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Society

Society - 26/10/2016

Che pizza è? Di Spontini, e piace a Milano e a Tokyo

Incontro con Massimo Innocenti, ad del marchio che sta diventando brand internazionale. "Facendo un monoprodotto, siamo unici".

Spontini è sinonimo di pizza al trancio per chi frequenta Milano da sempre. Nell’era dell’imprenditoria legata alla ristorazione, lo storico marchio dell’omonima traversa di Corso Buenos Aires è diventato negli ultimi anni una delle realtà imprenditoriali italiane più dinamiche e in ascesa nel settore della ristorazione. “Abbiamo una previsione di fatturato totale che per il 2016 si attesterà sui 20 milioni di euro”, ci dice incontrandoci Massimo Innocenti, l’uomo che ha trasformato il negozio in un brand da esportazione del made in Italy. L’ad, nato nel 1959 a Milano da famiglia toscana, ha infatti dal 2007 avviato una campagna di apertura di punti vendita che ha portato in pochi anni Spontini dal cuore di Milano a Tokyo, dove ha aperto due punti vendita. Oggi sono in tutto 19 i negozi Spontini, una catena ormai, che solo 2016 ha aperto 6 nuovi ristoranti in Italia: 3 diretti e 3 franchising. L’ultimo Spontini aprirà il prossimo 27 ottobre a Scalo Milano City Style a Locate Triulzi (Milano). Spontini ha anche ricevuto l’attestato di Bottega Storia dalla Camera di Commercio di Milano tre anni fa.

All’imprenditore, che si è fatto le ossa dietro al forno della prima pizzeria fin dagli anni 80, chiediamo la cosa più semplice: la pizza a Milano, è possibile?Certo – ci dice orgoglioso – ovviamente al Sud è un’altra cosa, ma questa è made in Milano. E dal Sud è discesa, se così si può dire, visto che è l’erede dello sfincione siciliano che viene cotto al forno a legna in una teglia, proprio come la nostra pizza“.

pizzeria spontini

Massimo Innocenti, classe 1959, è ad della Spontini Holding.

Ma non ci è chiaro il perché del successo in Giappone: “I giapponesi sono innamorati del made in Italy e hanno una fede incredibile in tutto quello che viene scritto nelle guide – spiega Innocenti – e noi per anni nelle loro guide alla città di Milano siamo stati sempre menzionati come posto da non perdere. Quindi eravamo famosi a Tokyo prima di aprire ristoranti in loco“.

Questa storia imprenditoriale è ancora più speciale se si pensa che è fatta con un solo prodotto, la pizza, declinata in poche varianti: “Anche qui, analogie con il Sud, nello specifico con la patria della pizza da tavola, quella di Napoli. Uno dei miei amici è Michele che a Napoli fa la pizza in due modi: marinara o margherita. E noi la facciamo così, semplice, veloce e democratica, adattandola a Milano: margherita, con acciughe senza mozzarella e con il prosciutto cotto. E basta. Un prodotto semplice ma speciale come il nostro trancio di pizza riesce a parlare ad una vasta fascia di clientela, sia in Italia che all’estero. Siamo partiti da Milano, dove oggi abbiamo 11 pizzerie solo nell’area urbana, ma la nostra strategia guarda sempre di più al consolidamento della nostra presenza nelle maggiori città italiane e, in un prossimo futuro, allo sviluppo del marchio nelle grandi stazioni e negli aeroporti. Il 2017 sarà per noi molto importante perché segnerà lo sviluppo di Spontini lontano da Milano”.

Altra particolarità, la dinastia impegnata nella ristorazione: la nonna di Massimo, Santina, era tra le prime che dalla Toscana aveva introdotto a Milano la moda dei “cibi cotti”, antesignani dei fast-food. Sua sorella Bice, invece aveva fondato la trattoria che oggi è ancora una delle tappe irrinunciabili del turismo eno-gastronomico in città.

Massimo Innocenti ha ora un alleato in Paolo Mereghetti, ad e socio di Oven srl, che è la società che segue i franchising di Spontini. Ne prevede 30 nuovi, sempre più a Sud.

E così, da una bottega che sfamava i milanesi nel boom economico del dopoguerra, Spontini si avvia verso il mercato dei grandi. “Sono stufo di sentire che noi italiani non ce la facciamo, che non siamo bravi a fare squadra – si congeda Innocenti, la cui famiglia è alla guida dell’azienda dal 1977, è proprietaria del marchio – perché abbiamo la bellezza ovunque, anche nelle idee. Bisogna metterle a frutto e crederci“.

Per info qui



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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