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Luxury

Luxury - 17/04/2019

Altagamma, i negozi di lusso cercano altri format

Il made in Italy vince la sfida con i francesi per l'appean nei confronti dei compratori esteri. L'industria del lusso e le nuove sfide e l'economia di scala.

Nel mondo ci sono 18,5 milioni di consumatori di elite (il 4% del totale) che assorbono il 30% dei consumi del lusso (920 miliardi di euro nel 2018). Il Second-Hand Market e la ricerca di collaborazioni tra i brand sono le nuove tendenze. Lo dice il rapporto Altagamma Consumer and Retail Insight che ha partorito il focus True-Luxury Global Consumer Insight, realizzato da Boston Consulting Group e l’Altagamma Retail Evolution realizzato da  Bernstein.

Fondazione Altagamma dal 1992 riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana, riconosciute come autentiche ambasciatrici dello stile italiano nel mondo. Le imprese Altagamma operano nei settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, della velocità e del wellness.

ITALIANI BRAVI – Buone notizie per il Made in Italy, il cui percepito positivo cresce rispetto al prodotto francese. Questo succede perché secondo i risultati comunicati da Altagamma,  il prodotto italiano prende il posto del Made in France nella classifica di preferenza di due categorie chiave per il mercato luxury: quella generazionale dei Millennials, e quella dei consumatori cinesi. Complessivamente, il 29% dei consumatori True-Luxury preferisce il Made in Italy, il 21% il Made in France e il 12% il Made in US. Il Made in Italy continua ad accrescere la sua posizione di leadership, in particolare nell’abbigliamento, nelle borse e nelle scarpe, mentre il Made in France continua ad essere in testa nel settore Profumo e Cosmetica. Il made in Italy è oggi preferito dai consumatori cinesi e dai millennials, superando il made in France.

TREND – Eccoli riassunti

 

  • La sostenibilità diventa un fattore determinante nel 60% degli acquisti.
  • Casualwear: il 74% degli intervistati conferma lo slittamento verso l’abbigliamento informale.
  • I Social Media e gli Influencers rimangono le principali leve di influenza per l’acquisto, con l’80% di loro (95% in Cina) che dialoga con Brand e Blogger attraverso i Social Media.
  • Crescono anche gli acquisti online: 1/5 degli ultimi acquisti sono avvenuti in internet e per il 60% questi si aggiungono e non sostituiscono gli acquisti in negozio fisico.

Retail: mentre il digitale apre la via a nuovi attori con nuovi format, resta alta la competizione per le location più ambite, con vantaggi per i Mega-Brands e forti pressioni su costi, investimenti e vendite.

Secondo Andrea Illy, Presidente di Altagamma “di fronte alle sfide poste dai nuovi consumatori, le aziende italiane continuano a mostrare la resilienza necessaria per essere protagoniste in un mercato dinamico in cui si affermano nuove tendenze, tra cui le contaminazioni con streetwear e artisti e l’attenzione crescente per la sostenibilità. Il Made in Italy si conferma attrattivo nei confronti della clientela mondiale più sofisticata e acquisisce la leadership nelle preferenze di consumatori cinesi e Millennials”.

 

Le evidenze degli studi sono state commentate oggi a Milano da Carlo Alberto Beretta, Direttore Generale di Tod’s, Stefano Sassi, CEO di Valentino, Claudio Marenzi, Presidente e CEO di Herno e Presidente di Confindustria Moda e Giovanni Tamburi, Presidente e AD di Tamburi Investment Partners.

Per Nicola Pianon, Senior Partner e Managing Director di BCG, la metà dei consumatori True-Luxury ha acquistato prodotti realizzati in collaborazione tra marchi di lusso tradizionali e marchi di streetwear e artisti ed il 90% è a conoscenza di queste collaborazioni. Le vendite sono trainate in particolare dai consumatori cinesi e dai più giovani”. Filippo Bianchi, Partner e Managing director di BCG, aggiunge: “Il mercato del lusso di seconda mano sta crescendo a doppia cifra, molto più velocemente del mercato del lusso personale e nel 2021 raggiungerà ~10% di questo. È interessante notare che il 60% dei consumatori True-Luxury ha già o vorrebbe acquistare oggetti di lusso di seconda mano, con 1 su 5 alla ricerca di prodotti sold-out, vintage o in edizione limitata”.

L’arrivo di nuovi consumatori – che stanno trainando la gran parte della crescita – impone ai marchi di essere più coraggiosi e più innovativi. I nuovi consumatori cercano prodotti ed esperienze diverse da quelle ambite venti anni fa dai loro genitori. Vogliono essere sorpresi da nuovi prodotti, da nuovi negozi, da una nuova comunicazione.

 

Allo stesso tempo la competizione per le location più ambite resta molto forte per tutti: Mega-Brand (avvantaggiati da logiche di scala), marchi di nicchia e brand di lusso accessibile. Il risultato è una forte pressione su costi, investimenti e vendite.

E poichè in un mercato in cui esplodono i costi vince l’economia di scala, questa pressione stressa soprattutto le aziende medio-piccole, che dispongono di meno capitali e sono più esposte al mercato grigio e all’wholesale.

 

Le chiavi del successo risiedono nell’alta produttività al metro quadrato e in soluzioni creative e differenzianti, come riassume Luca Solca: “l’industria del lusso sta vivendo una esplosione dei fronti su cui competere e dei costi per gestirli. Le aziende italiane – più piccole – devono inventare per prime. E devono concentrarsi in maniera maniacale ed ostinata sulla produttività dello spazio. Alte vendite al metro quadrato sono la via per rimanere in gioco.”

 



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