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Leisure - 14/12/2018

Marco Rotelli: “Quando non c’erano soluzioni, è arrivata la musica”

Il successo radiofonico, poi lo stop. Ripensamenti, fin quando è arrivata "Dinosauro", la canzone scritta da Mogol e dal figlio Francesco.

Sentire cantare a 26 anni Marco Rotelli i versi “Sono ancora vivo, malgrado l’incidente”, è di un certo effetto. Si può essere dei sopravvissuti, nel senso traslato del termine, anche per chi è nato nel 1992, che manco a farlo apposta, è un anno davvero cruciale per la storia d’Italia.

Ma qui vogliamo raccontarvi la storia di Marco, giovane cantautore lombardo, nei negozi digitali con il pezzo “DINOSAURO”,  scritto dal grande Mogol e dal figlio Francesco Rapetti.  

«Dinosauro” – sottolinea l’artista – è un inno alla vita, al coraggio di credere in se stessi e nelle sorprese che a volte non mollando mai possono capitare. Mogol e il figlio Francesco hanno scritto questo brano per poi metterlo in un cassetto. Francesco me l’ha fatto ascoltare non molto tempo fa e sono rimasto stupito, sembrava che Mogol, 10 anni prima, avesse scritto quelle parole pensando proprio a me, descrivendo delle parti precise del mio carattere e raccontando il mio stato d’animo. Cantare una canzone inedita scritta da Mogol credo sia il sogno di tutti i cantanti in Italia, un po’ come salire sul palco di Sanremo. Sono quei sogni che hai fin da piccolo. Sarò per sempre grato a Mogol e a Francesco per l’opportunità che mi hanno dato e che mi stanno dando, so che non è cosa ordinaria».

A questo proposito Mogol ha dichiarato: «Marco Rotelli è un giovane cantante che è riuscito a interpretare “Dinosauro” con il giusto feeling».

Rotelli, diplomato nel 2011 in tromba al conservatorio G. Verdi di Milano, ha iniziato dapprima a scrivere al pianoforte, poi si è avvicinato al canto. Capisce che quella è la sua vera dimensione artistica e scrive il suo primo brano in pochi giorni. Nel 2012, con un consistente numero di canzoni finite, contatta il produttore  artistico Marco Sfratato (Modà) per sottoporgli il materiale.

Nel 2014 Sfratato presenta il progetto a New Music International, che mette sotto contratto Marco, producendo il primo singolo “Il mio domani” nel 2014, “Parlami cercami” feat. Stef Burns, “Vivi”, “Fermeremo il tempo” con Deborah Iurato, “Mille volte me”, che anticipano il disco “Il mio domani”, uscito il 17 gennaio 2016 e presentato con un concerto all’auditorium di Radio Italia.

A giugno 2017 s’interrompe la collaborazione con New Music International e Marco, libero da vincoli, sperimenta nuove strade e nuovi generi musicali.
Si avvicina al rock e incontra, tramite amicizie comuni, il produttore Larsen Premoli, con il quale l’intesa è immediata.

Marco Rotelli durante l’intervista con The Way Magazine, Milano – dicembre 2018.

I due iniziano a lavorare insieme su altre sonorità, arricchendo le melodie di Marco con elementi rock più aggressivi.
 Sotto la guida di Larsen, Marco abbandona l’uso di synth e strumenti “finti”. Solo voce, chitarre, basso, batteria, pianoforte e violini approdano a “La musica è finita”, pubblicato il 17 novembre 2017.
 Successivamente, grazie a un viaggio in Spagna, Marco conosce il cantante spagnolo David Neria.

Con lui inizia una nuova e importante collaborazione che li porta a pubblicare il 1 marzo del 2018 un nuovo singolo in duetto dal titolo “El Amor Que No Se Vive” attualmente in promozione nel mercato spagnolo e Sud Americano. Dal 19 ottobre è in radio il brano “Dinosauro”, scritto dal grande Mogol e dal figlio Francesco Rapetti.

Quando è arrivata questa canzone, Marco?

Quando non vedevo soluzioni, nel 2016 avevao 24 anni, un giorno ero a casa di Francesco Rapetti, figlio di Mogol, stavo quasi pensando di mollare…

E quindi?

Succede che ci conosciamo da 7 anni e non avevo mai chiesto niente dal punto di vista musicale. Ero andato a casa sua per passare un pomeriggio assieme, senza alcun intento e gli ho raccontato uno stato d’animo. E lui mi fa: sai che qualche anno fa ho scritto con mio padre un qualcosa che si avvicina a quello che mi stai raccontando… mi ha fatto ascoltare Dinosauro e me ne sono innamorato.

Da lì è ricominciato tutto per te?

Gli ho chiesto di provinarla, toccavo il cielo con un dito, solo per il fatto che ci fosse la firma Mogol legata al mio nome. Sono andato in studio e sono tornato da Francesco e gliel’ho fatta sentire con l’arrangiamento fatto da Mario Natale. Ed è successo che Mogol sia stato piacevolmente sorpreso dalla mia interpretazione e quindi l’abbiamo pubblicata.

Che cantante sei oggi?

Dallo stile rinnovato, è un sound moderno e un arrangiamento tradizionale quello che porto avanti ed è stato questo mix a farmi tornare alla musica. Dinosauro è una persona che non si sente figlia di questo tempo, mi sono rivisto totalmente.

In cosa sei fuori tempo?

In modo particolare per come si fa e si pensa la musica, io sono un amante degli anni 60 e 70 quando c’era la discografia, c’era l’intenzione di costruire una carriera, ora è tutto usa e getta. Si è abbassato il livello culturale, con l’avvento dei social media che anche io uso, chiaramente, ma ch ritengano abbiano allargato pericolosamente la forchetta di proposte.

Cosa non ti piace di questa situazione?

Non c’è filtro. I social media hanno dato la possibilità a tutti di pubblicare arte, parole, creatività…che molte volte sarebbe meglio tenere per se stessi. Io uso i profili social ma non mi faccio usare, pubblico le mie news, anche qualcosa della mia routine quotidiana ma non sono un maniaco.

Cosa ti ha portato fino a qui?

Ho incominciato a fare musica a 7 anni, vivevo a Parabiago, i miei punti di riferimento sono sempre stati gli idoli pop italiani. Amavo particolarmente  Gigi D’Alessio, in 15 anni sono successe tante cose con lui, tanto che ora siamo diventati amici.

Ti ha stregato quando aveva già iniziato a cantare in italiano?

Non so perché mi aveva catturato questa canzone, “Como suena el corazón”, ricordo che una sera stavo guardando Domenica In con Mara Venier e c’era questo signore che cantava e da lì ho comprato i dischi. Credo che la passione per un artista non si possa spiegare. Da allora non mi ha mai deluso.

Ora fate lo stesso mestiere…

Siamo diventati amici ho scoperto una persona umile e disponibile. Pensa che quando è uscito Dinosauro mi ha fatto una sorpresa, mi ha fatto in bocca al lupo video e me l’ha mandato. Per me sarebbe un sogno fare una collaborazione.

Tu sei anche autore dei tuoi pezzi. Su cosa stai orientando il tuo ritorno sulla scena dopo “Dinosauro”?

Tutto ciò che è uscito prima l’ho scritto in collaborazione, ma scrivo io la mia musica e ora tutte le canzoni nuove che sto registrando sono mie. Ho vissuto un periodo difficile con la scrittura, uscivano canzoni trap, cose nuove e non riuscivo a individuare una strada. Ora ho ripreso alla grande e sono contento. Prevalentemente parlo della mia vita e dell’amore perché è la cosa che mi viene spontanea, non scrivo un pezzo pensando a un tema specifico, scrivo e quello che esce e a volte del tema me ne accorgo dopo.

Anche le canzoni si trasformano, vero?

Una delle ultime canzoni è nata come testod’amore e quando l’ho conclusa ho capito che si riferiva ai miei momenti di scuola, alle sensazioni giovanili. Ma non parto mai a scrivere qualcosa in funzione di qualcosa. Non riesco a creare a tavolino.

Marco Rotelli con Mogol. La sua “Dinosauro” è stata scritta qualche anno fa e ritirata dal cassetto per lui.

Che tipo di pubblico hai?

Sono persone a cui piace la musica fatta con il cuore e non costruita, sono persone a cui piace emozionarsi, so che mi seguono, mi commentano e quando mi incontrano ai concerti mi incoraggiano.

Sei molto attento al look. Che riferimenti hai?

C’è un brand che mi ha seguito per i video di “Dinosauro” e si chiama Le Tonerre, con vestiti in cui mi trovo a mio agio. Ovviamente seguo la moda e tutto ciò che è acceso lo compro.

Infatti a questa intervista ti sei presentato con questo golf con paillettes, molto retro!

Vorrei essere come l’attore e musicista famoso in America, Liberace. Mi piaceva il suo stile di abbigliamento eccessivo, vorrei andare il suo museo, in verità. Mi affascina il suo modo di essere, il suo modo di fare spettacolo e la sua vita che è stata turbolenta. Ma secondo me è un’esistenza di grande artista. Il kitsch mi affascina, credo che sia un’identificazione molto naturale. Sono riflessivo ma poi appariscente, basta essere credibile nelle due cose e possono essere di accompagnamento. Tra l’altro, penso a Liberace perché quando faccio concerti suono il pianoforte.

 

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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