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Society

Society - 29/11/2018

Il “Vero amore” di Mario Schifano ricordato a Milano

La storia del legame della galleria milanese e dell'artista che sperimentava vari linguaggi. Oggi un monumento all'arte italiana del Novecento.

Uno dei più grandi esponenti dell’arte italiana del Novecento è ricordato da oggi a Milano presso la galleria Marconi. “Caro Mario lavora, stacca il telefono, e dimentica tutte le rogne di questo mondo. Un caro saluto.” La lettera, datata 29 settembre 1965, e indirizzata a Mario Schifano è firmata da Giorgio Marconi alla vigilia della mostra inaugurale del suo primo spazio espositivo.

Tre opere della serie Paesaggio TV, 1970 di Mario Schifano. smalto e aniline su tela emulsionata e perspex
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Mario Schifano by SIAE 2018

L’artista nato a Homs, in Libia, nel 1934, e morto a Roma esattamente 20 anni fa, trasferitosi nella capitale nell’immediato dopoguerra, lasciò gli studi per lavorare col padre restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia.
Iniziò con tele di matrice informale, poi con Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini espose la collettiva 5 pittori – Roma ’60, curata da Restany. Fu allora che destò interesse nella critica, soprattutto quando dopo si diede a opere monocrome con smalti industriali, dove la carta da imballaggio è incollata sulla tela e ricoperta da un solo colore.
Nel 1961 vinse il Premio Lissone per la giovane pittura contemporanea e tiene una nuova personale alla Galleria La Salita di Roma. Dopo un viaggio negli Stati Uniti, dove ha partecipato alla mostra The New Realism alla Sidney Janis Gallery di New York, iniziò a introdurre nelle sue tele frammenti dell’iconografia urbana.

Mario Schifano Compagni compagni, 1968 Smalto spray su tela e perspex 200 x 300 cm collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Mario Schifano by SIAE 2018

Da qui i famigerati Paesaggi anemici , le serie dedicate alla storia dell’arte (Futurismo rivisitato, 1966). Invitato alla Biennale di Venezia nel 1964, partecipò l’anno seguente alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, di cui diventa uno degli artisti più rappresentativi. Insieme alle nuove serie Ossigeno Ossigeno, Oasi e Compagni compagni, realizzò pellicole d’avanguardia come Anna Carini vista in agosto dalle farfalle, che presenta nel 1967 allo Studio Marconi.
Dal 1970, dopo l’impegno politico e civile negli anni della contestazione, sperimentò il riporto di immagini televisive sulla tela emulsionata, cui aggiunge interventi cromatici con smalti industriali.
Negli anni 70 tornò a rivisitare la storia dell’arte con opere ispirate ai capolavori delle avanguardie storiche e realizza nuovi cicli, tra cui Quadri equestri, Architettura, Naturale sconosciuto, Reperti.
Protagonista di diverse edizioni della Biennale di Venezia fino alle grandi mostre estere: Identité italienne, 1981, Centre Pompidou, Parigi; Italian Art of the XX century, 1989 Royal Academy, Londra; The Italian Metamorphosis 1943-1968, 1994, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (poi trasferita alla Triennale di Milano e al Kunstmuseum di Wolfsburg).

Mario Schifano Corpo in moto e in equilibrio, 1964
Acrilico su tela 200 x 300 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Mario Schifano by SIAE 2018

LA MOSTRA A MILANOVero amore è il primo quadro che l’artista romano espone a Studio Marconi nel novembre del 1965, accanto a opere di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo ed Emilio Tadini. Vero amore è anche il titolo della prima personale che egli tiene, sempre da Marconi, appena un mese dopo, nel dicembre 1965. Seguono nell’ordine, a brevissima distanza: Inventario con anima e senza anima, nel novembre 1966, Tuttestelle, nell’ottobre 1967, Compagni, compagni, nel dicembre 1968, e Paesaggi TV, nel dicembre 1970. È su questo preciso momento della carriera di Mario Schifano che la Fondazione Marconi concentra l’attenzione dedicandogli un omaggio, a vent’anni dalla morte e ripercorrendo gli inizi della sua collaborazione con Studio Marconi.

La pittura dell’artista romano nasce nei primi anni Sessanta, dopo un apprendistato all’insegna di esperienze informali. La sua prima mostra ha luogo alla galleria La Salita di Roma nel 1959, insieme a Festa, Angeli, Lo Savio, Uncini.

Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi scrive: “Mario Schifano è forse il talento pittorico più genuino che sia apparso a Roma dopo Burri. “È il momento dei monocromi, originalissimi quadri verniciati con una sola tinta o due, quasi a voler evocare il grado zero della pittura, il raggiungimento di un punto di non ritorno.Ma è solo un punto di partenza poiché già dal 1962, le sue opere si popolano di frammenti di immagini e segnali del paesaggio metropolitano, per aprirsi poco dopo a nuove espressioni pittoriche con le strade, gli incidenti, la natura “en plein air”, i “paesaggi anemici”, i “particolari” e gli “alberi”.

Mario Schifano
Paesaggio anemico II, 1965
Smalto su tela
220 x 200 cm
collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Mario Schifano by SIAE 2018

MARCONI E SCHIFANO – Giorgio Marconi entra in contatto con l’artista in questo periodo, dopo averne visto i lavori alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e da Mara Coccia. Acquista le prime opere alla Galleria Odyssia di Federico Quadrani, dove ha l’occasione di conoscerlo di persona. Nella seconda metà del 1963 stabilisce direttamente con lui i primi accordi di collaborazione, che nella primavera dell’anno seguente vengono formalizzati da un contratto di lavoro in esclusiva.

Marconi definisce Schifano “un vulcano geniale”; profondamente affascinato dai suoi quadri, lo considera uno dei più grandi talenti pittorici italiani del suo tempo.Il sodalizio tra i due finisce nel 1970, ma non si estingue l’interesse per l’artista da parte di Marconi che continua a organizzare mostre di sue opere (nel 1974, 1990, 2002) fino alle più recenti del 2005 e 2006, rispettivamente intitolate Schifano 1960-1964. Dal monocromo alla strada e Schifano.

Dal paesaggio alla TV, e corredate da due importanti volumi editi da Skira.Il percorso espositivo mira oggi a ricostruire le mostre che ebbero luogo dal 1965 al 1970; al piano terra si parte da Vero amore (1965), dove l’immagine principale raffigura un albero frondoso, robusto e vitale ripetuto innumerevoli volte in versioni differenti; seguono Inventario con anima e senza anima (1966) – in cui Schifano presenta il ciclo Futurismo rivisitato, riprendendo la nota fotografia del gruppo futurista scattata a Parigi nel 1912 – e Tuttestelle (1967) in cui le stelle dipinte a spruzzo evocano ricordi infantili e l’artista comincia a utilizzare calotte di perspex trasparente o colorato per ottenere originali effetti di velatura. Un’intera sala è poi dedicata ai capolavori di grandi dimensioni, mentre al primo piano figurano i Compagni, compagni (1968) ispirati all’attualità politica, in cui la fotografia di alcuni operai o studenti cinesi, muniti di falce e martello, si trasforma in icona mediatica. Il percorso si conclude al secondo piano con i Paesaggi TV (1970) nei quali immagini riprese dallo schermo televisivo, isolate dal contesto e rielaborate con tocchi di colore alla nitro o all’anilina, vengono riportate su tela emulsionata, carta o pellicola.

Se, da un lato, l’obiettivo della mostra è rendere un dovuto omaggio all’artista, dall’altro, si vuol celebrare la sua collaborazione con la storica galleria milanese che aveva da poco iniziato la sua attività. Il pubblico potrà così vedere (o ri-vedere) opere che furono presentate a Milano in quegli anni – spesso per la prima volta – e che ancor oggi fanno parte integrante della collezione Marconi. Completa il percorso espositivo un’ampia e variegata selezione di materiali di repertorio, tra pubblicazioni, fotografie, scritti.

 

Fondazione Marconi
Via Tadino 15 – 20124 Milano – Tel. + 39 02 29 41 92 32 – Fax + 39 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org – www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 29 novembre dalle ore 18.00 alle ore 20.30
Durata della mostra: dal 30 novembre 2018 al 16 febbraio 2019

Foto d’apertura: particolare di Mario Schifano Futurismo rivisitato, 1965 Smalto e spray su tela e perspex 174 x 336 cm collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Mario Schifano by SIAE 2018



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