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Luxury - 30/10/2017

Tesla Model S 100D, The Way Magazine in viaggio per la Franciacorta

Abbiamo provato la vettura californiana totalmente elettrica nel suggestivo paesaggio dei preziosi vini bresciani. Ecco il resoconto.

Viviamo in tempi in cui si pensa sempre più alla mobilità del futuro. E Tesla, l’avveniristica casa automobilistica californiana sempre attenta all’eco-sostenibilità, è in prima linea su questi sviluppi. Molti sono stati i concept e i progetti per una mobilità che per tutelare il nostro pianeta sempre più in sofferenza, immaginano viabilità spinta grazie alla propulsione elettrica.

I primi prototipi sono stati costruiti già nella prima metà dell’Ottocento, come la carrozza elettrica realizzata da Robert Anderson tra il 1832 ed il 1839. Ma il primo concetto di vettura elettrica fu concepito da Thomas Parker nel 1884.

Nel 2003 Elon Musk, già visionario inventore di PayPal, diede vita, in quel di Palo Alto in California, all’azienda che Forbes nell’agosto 2015 ha definito come la “più innovativa al mondo”: Tesla Motors.

Dalla sua nascita a ora, la casa ha dato vita a 3 modelli totalmente elettrici: Tesla Roadster, Tesla Model S e Tesla Model X.

Noi di The Way Magazine abbiamo avuto l’occasione di provare l’ultima versione della Model S per un test drive sulla strade italiane. Il veicolo messoci a disposizione da Tesla è spinto da due motori elettrici da 100KW.

Partendo dalla nostra redazione di Milano, abbiamo deciso di viaggiare nell’area del Franciacorta alla scoperta delle cantine più prestigiose percorrendo in totale circa 176 Km.

Il viaggio incomincia in direzione Ca’ Del Bosco per circa 87 km da percorrere totalmente in autostrada.

Una modalità di guida molto discussa negli ultimi tempi è sicuramente il Copilot. Questo dispositivo, Tesla lo classifica come più sicuro anche rispetto alla guida umana, anche se come si evince dal nome non è un vero e proprio auto pilota; gli ingegneri di Tesla al momento del ritiro della vettura ci spiegano che la casa automobilistica monta sulle proprie auto tutte le funzionalità hardware necessarie per la guida in completa autonomia, ma per mancanza di leggi atte a regolamentarne la responsabilità in caso di incidente il sistema va comunque costantemente tenuto sotto controllo e richiede che l’autista tenga le mani sul volante.

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Entrando in autostrada fino all’altezza di Bergamo abbiamo provato subito questa innovazione, che li per li dona al pilota un feedback di non completo controllo sulla vettura.

Il sistema automatico posiziona, attraverso un sistema di radar, la macchina al centro perfetto della carreggiata, seguendolo anche nell’affrontare le curve. Il conducente può sempre intervenire attraverso il volante facendo disattivare il sistema.

Franz von Holzhausen, designer della casa di Palo Alto ha disegnato la Model S tenendo in considerazione di creare una berlina top di gamma ad alte prestazioni che potesse fare concorrenza alle più note berline tedesche.

Gli esterni hanno una linea filante e sportiva. Chicche tecnologiche sono state inserite per aumentare l’aereo dinamicità e favorendo cosi i bassi consumi anche alle alte velocità.

Le maniglie compaio dalla carrozzeria quando si ha la necessità di entrare nell’abitacolo, i fari sono full led anche sull’anteriore e i cerchi da 21” incollano l’auto al suolo.

PRIMA TAPPA – Dopo avere percorso 87 chilometri (all’apparenza senza inquinare, ndr) la Franciacorta ci accoglie.

Questo territorio si estende dal fiume Oglio al Lago d’Iseo. Il nome deriva dal latino “franchae curtes” e nel 1967 fu il primo territorio a ottenere la denominazione D.O.C..

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La tenuta di Ca’ del Bosco e immersa in 207 ettari di filari.

Ca’ del Bosco è una cantina che tratta il vino come una forma d’arte. La cantina nasce all’inizio degli anni 70 da una lungimirante idea di Maurizio Zanella.

Nella tenuta, a vigneto, vengono coltivati circa 207 ettari che producono ogni anno 80 quintali per ettaro, tenendo cosi la produzione sotto il livello limite di 100 quintali, favorendo la resistenza della singola pianta e la qualità delle uve.

Ca’ del Bosco si è posizionata come cantina simbolo di questo territorio fin dalla sua prima vendemmia avvenuta nel 1972.

Le viti di Ca’ del Bosco sono vecchie almeno di 21 anni, così riescono a regalare vini di assoluta qualità; durante la vendemmia le uve sono trasportate in piccole casse che permettono di non schiacciare il grappoli. La raccolta viene eseguita a mano così come i controlli di qualità.

La spremitura effettuata a bassa pressione viene eseguita in tre fasi; la prima andrà a costituire le varietà più pregiate, della seconda ne verrà utilizzata soltanto una parte mentre la terza verrà scartata.

L’arte a Ca’ del Bosco è di casa. Maurizio Zanella non è solo un esperto viticoltore ma anche un appassionato collezionista d’arte.

Già quando si entra nella tenuta si respira l’arte. Ad accogliere i nuovi visitatori infatti è un enorme cancello circolare di 5 metri di diametro commissionato ad Arnaldo Pomodoro nel 1993. Le due metà pesano circa 25 quintali a testa; l’artista incaricato da Maurizio Zanella ha voluto consacrare l’incontro tra vino e l’arte.

Oltre al cancello, sono molteplici le opere facenti parte della collezione Ca’ del Bosco. Igor Mitorajk (Oederan 1944 – Parigi 2014) ha prodotto Eroi di Luce, una scultura in marmo bianco di carrara rappresentante una testa sognante.

Rabarama, Paola Epifani all’anagrafe ha firmato Codice Genetico; una scultura di una donna accovacciata.

L’arte autoctona trova la sua quota all’interno della collezione con Stefano Bombardieri. L’opera esposta è intitolata Il peso del tempo sospeso. Collocata all’entrata dell’area di vinificazione, rappresenta un rinoceronte a grandezza naturale, che con un’idea surrealista è stato appeso al soffitto.

Anche Bruno Romeda è un artista originario della valle bresciana. Elogio dell’ombra è il titolo dell’opera esposta datata 1994. La scultura è collocata alll’interno del laghetto della tenuta.

Rado Kirov è l’artista di origine bulgara che ha creato la scultura in acciaio inossidabile Untitled Column; mentre l’artista brasiliano Spirito Costa ha creato Egg Concept, un uovo creato con materiale riciclato.

Zheng Lu firma l’opera forse più estroversa e in accordo con gli ambienti di una azienda vinicola. Water in Dripping è un’opera del 2016, partendo da uno scritto del poeta Tang Pai Chu-I, esplora il movimento naturale dell’acqua.

Un altro pezzo molto importante della collezione sono i Blue Guardians; l’opera è stata commissionata dallo stesso Maurizio Zanella al gruppo di artisti Cracking Art. Tra i vigneti della tenuta di Erbusco così sono stati allocati dei lupi creati in plastica blu.

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Ripartendo con il viaggio nel Franciacorta ci soffermiamo ad ammirare il design degli interni che Tesla ha deciso di usare per la Model S.

La pelle fa da padrona nel comodo abitacolo. Il cruscotto e il cielo sono interamente rivestiti in pelle alcantara nera con gli inserti del cruscotto in fibra di carbonio che donano un tocco sportivo a questa ammiraglia.

Il volante dalla forma sportiva è diretto e comodo da impugnare durante le lunghe percorrenze in autostrada.

I comandi sono stati inseriti tutti nel grande computer centrale (schermo touch screen da 17”) dal quale è possibile, oltre a controllare l’aria condizionata/riscaldamento, l’apertura delle portiere, gestire la navigazione e l’autoradio, anche la navigazione in internet (grazie a una sim integrata) e l’ascolto della musica su spotify premium.

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Guidando la Tesla Model S in autostrada si ha la potenza a portata di mano come guidando una supercar ma con la comodità di una berlina d’alta gamma.

Dietro il volante spicca il display dove è possibile tenere sotto controllo la velocità, il consumo, l’energia di recupero e tutti i dati relativi alla guida del veicolo.

I comodi sedili in morbida pelle nera avvolgono per bene il passeggero e lo trattengono anche in caso di curve ad alta velocità.

Come per tutte le berline di questa categoria i sedili posteriori sono dotati di un buon confort e di parecchio spazio per le gambe anche per le persone più alte.

SECONDA TAPPA – Percorsi circa 10 km sulla strada provinciale dove ci godiamo la comodità di guida della nostra Tesla, si arriva a un’altra eccellenza del territorio del Franciacorta: Barone Pizzini.

Questa cantina è una delle più antiche del territorio, la sua nascita è infatti datata 1870 per opera dei nobili eredi degli asburgici Pizzini Piomarta Von Thumberg. L’azienda è pioniera del biologico in Franciacorta: è stata la prima a SEGUIRE la viticoltura biologica. Scelta estesa, con il tempo, anche nelle tenute marchigiane di Pievalta e quelle maremmane di Poderi di Ghiaccioforte.

Il Barone Giulio Pizzini (1916 – 1995), ultimo erede della casata fondatrice della cantina e nel 1967 uno dei fondatori della DOC Franciacorta, alla fine degli anni 80 diede vita alla cantina che oggi conosciamo e di cui degustiamo i vini.

_MG_0060_1_2I vini prodotti sono estremamente legati al rispetto del territorio e dell’ambiente circostante.

Negli ultimi anni il percorso qualitativo di Barone Pizzini si è arricchito di numerosi progetti, tra cui quello a favore della salvaguardia e della valorizzazione della biodiversità. La cantina, costruita secondo criteri di bioedilizia, infatti, produce vini cercando di sottrarre più anidride carbonica possibile dall’atmosfera. Depurando così l’aria circostante.

Anche l’architettura ha tenuto in considerazione il rispetto ambientale. Le scelte architettoniche fatte in fase di ristrutturazione garantiscono una produzione rispettosa dell’ambiente.

La struttura è stata interrata per due terzi e per una superficie di circa 5.600 mq; all’interno sono usate strategie e soluzioni bioclimatiche come pannelli fotovoltaici, un sistema naturale di raffreddamento, l’utilizzo di pietra, legno e un sistema di fitodepurazione delle acque.

“Il progetto è stato pensato per avere spazi adatti migliorare le condizioni di lavoro e in grado di ospitare attrezzature idonee per garantire la qualità finale del vino ” dichiara Silvano Brescianini, direttore generale Barone Pizzini.

Claudio Gasparotti, architetto autore del progetto della cantina e socio fondatore definisce il progetto: “Come osservando un albero, vediamo solo una parte, il resto è radicato al terreno, d​ove troviamo le ragioni del suo essere edificio, architettura. Da questa sua postura nascosta  derivano la sua energia, la sua freschezza e la sua vivacità, catturate alla terra e donate al vino.”

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La cantina di Baroni Pizzini è stata ristrutturata seguendo con dedizione i principi della bioedilizia.

Barone pizzini si avvale di strumenti fondamentali per raggiungere livelli sempre piu’ elevati di sostenibilita’, nell’ottica di una produzione vinicola di eccellenza, espressione massima del territorio.

Nel territorio del Franciacorta questa cantina coltiva vigneti che si estendono per 47 ettari, dislocati sul territorio. Comuni come Provaglio d’Iseo, Corte Franca, Adro e Passirano hanno sulla loro superficie coltivazioni di proprietà della cantina.

La nostra visita alla cantina finisce e per fare ritorno a Milano decidiamo di uscire dai “sentieri” convenzionali percorrendo solo strade secondarie.

Prendendo la strada che ci porta verso la città possiamo apprezzare le doti tecniche della vettura in prova. La trazione integrale unita ala tenuta di strada che garantiscono i cerchi da 21” con i pneumatici 245/35 in dotazione spingono la vettura fuori dalle curve in modo preciso e con una traiettoria molto pulita.

La frenata è garantita dai grandi freni a disco mentre la coppia gestita in modo digitale, alle ruote arriva sempre in modo graduale.

Tutti i modelli Tesla vantano una coppia maggiore rispetto a un veicolo con un motore a combustione. Questo vantaggio è dovuto anche al fatto che tra il motore e le ruote non esistono intermezzi (differenziale e cambio) a rompere e assorbire la coppia erogata dal motore.

L’accelerazione è improvvisa ma non brutale, manca la sensazione di fiato spezzato che si può trovare su un’auto di pari potenza dotata di turbo.

L’assetto e la risposta dello sterzo sono gestiti tramite un intuitivo comando sul monitor principale.

Tesla Model S 100D vanta un autonomia certificata NEDC di 632km, viaggia a una velocità massima di 250 km/h e raggiunge lo 0-100 km/h in soli 4,3 secondi.

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Tesla permette di ricaricare le vetture presso i Desination Charging. Una rete di ricarica appena fuori dall’autostrada.

E come ci si comporta con la carica? È stata la nostra prima domanda al momento del ritiro della vettura.

Tesla vanta ora mai in italia una rete disponibile su tutto il territorio nazionale di circa 25 punti di ricarica (chiamati Tesla Supercharger) che in 30 minuti garantiscono un autonomia di 270 km. In aggiunta a questa rete di proprietà del marchio, presso le più importanti strutture ricettive, nel raggio di 2 km dall’uscita autostradale sono stati installati i Destination Charging.

Il navigatore Tesla viene aggiornato per un periodo di 7 anni dall’acquisto della vetura; e all’immisione della destinazione calcola già, in caso di necessità, nel periodo di percorrenza i tempi di ricarica e la tappa più comoda dove poter effettuare la ricarica.

Inoltre i modelli Tesla posso essere caricati a casa propria attraverso la normale spina 220V o facendo installare il Tesla Wall Connector. Una colonnina sempre pronta alla ricarica della vettura.

Per ovviare a tutti i dubbi che possono assalire il cliente sulla autonomia, Tesla consiglia di immaginare la propria auto come un normale oggetto d’elettronica, quando è scarico (o raggiunge una carica insufficiente) basta caricarlo. Quando non lo si usa perché non caricarlo? Così anche durante un pranzo di lavoro o una riunione presso un hotel, la macchina può effettuare il rifornimento.

L’app Tesla permette di tenere sotto controllo attraverso il proprio smartphone tutte le informazioni riguardanti percentuale di ricarica, tempo di ricarica, funzioni del climatizzatore, sicurezza e la posizione in tempo reale del veicolo. Oltre alla funzione di parcheggio da remoto.

Francesco D'Agostino
Figlio degli anni 90, spinta digital-social di The Way, si è fatto le ossa nel patinato mondo di To Be Magazine. Per scoprire che il dandy elegant che stava impersonando necessitava di una vetrina all’altezza anche sul web. Senza cercare altrove, se l’è creata da solo. Mette passione solo in quello che gli interessa veramente. Al resto nemmeno ci pensa. Grafica, biz obsession e una giusta dose di involontaria leadership lo proiettano sempre al minuto dopo.
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