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Society

Society - 24/10/2018

Intervista ai Måneskin: “Questo nostro primo figlio è un bel disco”

Incontro con la band romana che esce col primo album e un film. Sono più famosi oggi che un anno fa. Come mai? "Perché siamo liberi".

Credono di essere migliorati e di aver dato il massimo. Anzi, per dirla alla Damiano, i Måneskin “hanno un figlio con tanti attributi speciali, perché davvero si sentono canzoni scritte bene in questo primogenito”. Si tratta del disco “Il Ballo della vita“, che è tanti balli diversi, dice la band, perché la vita è fatta di gioie e dolori, si sa. Che a dirlo siano loro, all’11esimo mese di vita, visto che fra poco compiranno un anno di successi da quando hanno messo piede a X Factor e si sono fatti notare nel 2017, potrà sembrare strano.

Ma visto che escono anche con un film sulla loro (breve ma intensa) esperienza artistica (“This is Måneskin“), è il caso di capir meglio come sono cambiati in un anno. Lo abbiamo fatto incontrando Damiano David – voce (Roma, 8 gennaio 1999), Victoria De Angelis – basso (Roma, 28 aprile 2000), Thomas Raggi – chitarra (Roma, 18 gennaio 2001). Superato lo shock delle date di nascita? Ecco l’intervista.

C’è un messaggio unico per questo disco?

D: Credo possa essere lasciatevi andare. Che è quello che abbiamo sempre fatto anche noi, dalla musica ai vestiti. L’ascolto è libertà.

Avete mai pensato a Sanremo o l’Eurovision?

D: Partiamo con date in giro per l’Europa, se piaceremo lo sapremo a breve. Ci piacerebbe molto passare da Sanremo all’Europa, ma con il progetto di questo disco e il tour europeo non credo che quest’anno sia la volta giusta. Però col pezzo giusto in futuro, why not?

Con chi di X Factor siete ancora in contatto?

V: Con Manuel Angnelli, l’abbiamo portato pure a Trastevere con i nostri amici ma non ha ancora sentito l’album lui. Ci ha dato una cosa molta importante, l’inquadratura di cosa eravamo. Ammirabile come ci abbia lasciato libertà senza imporci.

D: Ci ha anche insegnato ad andare a testa bassa e guardar dritto fino alla perfezione del lavoro.

Are You Ready, una nuova canzone nel disco, è quasi Reggaetton, come mai?

D: Ascoltiamo anche quel genere, ci siamo buttati a capofitto per vedere che sound ne usciva fuori e lo abbiamo fatto in maniera naturale.

V: Ci siamo lasciati liberi, qualsiasi cosa nella mente lo abbiamo provato e così sono rimaste le cose buone, ma senza limitazioni.

Siete più famosi ora che un anno fa. Che segreto avete?

T: Molti ci chiedono che consigli date agli altri concorrenti? Ci sentiamo di dire siate voi stessi, aldilà delle manovre, noi ci siamo concentrati su questo progetto in saletta ed eravamo piccoli e ci venivano a sentire magari dal vivo in 5 ma noi andavamo dritti.

Continuerete a muovervi tra l’inglese e l’italiano?

D: In verità sto imparando anche altre lingue. Così facciamo tutto.

X Factor lo seguite ancora? C’è qualcuno che vuole imitarvi?

D: Quando riusciamo certamente, rubiamo anche qualche informazione dall’interno ma non risuciamo a seguire perfettamente tutto. A fine di questo anno sarà un modo per coronare un anno in cui abbiamo aperto.

V: Tra quello che abbiamo visto ognuno fa se stesso, non credo che si possa dire che siamo preda di imitazioni.

D: Poi come si fa a imitarci, dai!

Cosa ne pensate di come è venuto il film su di voi?

V: Ci siamo rinchiusi in casa con queste telecamere ed è stato divertente, ne è uscito fuori un racconto vero. Credo faccia emergere noi come persone.

Cos’è la trasgressione per voi?

D: Fare ciò che gli altri non si aspettano da te. Quindi anche rientrare a casa alle dieci e mezza da mamma.

I vostri idoli sono sempre gli stessi?

D: I grandi gruppi degli anni 70. E Bowie su tutti.

T: Penso i Led Zeppelin.

V: Per me Bowie dei tempi di Fame.

Cosa fate oltre la musica?

V: L’anno scorso è stato perso, ma quest’anno abbiamo iniziato da privatisti la scuola perché non siamo nella stessa città per molto tempo.

Perché vi truccate?

D: Per essere boni.

E i vestiti?

V: Da sempre li usiamo per esprimerci ma anche divertirci. Non seguiamo molto i brand o le mode. A me piacciono sempre le pellicce. Ovviamente non facciamo moda quindi per noi sono un mezzo.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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