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Leisure

Leisure - 22/06/2017

Victor Resco, una diaspora di dolore con gli abiti all’Accademia di Spagna

un giovane stilista spagnolo venuto a Roma per arricchirsi. E una performance di pathos e denuncia nel chiostro cinquecentesco.

All’Accademia di Spagna di Roma una performance davvero intensa che prevedeva musica, arte e denuncua. Victor Resco, giovane stilista iberico, lancia con i suoi abiti un grido di dolore in un turbinio di straniamento, meraviglia, emozione, pathos.

Questi i sentimenti che mi hanno assalito assistendo alla performance nel chiostro cinquecentesco dell’ex convento francescano sede prestigiosa della Reale Accademia di Spagna a Roma. Chiostro che ospita il  tempietto circolare del Bramante, noto come ‘il tempio di San Pietro in Montorio’, intorno al quale ha preso vita l’emozionante presentazione dei modelli di VICTOR RESCO, giovane stilista spagnolo venuto in questa accademia  ad approfondire il suo già ricco bagaglio culturale.

Nella bellissima location, tra le colonne del Tempietto, sulla breve scalinata che ne permette l’accesso, nello spazio restante del chiostro manichini e modelle hanno reso visibili gli abiti ideati e realizzati da Resco in una rappresentazione drammatica che mi ha lasciata attonita. Già, perchè  Diaspora MMXVII è la denuncia forte e chiara dei mali dell’oggi nel ricordo ancora vivo e sanguinante delle tragedie che hanno funestato il secolo scorso: dalla tragedia ebraica alla tragedia delle migrazioni attuali. Denuncia gridata con una azione scenica (splendide coreografie di Michele Mastroianni) che riporta alla mente la tragedia greca, non mancando una sorta di “coro”: modelle-interpreti-ballerine con abiti fluidi ai quattro  angoli del chiostro mimavano  movenze da automi mentre una eccezionale modella/attrice interagiva declamando dapprima due sonetti di Shakespeare  sul caos e lo sconforto chiamando poi con angoscia nomi di dispersi. La colonna sonora, scelta con cura ed attenzione, sottolineava ed amplificava la drammaticità dell’azione.

Lo spettacolo all'Accademia di Spagna a Roma.

Lo spettacolo all’Accademia di Spagna a Roma.

Tutto questo non è riuscito a mettere in secondo piano il processo creativo di Resco, che, pur cercando  “UNA RIFLESSIONE POLITICA  ATTRAVERSO IL DESIGN”, ha realizzato capi di autentica eleganza formale. “Il progetto” spiega Resco “trae nutrimento dal manifesto surrealista e dal lavoro di artisti del calibro di Giorgio de Chirico, sviluppando un design dal carattere marcatamente grafico e costruttivista”.

C’è quindi un grande lavoro di ricerca e lavorazione nelle stampe, nelle linee e nelle decorazioni che arriva all’applicazione di elementi tridimensionali che, spiega Resco, “vogliono ricordare edifici visti dall’alto, come le mappe aeree delle città ottenute a scopo bellico “ ritrovate durante la sua ricerca storica.

Ma se le velette/maschere che coprono il volto delle modelle fanno pensare immediatamente all’uomo/manichino senza volto di De Chirico, simbolo dell’uomo automa odierno, Resco esce dallo schema del non senso e della stasi proprio della metafisica rappresentato da figure prive di vita dando un’anima alle modelle/manichino e rendendole parte attiva dell’azione scenica.

C‘è anche una straordunaria sartorialià nell’opera del giovane creativo che nel suo atelier di Madrid realizza collezioni di moda e confeziona abiti su misura ispirandosi a linee anni ’30. I capi presentati, confezionati con grande maestria artigianale in tessuti di gabardine, crêpe, duchesse e cadì, con stampe mimetiche, elaborazione grafica di mappe europee, esaltano e accompagnano le linee morbide di maniche raglan, pantaloncini a palloncino con tasche inserite in pieghe, asimmetrie di capi spalla e in maglieria con filati dai titoli spessi. Le applicazioni di elementi tridimensionali, in tessuto e plexiglass, vogliono ricordare gli edifici nelle foto aeree.

E’ stato molto difficile questa volta raccontarvi di questa performance e della maestria di questo stilista, cercando di accantonare gli aspetti negativi della serata durante la quale la presenza di familiari e amici liberi di muoversi in maniera disordinata e poco attenta, in uno spazio meraviglioso ma limitato, hanno reso la godibilità della performance molto difficile e quasi impossibile scattare foto o video che rendessero appieno l’evento. D’altra parte non mi è stato permesso di accedere allo spazio  prima dell’inizio della manifestazione e, se non fosse stato per l’intervento di un’unica persona preparata, non mi sarebbe stato nemmeno permesso di vedere i capi o intervistare lo stilista dopo l’evento.

Camilla Di Biagio
The Way Magazine ha un occhio sulla "grande bellezza" di Roma (e non solo) grazie a Camilla. Sempre attratta dal fashion world lo vive sin da giovanissima. Se tre è il numero perfetto, la perfezione nasce dal connubio moda, musica, spettacolo. Fashion designer, fashion stylist ed event planner, si dedica alla scoperta ed alla formazione di giovani creativi, preferendo il dietro le quinte alle luci della ribalta. Dopo una lunga stagione dedicata alla produzione e all'allestimento di sfilate (Milano Moda, Alta Roma) e alle mostre d'arte, ora affianca alla sua professione anche l'insegnamento allo Ied di Firenze.
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