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Society

Society - 19/10/2018

Cinzia Alibrandi: “Rivendico l’epistola come genere letterario”

La nostra scrittora esce con una raccolta di lettere d'amore (con risposte) che si intitola Storie di amori e disamori dalla A alla Z e ritorno”. Presentazione a Milano il 25 ottobre. Intervista qui.

Messinese ma milanese d’adozione, Cinzia Alibrandi è la nostra firma di costume e società che attira molti seguaci proprio su The Way Magazine. Una penna solerte e acuta che ci illumina con dovizia di particolari su cosa succede nella società. Facile intuire che il suo nuovo romanzo, “Storie di amori e disamori dalla A alla Z e ritorno” (appena uscito per Giulio Perrone editore, L’Erudita) che sarà presentato a Milano giovedì 25 ottobre 2018 è un nuovo spaccato di storia vera che scorre attorno a noi che ci viene filtrata con ragionevole sagacia e acume letterario dalla nostra “scrittora”.

La locandina della presentazione del libro di Ciniza Alibrandi a Milano, prevista per il 25 ottobre 2018.

Il romanzo consta di 42 lettere di donne, dalla A alla Z e poi dalla Z alla A, con le relative risposte ad hoc: un romanzo epistolare a più voci, dove la lettera è una porta aperta alla riflessionel. Scorrono così con vividezza quasi cinematografica, frammenti di vita che evocano molteplici situazioni. Dalla scoperta di un passato inaspettato alle incomprensioni coniugali, da improvvise e travolgenti passioni a tradimenti insospettabili: ognuno nella sua unicità esistenziale e, insieme, nella capacità di attingere a temi universali.

L’amore è sicuramente un termometro umorale ed è d’uopo parlarne con chi ne scrive.

Come si ritorna a lavoro su un libro volutamente peculiare nel panorama italiano?

Con entusiasmo e gratitudine per le cose grosse che mi sono capitate negli ultimi anni. È il quinto libro, ho al momento due collaborazioni con riviste dirette da Lorella Ridenti, Lei Style e Ora, The Way Magazine è indubbiamente una presenza fissa nel mio percorso di scrittura. E ho anche ricevuto tanta stima persone per me prima d’ora inavvicinabili.

Il pubblico cosa ti scrive?

Di tutto e anche cose molto personali. Questo è un elemento chiave del mio rapporto coi lettori. Quando nel 2011 Facebook non aveva la stessa potenza che ha ora, nella quarta di copertina del primo romanzo inserii la mia email. E da allora hanno iniziato a scrivermi soprattutto donne, raccontandomi le loro pene d’amore. Una cosa non sorprendente visto che i miei libri parlano sempre di rapporti sentimentali, tanto che per alcuni anni ho avuto anche una rubrica di lettere su questa tematica.

Come si è sviluppato questo rapporto?

Ultimamente ho conosciuto di persona due donne che volevano parlarmi perché mi seguivano sui social. A volte alle presentazioni arrivano persone che hanno piacere a confrontarsi ed è davvero sempre bello.

Le lettere di questo libro sono inevitabilmente rielaborate alla “scrittora maniera”.

Arriva di tanto in tanto la lettera scritta molto bene, altre hanno bisogno di essere tessute con la mia penna, devo amalgamarle con il mio modo di essere. Per non essere troppo identificative, a volte cambio luoghi e professioni. In definitiva con questo libro rivendico il valore della lettera che oggi è diventata la email ma il punto di partenza è sempre quello.

Come hai reso il tutto accattivante?

Il libro non si discosta molto dalle lettere d’amore che siamo abituati a leggere, ma qui c’è uno spaccato d’Italia degli ultimi anni che mi premeva consegnare ai lettori. Il mio è un romanzo epistolare, quando si ama si scrive ed è una cosa bella, la scrittura protegge a volte dalla vergogna di ammettere un fallimento amoroso. Spesso si dice: Ti scrivo, guarda che cretinata ho fatto. Prima la penna proteggeva, oggi è lo schermo a tutelare, perché in amore tutti sbagliamo. Anche io che cerco di dare consigli dico che ho commesso tanti errori, qui non c’è verità rivelata.

Come eviti la posizione “ex cathedra”?

La mia paura, quando ne ho discusso con l’editore Giulio Perrone, era che qualcuno potesse intravedere in me supponenza, anche se mi permetto di dare suggerimenti anche perché ho varcato i cinquant’anni e forse un po’ di esperienza ce l’ho. E vale la pena metterla in campo.

Che standard ti sei posta?

L’equilibrio e l’ascolto, perché l’interlocutore vuole essere compreso e non bacchettato. Questo vuol dire suggerire una strada. Spesso per farlo uso il buonsenso con chi continua a sbagliare, senza nessuna presunzione, ovviamente. Non ho il ‘verbo’ ma scrivo sempre d’amore, è la mia cifra. Come il giallista potrebbe capire i delitti, io posso permettermi l’intrusione nella vita amorosa altrui, se richiesta.

Storicamente la letteratura rosa è stata sempre un banco di prova, ma anche molto derisa. Cosa ne pensi?

La cifra rosa non è una diminutio, non è altro che un dono perché non è semplice discutere di questi temi. Infatti molti grandi si sono cimentati coi romanzi amorosi con pseudonimi. E inoltre non è facile farsi accettare dalla quota blu. Pensa che ora ho scelto di pubblicare solo lettere di donne, ma mi hanno scritto molti uomini e vorrei fare qualcosa con queste 20 lettere che sono davvero interessanti.

Gli uomini sembrano sempre tenersi alla larga da questo campo…

E secondo te i grandi autori del Novecento venivano letti solo da donne? E che dire dell’industria televisiva e cinematografica, dei serial e delle fiction. In quei milioni di persone che li guardano ci sono anche uomini. L’amore parla a tutti, in fin dei conti non sono marginali gli uomini, si parla di loro in queste pagine.

In che modo la tua professione di docente a scuola ti ha ispirato?

L’epistola è storia letteraria, la leggo anche ai miei studenti. Ai ragazzi faccio capire come il poeta Carducci amasse la Regina Margherita, moglie di un re in un contesto in cui questo era il più grosso scandalo. L’amore segna pagine gloriose della letteratura mondiale.

I tuoi modelli?

Beh uno è Quasimodo e sono onorata della prefazione che mi ha scritto il figlio Alessandro, attore, regista e poeta di rara sensibilità. Poi ho sempre in mente le lettere di Donna Letizia, per me è il mito, un punto di riferimento assoluto, destreggiarsi nelle sofferenze amorose come faceva lei è ineguagliato. Senza nulla togliere alla penna fulgida di Natalia Aspesi de La Repubblica.

Cosa ti aspetti da questa pubblicazione?

Potrei essere un’apertura su un genere, mi ritengo uno spartiacque in questo, perché ultimamente nessuno ha pensato a un’operazione simile. Un lettore mi ha detto “è come entrare in una lunga seduta di psicanalisi”. A tratti emoziona anche me, mi sono ritrovata in una lettera che mi è arrivata, l’ho trovata simile a un mio frangente amoroso.

Rispetto al periodo d’oro delle lettere ai rotocalchi cosa è cambiato, secondo te?

Quasimodo mi ha fatto notare che apro e chiudo il libro con due amori gay. Ritengo che proprio io che ho celebrato quest’anno un’unione omosessuale a Palazzo Reale di Milano dovessi toccare quel mondo. I miei racconti sono amorosamente corretti. Oggi non c’è più il colore rosa in amore, ma quello arcobaleno.

Come si combatte la scarsa affezione degli italiani per la lettura?

È un modo per capirsi, vale sia per gli uomini che per le donne. Nel caso di questo libro, poi, attraverso uno sbaglio ritrovi i tuoi errori ed è servito anche a me. La lettura deve renderci migliori, deve essere dimostrativa altrimenti è fine a se stessa. Qualunque cosa si legge ci deve far evolvere.

PRESENTAZIONE – Sarà presentato a Milano in via Ascanio Sforza, 75, giovedì 25 Ottobre alle ore 18.30 il nuovo romanzo di Cinzia Alibrandi, con intervento dell’attore, regista e poeta Alessandro Quasimodo, figlio del premio Nobel Salvatore. La sede prescelta, assolutamente in linea con gli ideali morali e civici dell’autrice, è la Onlus “Associazione Donna e Madre” di cui è presidente Angelo Riva, in via Ascanio Sforza, 75.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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