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Leisure - 28/03/2018

Simona Molinari: “Farò l’attrice e voglio essere la cantante della felicità”

In un panorama di musica "riflessiva", la jazzista napoletana ci ha detto: "Ci deve pur essere una musica per chi è felice". In estate l'esordio al cinema.

Bella, solare, di talento riconosciuto da tutti i grandi jazzisti del mondo. Simona Molinari ha esordito a metà anni 2000 e dopo poco da Napoli ha fatto conoscere la sua sensibilità canora e autoriale a Sanremo e al Premio Lunezia, di cui è stata vincitrice due volte. Il suo disco d’oro più famoso è La Felicità, in coppia con il newyorkese Peter Cincotti a Sanremo 2013. Questa settimana esce con Maldamore, un pezzo dal sapore internazionale che è anche un tributo lirico a molte un preludio a un album entro fine maggio.

Si è appena saputo che sarà Simona Molinari la madrina della 14a edizione del Premio Bianca d’Aponte, l’unico concorso in Italia dedicato alla canzone d’autore femminile, che si terrà ad Aversa il 26 e il 27 ottobre 2018.

Hai avuto il grande pregio di portare un genere di nicchia su palchi popolari. Come è successo?

Devo dire che  è una grande soddisfazione, in dieci anni ho lavorato con una squadra sempre costante, ci abbiamo messo cura e costanza. È un progetto azzardato, sulla carta a volte è stato pazzo. Ma poi ho avuto risultati che mi hanno ripagato. E sono fortunata.

Sei stata anche in Russia e tutti cantavano le tue canzoni in italiano!

Vero, merito di una radio locale che ha passato anche i pezzi che non erano singoli. Una bella sensazione, mi dicevano tutte frasi di entusiasmo in russo, è stato bello. Il teatro Estrada di Mosca era pieno di russi, non di emigrati italiani. Che comunque mi seguono e a cui sono grata.

I brani da proporre, come li scegli e come li fai tuoi?

Devo dire la verità, il pop e il jazz sono le due componenti di me come cantante, interprete e musicista. Mi rifaccio al jazz, a un mondo meno popolare, ma come scrittura sono davvero pop. Sono pop nella vita, scrivo d’istinto ma sono chiaramente anche jazz. Credo sia un equilibrio naturale.

C’è stato un momento in cui già da affermata le collaborazioni ti hanno cambiata?

Sono una spugna e sono una grande ascoltatrice. È capitato sempre, da ogni collaborazione ho assorbito quello che mi piaceva di più, a volte anche non coscientemente. Sono molto curiosa e mi faccio un mix nella mia testa che a volte esce fuori. E parlo di influenze anche con i musicisti che non sono nominati sempre, perché a capo ci sono io ma la mia musica è l’insieme di tante persone che lo hanno voluto fortemente.

Maldamore come è nata?

Finora ho chiamato amore quello che era Maldamore. E ho voluto far chiarezza. L’ho incisa a Roma e poi il missaggio è stato fatto in America.

Sei andata tu personalmente?

Sono le tracce che sono andate a New Orleans. Io sono fan delle big band in Italia che sono spettacolari, la De Brass di Palermo che ha suonato anche con Frank Sinatra, li ho conosciuti professionalmente ultimamente, per esempio. Ma per questo singolo scritto con Amara ci piaceva avere suono più americano.

Il clip sdrammatizza molto, è felicemente scanzonato.

L’ha girato Massimo Molinari, un regista emergente….mio fratello. Devo dire che dopo avergli spiegato bene come voler far arrivare il messaggio del brano, la sua fantasia è partita. Ha immaginato una camicia di forza, un mal d’amore e un manicomio. E tutti i folli, che rappresentavano la rabbia, la gelosia, il desiderio, la possessività. Alla fine tutti a tempo poi sono liberi. Volevo dare l’idea che con il conoscere e gestire le emozioni  si riesce a uscire da questo manicomio d’amore.

Tu sei sempre sata un personaggio positivo, penso a La Felicità, questo singolo. Si tratta di una tua scelta?

Sì è l’aspetto più bello del mio lavoro, la musica che faccio è rilassante, non è fatta per essere ascoltata per stare male. Ci deve essere una musica per chi è felice, o no? Tutto il resto delle canzoni è davvero solo per i tristi. Per me è un valore, la ricerca dell’equilibrio. E servo con le mie canzoni a chi vuole mettersi in un mood felice. C’è tutta una discografia che riflette pensieri negativi. A me piace pensare che la musica possa essere uno slancio verso il bello e la leggerezza.

La collaborazione con Peter Cincotti si trasformò nel 2013 in un duetto, spontaneo, bello da vedere. Siete ancora in contatto?

Siamo coetanei, abbiamo la stessa passione, ci siamo divertiti da morire, c’era una grande stima reciproca. Ovviamente ci scriviamo e ci teniamo aggiornati, c’è un’amicizia vera.

E il cinema che ha in serbo per te?

Ho partecipato alla colonna sonora del film di Fabio De Luigi, mi ha chiesto il brano di punta e ne ho registrato un altro per i titoli di coda che non è mio. In precedenza la serie tv Delitti del BarLume ha avuto una colonna sonora scritta da me. Però, ora sto lavorando a delle canzoni per un film, un progetto che girerò questa estate.

Quindi ti lanci in una nuova carriera?

È il mio debutto al cinema, un’idea che ho sempre accarezzato. Chi lo sa cosa ci sarà in futuro, l’ho sempre molto desiderato, è una scelta consapevole e non sapevo assolutamente che sarebbe arrivata ora.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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