video in lingua Lis e un percorso di legalità in 200 scuole. Da anni è testimonial AVIS e City Angels. Marco è anche terzino sinistro della Nazionale Italiana Cantanti, e dal 1990 è strettissimo collaboratore del fratello Luciano. Nella vita privata Marco è l’orgoglioso papà di Viola.

Sei l’eroe dei live. Come ti senti in questa dimensione?

Ci ho puntato tantissimo perché in 6 anni ho macinato 400 concerti. All’inizio devo dire, ho suonato un po’ ovunque. Poi quest’’anno un’agenzia mi ha proposto di fare un concerto uguale in tutte le piazze, una produzione fissa e regolare e sono contento di quello che ho raccolto. Con i Rio ero autore e chitarrista, basta che suonavo bene, in un angolo, e tutto era ok. Ma avere il microfono davanti è un altro sport. A parte cantare, hai in mano la scaletta e ci sono tanti aspetti che devono essere tutti decisi e valutati al momento. Non ho una scaletta fissa, in base a come reagisce il pubblico decido pezzo per pezzo.

Come è cambiato, se è cambiato il tuo pubblico?

Una diversità l’ho riscontrata ultimamente. Con i Rio c’erano giovani tra i 20 e i 30 anni ma io da solo attraggo una audience più eterogenea. Ci sono sempre i ragazzi e arrivo fino alle signore di 60 anni. A me il contesto piazza piace un sacco, perché è una sfida, mi piace incuriosire chi viene per buttare un occhio e tenere banco con chi invece ha delle aspettative da sotto al palco.

Hai cambiato anche il modo di scrittura?

Sui testi devo dire, i riscontri sono sempre migliorati, almeno se mi baso sui messaggi che mi arrivano dal web. E non ho mai avuto riscontro più bello di quello ricevuto per Quante Vite Hai, addirittura alcune persone mi scrivono con singole frasi del testo. Le riprendono e se le scrivono per mostrarvi. Ora credo di aver preso piena consapevolezza dell’essere cantautore.

Quando hai scritto la canzone?

L’ho scrtita quest’anno, dopo l’uscita di “Che bella parentesi” a giugno, volevo ci fosse una dedica all’amore, è il sentimento più bello che abbiamo. Banalizzarlo è facile, bisogna restituire l’emotività che ha. Sono partito dal concetto di “prenotarmi per tutte le vite dell’altra” e da lì è nato tutto.

Hai capito in questi anni che ci vuole per scrivere canzoni di successo?

Non so se c’è una ricetta, sarebbe perfetto! L’identificazione penso che sia molto importante, le strade sono diverse per arrivare al pubblico. Quando è uscita “Certe Notti” di Luciano, per sei mesi io ho vissuto con persone che vivevano quella canzone, me la raccontavano, è lì che ho capito che si sarebbe trasformato in uno dei più grandi successi italiani. Ci sono poi i tormentoni che fanno breccia, anche perché hanno un ritornello facile e cantabile.

Cosa ti auguri per te?

Dal punto di visto delle canzoni spero di avere una canzone di successo che tutti conosceranno e per cui tutti mi identificheranno. E quella può arrivare al momento giusto, quando stimoli una fantasia dell’ascoltatore. Sarebbe bello fare un concerto dove la gente possa dire: ah, ecco quello che ha scritto quella canzone. L’altro sogno riguarda il live, abbiamo tanti posti magnifici in Italia. Ma sogno n giorno di conquistare l’Arena di Verona. Ci ho visto tanti concerti magici, Pearl Jam e Lenny Kravitz su tutti. Un posto storico sotto ogni aspetto.

Beh, una location storica già l’hai toccata. Matera, per il tuo ultimo video.

Matera, vero… quando mi sono messo a pensare il video ho escluso da subito di girare una storiella d’amore, che è poi la prima cosa che ti suggeriscono. Un qualcosa un pò di eterno mi serviva e con Matera dove ho anche suonato tempo fa, credo di aver centrato. Ha quei paesaggi con un senso del passato. Per realizzare il video ci siamo dovuti arrampicare su dei posti difficiili da arrivare, siamo anche sui calanchi, abbiamo passeggiato su una sorta di ponte di acquedotto. Durante le riprese c’era molto interesse e molto calore anche da parte delle persone del luogo.

Il fatto di uscire con singoli è una novità per te?

Si sta tornando indietro, dando più importanza ai singoli brani che escono e vanno in classifica. Ovviamente quando ho iniziato da solista volevo avere un repertorio e ho sfornato tre dischi in questi ultimi anni. Mi sono costruito un’identità e oggi mi piace valorizzare la singola canzone.

Una curiosità: cosa ti scrivono i tanti follower che hai sui social media?

C’è di tutto. Come richieste, mi arrivano le cose più disparate su Luciano, pregano per avere un video di matrimonio, gli auguri per la laurea, i saluti per le figlie, ma ovviamente Luciano non può esaudire tutti questi desideri perché sono tanti. Poi mi arrivano parole di apprezzamento, sono invaso da messaggi post concerto. La mattina dopo accendo i prodili e mi trovo la mia tisana di vita che mi dà entusiasmo. Perché sai, non è scontato avere sempre il vento in poppa. A volte ti chiedi se è la strada giusta, se quello che hai in mente arriva. Posso cercare di migliorarmi a essere più bravo ma poi lo scopri dal confronto col pubblico se quello che fai funziona o meno.

Oltre a essere “social”, fai anche molta attività sociale. A cosa tieni di più?

La prima cosa di rilievo è stata la divulgazione di un brano con la lingua LIS. Da lì sono diventato testimonial AVIS e City Angels, ho scritto una canzone per un giornalista siciliano, “Il Silenzio è dolo”  sulle verità scomode. Arrivano spesso le richieste di partecipazioni a campagne di sensibilizzazione, credo di essere un caso particolare di convergenza tra musica e battaglie. Sostengo chi va nelle scuole per raccontare effetto delle droghe, per esempio. Sai, promuovere i sentimenti positivi è difficile perché storicamente fa più rumore un alberto che cade che una fortesta che cresce. Ma se fai cose belle e hai credibilità, trovi riscontro sicuro ed è incoraggiante.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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