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Society

Society - 17/10/2017

Felipe Cardeña il Banksy latino che raduna giovani nel mondo

L'autorevole critico Gillo Dorfles lo definisce "kitsch elitario". Il curatore Christian Gangitano ci spiega: "Riunisce creatività che non hanno spazi".

Fino al 12 novembre al Mondadori Store di Piazza Duomo a Milano si possono ammirare i Pop Up Flowers di Felipe Cardeña, un artista nato in Spagna molto noto nel circuito degli appassionati di urban colture. Felipe è conosciuto per i suoi pattern floreali su sui innesta le figure care alla pop art ma molto di più. Lavora con i collage, usa le icone del nostro tempo, si esprime con figure che spesso fanno riflettere e denunciano la società di consumi.

Oltre a essere uno street artist in senso stretto, Felipe Cardena è stato anche un mimo e ha vissuto "sans papier" in molti stati europei.

Oltre a essere uno street artist in senso stretto, Felipe Cardena è stato anche un mimo e ha vissuto “sans papier” in molti stati europei.

Con opere e interventi famosi in tutto il mondo, a partire dal Power Flower del 2007, questa firma della street art globale ha il merito in questi anni di ispirare decine di giovani che agiscono per lui e che si ritrovano nel suo linguaggio. E lo propagano in varie città, con i tipici sfondi sgargianti e immagini vivaci che attingono all’immaginario comune.

Bella e varia la mostra a Milano, curata da Christian Gangitano, esperto di street art della Deodato Arte, che ci dice: “La pecularietà è l’artista multi-name come il collettivo di letteratura Luther Blissett negli anni 90 che esisteva veramente. Era un caliatore del Milan che poi è divenuto un ombrello sotto cui molti scrittori si sono ritrovati. Dietro Felipe Cardeña si sono ritrovati diverse creatività con curatori e giovani dei licei e street artist. Questo è un punto molto attuale dell’origine di quest’arte. Poi ci sono i collage con i pattern floreali, molto caratterizzanti, definito da Gillo Dorfles Kitsch elitario“.felipe cardena the way magazine (2)

Il racconto di questi quadri è ovviamente affidato a chi li guarda ma Cardeña attribuisce a una figura prevalente per ogni opera il suo storytelling. Gangitano spiega: “Bisogna guardare dettagli, ci sono icone, scritte, slogan di manga, prodotti di consumo di massa. Il tutto crea una narrazione molto stratificata, non ci si ferma all’immagine primaria”.

Nel 2017 un artista del genere è senza dubbio connesso ai nostri giorni. “L’assolutà contemporaneaità è data dal fatto di radunare giovani che hanno poche occasione di esprimersi e fare gruppo. Realmente stanno assieme a fare arte, non si contattano solo nelle micro-chat o sui social come fanno in molti”.felipe cardena the way magazine (1)

L’entropia latino-americana emerge da queste opere, l’utilizzo dei muri e delle strade avvicina l’azione di Felipe Cardeña all’arte pubblica: “Fare opere dalla Biennale di Venezia alle grandi gallerie, qui alla Mondadori o nel quartiere NoLo a Milano dove ha realizzato il primo street art collage in via Termopili. Questo concetto di urbam art lega molto l’Italia a quello che sta succedendo in Sud America”.

Prima di congedarci facciamo la domanda fatidica al curatore. Esiste Felipe Cardeña? “Sì, esiste e lotta insieme a noi”.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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