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Leisure - 15/07/2019

Roberto Zampaglione: “La mia musica per i giovani di tutte le età”

Fiero di essere pop, l'artista milanese non ha ancora pubblicato canzoni scritte di suo pugno. "Al momento esprimo la positività della spensieratezza".

Roberto Zampaglione canta e scrive da quando era ragazzino. Ora che da trentenne approccia alla musica pop con la maturità di chi si vuol divertire e comunicare positività, ma non ancora nostalgia, è nel momento migliore per raccontarsi. Cresciuto a Milano, ma con nel dna una parte di ascendenza artistica con quella famiglia Zampaglione (con cui però dice di non avere rapporti), in questa estate 2019 si sta facendo strada con un pezzo, Fammi fare l’amore che ha un featuring di Lady Tabata e un remix di Valerio M. Insomma, pensava di fare il cantautore pop, e all’improvviso per Roberto si sono aperte le porte delle discoteche. L’associazione con Lady Tabata è pertinente: Roberto canta positività con la regina della notte, imprenditrice, ex ,modella, bandiera delle notti sane e senza droga.

Che musica stai facendo in questo momento? Sentimentale o più fisica?

Sono passato da un’esperienza in band con Xnotika a un progetto col mio nome. Sono entrambe le cose, direi, mi rappresentano. Le canzoni al momento le ideo io, ma le faccio scrivere da chi lo sa fare. Scrivo anche io, in precedenza ho scritto molto di più perché volevo cimentarmi, ora sono prudente. Ho avuto la fortuna di lavorare con Luca Sala che ha vinto Sanremo con Emma Marrone e ha collaborato con Tiromancino, Carmen Consoli e Ivana Spagna.

Che brano è “Fammi fare l’amore”?

Per me doveva avere un sound estivo con qualità di evergreen. E infatti è un tema e un testo di spessore perché il titolo è un programma e racconta di un inno alla libertà e un invito a disconnettere il cervello dai social e godersi le cose più istintive e basilari. Io la vedo come la canzone che rifiuta la macchina e accoglie più il lato umano. E anche una canzone sull’amore e il sesso la fisicità e l’affetto, è un tema trasversale, investe i giovani di tutte le età. Ma parla in fondo di umanità.

Che idea ti sei fatto del mondo della scrittura?

Adesso sono in contatto con autori grossi, mi piace il loro mondo che non viene enfatizzato abbastanza nell’ambito della musica. L’idea puoi averla ma poi stenderla e darle il vestito giusto è un’altra cosa. Prendi questo singolo “Fammi fare l’amore”, non avrei mai immaginato potesse andar bene nelle discoteche. Detto questo, ho 34 anni e ho frequentato le discoteche assiduamente, poi me ne sono distaccato e ora ci sto tornando. Tutto grazie a una canzone.

Come avviene la stesura di un tuo pezzo?

Io ci metto voce e faccia e me li faccio scrivere addosso i pezzi. Sono io che propongo il contenuto, poi il sound e gli arrangiamenti arrivano dopo il mio input.

Senza remore, dicci del tuo cognome così sgomberiamo il campo da dubbi.

Il cognome è una bella responsabilità, ho un legame diretto con Fortunato Zampaglione che è un primo cugino di papà, ma non abbiamo rapporti. A volte può essere un ostacolo, vengo da una gavetta lunga, ho fatto serate ovunque dal più piccolo club alla situazione di piazza. Eppure qualcuno leggendo il mio nome ha dei sussulti.

Cosa ti piace di questa vita da artista emergente?

Vivo poco la casa, voglio uscire, parlare e uscire soprattutto di notte, mi affascina. Mi piace il buio e quello che puoi immaginare quando non c’è la luce, le persone sono diverse la notte, sono più libere. Di giorno ci si costruisce dei personaggi.

Le persone ti fanno complimenti?

Mi è capitato di leggere spesso è “ho avuto una brutta giornata e ho ascoltato il tuo pezzo e per cinque minuti mi disconnetto dai problemi. Questo è il complimento che mi rallegra. Il pezzo si sta facendo largo nelle radio indipendenti. I programmatori mi dicono per fortuna non è il pezzo reggaeton, uguale a tutti gli altri. Lo definiscono un pezzo estivo che si dissocia dal filone che è imperante.

Il brano precedente uscito a inizio anno è molto diverso.

“Che mi separa da te” è stato scritto da Leonardo Laviana che è il cantante de La Stanza di Greta che ha vinto il Premio Tenco, ed è stato bellissimo per me avere questa collaborazione. Quel premio si fa all’Ariston e in qualche modo l’autore successivo, Sala, proprio da lì ha avuto fortuna. Insomma, Sanremo ritorna tra i miei collaboratori. Quel pezzo ha una tematica più intimista e il testo è più autorale, la musica è particolare perché mi sono affidato a questi musicisti atipici che usano strumenti con bidoni, pezzi di riciclo, pianoforti scordati, synth anni 70. L’ho voluto pop ma sempre con una matrice di nicchia.

Cos’è per te la musica?

Sono un dipendente dalla musica, da quando mi alzo al mattino ho la musica in testa, in verità anche adesso che ti sto parlando. Mi piacciono generi diversi, deve esserci sempre una qualità di fondo, mai fossilizzarsi in un genere. Mi piace mischiare, del resto qualcosa mi è rimasto della mia esperienza in radio.

Hai lavorato alla regia in tanti programmi in radio private, infatti. Che palestra è stata?

L’esperienza in radio mi è servita per mettermi in contatto con gli autori, li ho intervistati tutti e da speaker ho avuto modo di sentire tanta musica che non conoscevo, soprattutto emergente, che è difficile conoscere se non sei fan o amico di chi la fa. Facendo lavori nelle piccole radio sei esposto a tanta musica buona e nuova che c’è in Italia al di là mainstream.

Chi reputi i tuoi punti di riferimento artistici?

Tra gli artisti conosciuti mi piacciono i cantautori, Battiato, De Gregori, De Andrè il cantautorato italiano è la cosa più bella che abbiamo. Penso alle melodie di Pino Daniele, Lucio Dalla nessun altro ce l’ha questo mondo, perché è fatto di contenuti e sperimentazione.

E oggi cosa ascolti?

Ascolto molta musica rock vintage, Stone, Led Zeppelin, Doors in assoluto sono quelli che sento di più, Frank Zappa. Alle medie c’era chi ascoltava Backstreet Boys e Spice Girls e io ascoltavo Frank Zappa che ho scoperto in radio. All’epoca non c’era molto internet, quindi se ero fortunato a sentire qualcosa di qualitativamente degno era in radio. E poi mi sono innamorato del soul e di Aretha Franklyn, Whitney Houston, Celine Dion, Amy Winehouse.

Stai preparando un album, come sarà?

Non voglio che venga identificato in un genere. Penso a un disco con 12 tracce tutte differenti con un filo conduttore, tematico, in italiano. Temi che mi riguardano e che saranno in linea con quello che penso. Il fattore umano, l’umanità tra le persone che si sta perdendo, nel bene o nel male.  Non mi piace il distacco tra le persone che c’è oggi. Spesso ci rinchiudiamo con delle barriere sia fisiche che emotive.

Cosa ti ha sorpreso dello showbiz e cosa non ti aspettavi?

Faccio musica da quando avevo 15 anni. Quello che mi ha sorpreso è quante persone stanno dietro a un artista, perché ho sempre fatto musica da solo e non ne sapevo molto. Non avevo mai visto la macchina che c’è dietro ed è molto complessa. Un’importanza fondamentale rivestono gli uffici stampa, le promo radio. Ai miei occhi la discografia sembrava un’entità più lineare e immediata. Invece tante realtà ruotano intorno alla promozione: piazzare un’ospitata e una serata pensavo fosse più semplice. La mia fortuna grande è che ho attorno a me belle persone, un team umano fa la differenza.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

A me piace la sperimentazione, la mia carriera la vedo in un continuo cambiamento e una continua ricerca di suoni nuovi ma non necessariamente attuali. La vedo come un evolversi e ricca di sperimentazione come faceva Franco Battiato negli anni 80. Se ascoltiamo quei dischi ora, per alcuni tratti sembrano ancora futuristici.

L’eterna diatriba: darsi in pasto al mercato o no?

Secondo me piegarsi al mercato non favorisce. A seguire quello che vuole il mercato otterrai un risultato immediato ma non duraturo, al contrario se segui il tuo io artistico è sempre un successo. Il pubblico percepisce quando perdi te stesso. Credo sia più duratura una carriera di un artista che si confronta con il mercato senza mai snaturarsi.

Se dovessi fare un featuring come lo sceglieresti?

Sicuramente con un personaggio di altra natura da me. Perché voglio imparare, sia da chi è affermato, con personalità diversa e capire le ragioni del successo, sia dalle storie personali di chi è alla ricerca della ribalta. Il momento della ricerca di affermazione è sempre interessante. L’ambiente musicale è ricco di belle persone. E poi sono davvero sorprendenti, devo essere sincero.

Cosa ti aspetta in questo 2019?

Un altro singolo dopo l’estate. In questo momento sto facendo con Lady Tabata un giro nelle discoteche che è un’esperienza nuova. Il remix “Fammi fare l’amore” a cura di Valerio M è stata una sorpresa perché quando avevo registrato la demo, lei si è interessata e mi ha chiesto se volevamo fare qualcosa assieme. Promuovere il sano divertimento senza sballarsi è un privilegio. Il pezzo viaggia con questa impostazione. Oggi c’è questo paradosso tra i giovani: sono tutti attenti al bio ma manca l’attenzione per altre pericolose forme di stili di vita.



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