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Society

Society - 07/03/2017

Davide Giliberti, la bellezza di essere un gentleman

Il modello e attore Davide Giliberti dopo avere raggiunto la vetta del successo in Oriente, racconta il suo sogno hollywoodiano.

Davide Giliberti ha la bellezza e l’eleganza anche nel passo. Quando cammina e mi viene incontro non posso fare a meno di considerare quanto sia bello: quasi lo avevo scordato visto che non lo vedo da oltre un anno. Il nostro ultimo appuntamento risale a Shanghai: andammo a cena da ‘Unico’ nel Bund, quartiere avveniristico detto la New York della Cina con uno skyliner affondato nell’acqua e teso sul cielo di una suggestione spettacolare.

Come spettacolare è nella terra dei Mandarini, la notorietà di Giliberti, uno dei top model più famosi e star indiscussa. Al nostro tavolo era un via vai ininterrotto, specie di ragazze, per un selfie o richieste di essere aggiunti nella sua ‘we chat’ un misto tra WhatsApp e Facebook, che è bandito in Cina. Lo ritrovo oggi a Milano e gli chiedo del perché, nel pieno della fama, ha coraggiosamente spostato i suoi riflettori per volare ad Hollywood e tentare la carta americana.

Il corpo italiano che fa impazzire la Cina: Davide Giliberti.

Il corpo italiano che fa impazzire la Cina: Davide Giliberti.

Chi è Davide Giliberti?

Un giovane uomo che ha fatto delle proprie aspirazioni e valori la ragione di vita. Io vivo cercando di rendere concreti i miei sogni e lotto per la loro realizzazione. Fatalmente non mi accontento, vado verso nuovi stimoli e raggiunto un traguardo alzo l’asticella della meta e me ne prefiggo un altro.

Dove eravamo rimasti? Mi fai il punto della tua vita?

Eravamo rimasti al mio successo asiatico. Non voglio sembrare presuntuoso ma in Cina avevo settimane lavorative fatte di shooting incessanti, di sfilate, di servizi per agenzie. Lavoravo a volte pure la domenica per ottemperare ai miei contratti. Ma da quella alta vetta il sogno americano si stagliava deciso. E mi è venuta la voglia di tentare un ‘folle volo’.  Allora ho lottato per il permesso di soggiorno lavorativo come attore e modello, ho fatto le valigie e sono arrivato a Hollywood. Oggi quello che era un desidero di futuro è una realtà. Mi sento come uno scultore che aveva all’inizio una massa di creta informe e adesso la sta modellandolo a suo garbo e prova soddisfazione nel vedere che la materia diventa viva e preziosa tra le mani.

Il coraggio paga?

Paga sempre perché è una qualità. Nel bene, se ti regala il successo ti premia e nel male, cioè se hai fallito, ti dà la coscienza dei tuoi limiti. Io sono un miscuglio di istinto, sentimento e ragione, che finora non mi hanno tradito. Nelle scelte bisogna rischiare: i margini di probabilità oscillano sempre, allora è fatale che osare per me costituisca l’unica chance.

Ti definisci The Gentleman, mi dici perché?

Gentleman è nel vestire uno stile preciso ed io nasco modello. Tuttavia è anche un sistema di vita, perché l’eleganza interiore aiuta quella di primo impatto. Per me è un equilibrio: immagino un uomo che pondera prima di agire, che non ama il conflitto, che preferisce dialogare invece di prevaricare, che ascolta prima di farsi sentire. In una parola è un leader. Sono convinto che la ricerca del successo non può che appartenere a chi possiede queste qualità: il gentleman nel tempo non è mai cambiato, ha attraversato tutte le mode restando sempre sulla cresta dell’onda con padronanza e affabilità insieme. Ecco io vorrei non tramontare mai, come un perfetto smoking tagliato a piombo.

Davide Giliberti con la scrittora, Cinzia Alibrandi.

Davide Giliberti con la scrittora, Cinzia Alibrandi.

Qual è il lavoro che ti ha dato più soddisfazioni?

Ogni lavoro contiene soddisfazioni, però mi resta nel cuore un lavoro indiano in cui sfilavo per una collezione di abiti da sposo dello stilista Manish Malhotra. Posso dire con orgoglio che sono stato l’apripista occidentale di un mercato orientale. Oggi è comune andare a sfilare in Oriente, io fui il primo portavoce, il primo modello straniero di un mercato che oggi si è sviluppato enormemente.

I tuoi prossimi impegni?

Sto per tornare a Shanghai, la città a cui devo la mia consacrazione e dove sono molto atteso con un carnet fittissimo di appuntamenti. Dopo volo a Hollywood con due impegni molto diversi tra loro ed egualmente stimolanti. Uno come modello più centrato sull’estetica e un altro teatrale con tutta l’adrenalina che procurano le assi del palcoscenico, intitolato ‘Snap, Honey’, una commedia americana moderna con tre serate e tre repliche.

Come vivi due realtà differenti come quella americana e quella cinese?

Certo, la realtà cinese è ancora un mondo a sé, dove il modello e l’attore hanno un forte status sul popolo. In America gli attori famosi fuori dal set non vengono considerati, camminano per strada e vanno a cena indisturbati. Per me non è semplice passare da una condizione all’altra. Allora la prossima sfida è creare un ponte lavorativo tra tali diverse realtà. Penso di dividere il mio anno nei due continenti, aiutato anche dal fatto che Hollywood si sta popolando di produzioni cinesi e il mio essere un nome in Oriente mi può agevolare in America.

Sei laureato in Ingegneria. A cosa ti è servito? E per i giovani credi sia importante la laurea?

Io credo nel titolo: mi ha dato libertà nel lavoro e gli studi mi hanno aiutato a valutare in modo razionale il percorso professionale. La cultura oltre a rendere liberi fornisce una maggiore elasticità mentale. Inoltre è un ottimo strumento di confronto con le realtà ormai globalizzate dei diversi paesi. I giovani devono seguire le loro aspirazioni, perché sarà più facile essere meno frustrati e depressi, pur con le oggettive difficoltà attuali di immettersi nel mondo lavorativo. Dall’America dovremmo mutuare la capacità di rigenerarci ed essere duttili: là un impettito manager di notte si trasforma in dj, c’è la capacità di non essere schematici, in una parola più liberi.

L’INTERVISTA È TERMINATA E LA SCRITTORA SALUTA: “CIAO DAVIDE, THE GENTLEMAN“.



Cinzia Alibrandi
Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia al liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, ha organizzato e ha curato i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È tre volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è direttrice editoriale). Ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Gerardo Orlando) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa di Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura - nel 2014 e Premio 'Orgoglio siciliano' 2015 - sezione letteratura. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". Attualmente collabora con il settimanale ORA. Ha curato il romanzo di Dalila Di Lazzaro 'La vita è così' - Piemme/Mondadori. Scrive per il mensile “Lei Style”. Il suo ultimo romanzo è “Storie di amori e disamori-dalla A alla Z e ritorno”, casa editrice Giulio Perrone - Erudita.
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