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Leisure

Leisure - 27/04/2017

Perché lo Studio 54 è ancora un tempio, a 40 anni dall’apertura

La disco music, i dj e le starlette. Il club della New York anni 70 celebrato in tutto il mondo questa settimana. Ecco cosa resta di quella stagione.

La compilation del 1979 A Night At Studio 54.

La compilation del 1979 A Night At Studio 54.

Al numero 254 della West 54th Street, oggi c’è una sala prove per la compagnia teatrale Roundabout. Lo Studio 54 non ha lasciato tracce visibili nella frenetica vita notturna di Manhattan. E poi, sono passati 40 anni esatti, da quella prima notte di inaugurazione di un club che ha fatto storia nel mondo.

Il 2017 è un anno celebrativo per il tempio della disco music che da New York dettava legge in tutto il globo in un’epoca in cui le tv musicali non erano ancora nate e la diffusione sui social media non era nemmeno immaginabile. Eppure, in ogni angolo del pianeta terra civilizzato, a fine anni 70 un adolescente sperava un giorno di metterci piede. E ancora oggi, nelle province più sperdute c’è sempre una discoteca o una one night che si ispira a quello che avveniva nel tempio disco di New York.

Prima di tutto perché è lì che è nato il concetto moderno di club lifestyle. Esserci era uno status, sognarlo era un dovere. Accoglieva tutti lo Studio 54: Andy Warhol con i suoi protégée a caccia di fama, Madonna con i suoi ballerini a caccia di contratto. Bianca Jagger diede il via alle danze seriamente, due settimane dopo l’inaugurazione, con la celebre entrata sul cavallo bianco.

E poi politici, attori, starlette di vario genere. Pure la nostra Loredana Bertè fu portata allo Studio 54 ed Elio Fiorucci era uno dei “regulars”. Anzi, la sua boutique newyorkese era di giorno quello che lo Studio era di notte.

La locandina del film uscito nel 1998: critiche pesanti.

La locandina del film uscito nel 1998: critiche pesanti.

La festa finì con una notte dedicata a Gomorra (non nell’accezione che ne abbiamo oggi noi in Italia) nel febbraio 1980. I proprietari furono imprigionati per mancati pagamenti. Il club riaprì a settembre 1981 ma la musica era cambiata. Da un mese era nata Mtv proprio in città e la location divenne meta dei nuovi new wavers britannici. Tra cui Wham!, Duran Duran, Culture Club, Spandau Ballet. È come se la fama del posto avesse venduto una parte del sogno americano alle aspiranti star estere.

Oggi che si celebra il mito, Nicky Siano, il primo dj resident dello Studio 54, diventa di nuovo il dj più famoso del mondo. Le sue memorie sono ovunque sul web. Parla di come una volta cacciò Diana Ross dal dj booth perché era troppo affollato. Sbuffava quando Michael Jackson voleva mettere Off The Wall per farne una performance estemporanea. E chissà quanto altro ancora custodisce la sua memoria: Donald Trump che nel 1977 arriva troppo presto il giorno dell’apertura e Frank Sinatra rimandato indietro alla porta non devono essere scene che si dimenticano facilmente. Dimenticabile è invece 54, il film del 1998 scritto e diretto da Mark Christopher con Salma Hayek che recita la parte dell’aspirante cantante Anita Randazzo.

Oggi che ha chiuso anche la replica plasticosa a Las Vegas (Studio 54 at MGM Grand) non resta che affidarsi ai ricordi di chi c’era per rivivere quell’irripetibile stagione, fatta soprattutto di creativi che hanno lasciato un segno. Tutti nello stesso posto allo stesso tempo.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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