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Society - 29/10/2018

Emanuela Ponzano: “La mia Medea merita di essere ascoltata”

L'attrice formatasi in Belgio ha appena vinto un premio per le sue interpretazioni in "Thessalus and Medea” e “Resurrection”. Le nostre dieci domande.

Attrice, regista e autrice ha da poco portato a termine il suo spettacolo Narikontho-Voci oltre i confini, un’opera onirica fatta soprattutto di immagini e voci, suggestioni che si legano anche al teatro d’ombra in cui un ruolo fondamentale hanno avuto il canto e la danza.

Formatasi artisticamente in Belgio, in Italia ha lavorato per la televisione e il cinema legando il suo nome ad autori come John Irvin, Philippe Garrel, Maurizio Zaccaro e Giulio Base, solo per citarne alcuni, mentre come regista “BagnAsciuga”, “Riflessi” e “La Slitta” sono i suoi primi cortometraggi. Ha appena vinto il premio come miglior attrice all’Oniros Film Awards e alla 22esima ed. del TERRA DI SIENA FILM FESTIVAL per i cortometraggi “Thessalus and Medea” e “Resurrection”.

1) Vorrei partire dal premio che hai appena vinto e chiederti di parlarci del personaggio che hai interpretato in Thessalus and Medea di Jan Hendrik Verstraten.… Certo Medea è Medea. Un’icona della tragedia greca, del Teatro. Mi ricordo delle Medee di molte grandi attrici del passato. Penso ad Irene Papas prima di tutto a Isabelle Huppert che ho visto a Teatro e poi c’è la Medea di Pasolini con la Callas. Chiedere ad un’attrice di interpretare Medea è un bellissimo regalo. Ringrazio la produzione Flying Dutchman per questo. Un regalo forte importante ma anche duro ed impegnativo. Avendo lavorato su molti personaggi di Tragedia greca ma non avendo mai lavorato su Medea tranne che a scuola d ‘arte drammatica mi sembrava interessante poterlo interpretare affrontandolo al Cinema in un modo quindi tutto interiore. La sceneggiatura di Jan Hendrik Verstraten mi ha interessato molto perché parte da una Medea anni dopo il famoso dramma. Un modo originale di dare voce ed identità a Medea. Una Medea sola, rinchiusa in una grotta con la sua nutrice che anni e anni dopo cerca di dare voce al suo tormento, ai suoi rimorsi e al perché di molte azioni. Ho pensato, questa è una donna che merita di essere ascoltata ed è per questo che ho voluto accompagnarla. Vincere già due premi al Terra di Siena Film Festival e a ONIRIS IMDB IFF è un bellissimo riconoscimento per un personaggio cosi enigmatico e si sa cosi complesso e profondamente tragico.

2) Essendo anche tu una regista come vivi il ruolo d’attrice quando vieni diretta? È  più facile, ti lasci andare e sai che se hai fiducia nella regia e nella squadra tecnica tutto diventa più semplice. Si lo so, tutti si aspetterebbero una risposta inversa. Invece no. È proprio quando si sa cosa vuol dire stare dall’altra parte della macchina da presa, che come attori ci rendiamo conto del rispetto dei singoli ruoli e non si ha paura di semplicemente accettare la direzione di colui che dirige.

3) Come regista teatrale invece cosa ci puoi raccontare di Narikhonto-Voci oltre i confini?

Come regista di teatro da tanti anni, fare un’esperienza come quella comunitaria della onlus Asinitas, con tante donne di nazionalità diversa, tra cui alcune immigrate arrivate di recente in Italia, è un’esperienza indimenticabile. Rende il teatro necessario ed utile. Si dovrebbe fare di più, soprattutto in questo periodo.

4) Andando oltre il puro lavoro teatrale, come vivi la musica e la danza? Fondamentali. Da piccola il pianoforte e la danza, prima classica poi moderna. Mi accompagnano da sempre. Non potrei vivere senza. La musica la porto dentro. Quando ballo mi trasporta e lascio andare il corpo. Sono importanti anche come componente artistica. Nei miei cortometraggi, la musica è veicolo e rinforza i momenti emotivi del racconto. Non li deve sottolineare ma accompagnare. È ben diverso.

5) Qual è il tuo rapporto con la letteratura e cosa ti aspetti ogni volta da un libro?

È un’immersione, se comincio difficilmente lo porto avanti per mesi. Se il libro mi coinvolge in pochi giorni lo finisco. È una febbre, bella e creativa. Mi aspetto che l’autore come quando guardo un film mi tenga con il fiato sospeso mi accompagni senza che me ne renda conto attraverso un viaggio di visioni, conoscenza e sensazioni. Divento Alice e la curiosità ha un grande appetito.

6) Ti dividi tra teatro, cinema e televisione, comunicando con linguaggi diversi, con quale di questi media ti senti più a tuo agio?

Teatro e cinema. La televisione è stata strumentalizzata e ormai è da tempo che non si promuove la qualità, la professionalità. Non mi riconosco nella tv italiana. L’unico aspetto che va invece a favore della televisione è il richiamo della serialità, promosso dagli Stati Uniti con Netflix e Amazon, che lentamente sta influenzando e spolverando la vecchia concezione di fare tv. Nuovi autori e nuove forme appariranno e questo non può’ essere che uno stimolo positivo per un’arte che deve e ha bisogno di rinnovarsi continuamente. Tornando al teatro, posso dire con tutta tranquillità che morirà mai. C’è sempre stato posto per l’Agorà ed è giusto cosi. Ho avuto la fortuna di ricevere una grande qualità d’insegnamento del mestiere in Belgio e questo ha costituito una base solida. Il palco è casa, il palco è vita, confronto, scontro, dialogo ed è unico in ogni istante. Il cinema è venuto dopo, prima da Attrice e poi da Regista e una volta contagiata non l’ho più lasciato. E’ come se fosse stato sempre li. Da piccola è stato il cinema prima del teatro a porsi. Tutta colpa di mio padre che mi portò al primo festival del cinema all’età di sei anni. Il cinema ha un potere universale e raggiunge il mondo in poco tempo. Non potrei rinunciare a nessuno dei due.

7) Chi o cosa ti ha spinto verso questa carriera?

Una consapevolezza ad un momento preciso della mia vita, verso i 20 anni, che per ragioni personali mi hanno indicato che i binari da seguire non erano quelli prefissi, ma quelli paralleli. Sono felice di essere scesa dal treno, di essermi svegliata e di aver capito. L’ascolto interiore in questa vocazione è fondamentale. Ma non è solo vocazione è un mestiere, un lavoro bellissimo e durissimo.

8) Secondo il dibattito culturale, mai attenuatosi sull’arte, sei d’accordo quando si dice che l’arte non ha più nulla da dire? “Con la cultura non si mangia” hanno detto anche! In questo splendido paese chiamato Italia, conosciuto nel mondo intero da secoli, come il paese dell’arte, si ha il coraggio di maltrattare gli artisti, di non dargli uno statuto, un riconoscimento e di dire che ormai l’arte non è più un valore. Né artistico, né economico. Completamente falso. Gli artisti muovono l’economia, l’arte costituisce un bene comune, civile. L’arte e le sue forme avranno sempre qualcosa da dire perché è lo specchio della nostra società.

9) Chi sono i tuoi autori di riferimento? A teatro senz’altro Brecht ma anche Artaud, Tchekow Molière, Shakespeare, Beckett e Pirandello. Al cinema c’è prima Ingmar Bergman, la bibbia, poi Pasolini, Wells, Fellini, Polansky, Kassavetes e i fratelli Dardenne.

Nella letteratura il mostro poetico e passionale Stephen Zweig ma non dimentico Leopardi, Calvino, Oscar Wilde, Virginia Woolf, Goerge Orwell e i grandi autori francesi come Denis Diderot, Emile Zola, Arthur Rimbaud e la grande scrittrice travestita da uomo Georges Sand.

10) Dopo Thessalus and Medea e Narikontho cosa ti aspetta? Un nuovo cortometraggio come regista e un film come attrice e poi l’autrice porta avanti nella costruzione produttiva i suoi progetti più lunghi.



Enzo Latronico
Sceneggiatore e giornalista, laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, Enzo Latronico è il nostro esperto del grande schermo. Ha scritto il documentario "I musei di Palazzo Farnese" e ha diretto per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il docu-movie "A memoria d'uomo". Autore del libro "Ugo Pirro. Indagine su uno sceneggiatore al di sopra di ogni sospetto" e della sceneggiatura del film "Solo di passaggio" (regia di Alessandro Zonin, ispirato alla novella di Dino Buzzati, Il mantello), in concorso ai David di Donatello tra i corti. Al Palazzo Farnese di Piacenza ha curato la grande mostra sul cinema "Le macchine del sogno. Dai Lumière al cinematografo". Fondatore e direttore del blog/magazine cinemascritto.wordpress.com, è studioso della cinematografia di James Bond e Star Trek.
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