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Society

Society - 04/05/2017

Izi: “Il mio rap serve a farvi riflettere”

Incontro con il cantautore genovese che pubblica un disco denso, “Pizzicato”. “Dalle cose che non vanno e da Dio”.

Pizzicato anche da Dio, dice Izi, 22 anni, rapper di Cogoleto, vicino Genova, con un seguito enorme sul web. Lo dice in occasione dell’uscita del disco nuovo, il suo secondo album, Pizzicato, a distanza di un anno dal suo debutto “Fenice” e dopo l’esperienza cinematografica della pellicola Zeta.

L’album, contenente  13 tracce inedite, con melodie vocali, sonorità trap, elettronica e testi rap diretti e taglienti custodisce anche featuring con alcuni dei migliori rapper del panorama italiano. Da “Dopo Esco”, brano con il grande Fabri Fibra, a “Bad Trip” con Caneda e “Come me” con Enzo Dong. C’è anche una collaborazione con Tedua e Vaz te’ nel singolo “Wild Bandana”.

Izi sarà sabato 6 maggio – ore 14:30 al Mondadori megastore Piazza Duomo 1, Milano

Izi sarà sabato 6 maggio – ore 14:30 al Mondadori megastore Piazza Duomo 1, Milano. Poi firmacopie in tutta Italia e show live in estate.

Che cosa ti ha permesso di pubblicare un disco così personale?

Ho voluto esplorare l’interiorità, le gabbie in cui siamo finiti in questi anni. Pizzicato ha molteplici valenze, vuol far riflettere. Il fastidio verso la società priva di valori reali, ai giovani mi sembra che interessi più l’apparire e avere follower che essere persone migliori e conoscere se stessi. Vorrei anche sensibilizzarli sulla necessità di mettersi in contatto con qualcosa di più grande, dovremmo estraniarci da noi e capire cosa ci appesantisce.

C’è qualcosa di spirituale in questo tuo approccio?

Certamente. Mi sento “pizzicato” anche dall’alto, nel senso che posso parlare di cose importanti a chi mi segue. Per far capire come sono uscito io in prima persona fuori da situazioni negative. Questo disco è stato scritto nell’arco di un anno, un tempo in cui ho capito cosa potevo comunicare. Non è leggero, non volevo fare cose affrettate.

Cosa vuoi essere e cosa non vuoi essere?

Non voglio essere definito un trapper, nel senso che mi sembra che il trap sia la moda del momento e io includo molto di più nella mia musica, sento l’eredità dei cantautori, di Gaber, di De Andrè, di Vinicio Capossela anche. Voglio essere un personaggio consapevole, mai disimpegnato, non mi piace. La fuga della musica deve essere una passione, non un viaggio per schivare i problemi.

L’esperienza al cinema ti ha influenzato?

Anzitutto è stata una prova per la mia timidezza, ero davvero un’altra persona prima di girare il film l’anno scorso. Poi mi sono dedicato a questo disco come focus principale. Ho fatto un workshop con Ivana Chubbuck, una strepitosa formatrice che ha lavorato con i più grandi di Hollywood. Sono molto sensibile e l’esperienza mi ha toccato nel profondo. Ho preso coscienza di come stare su un palco. E anche i video dei miei brani da allora sono diventati più curati, più cinematografici. Voglio farne sempre di più in questa direzione.

Cosa pensi ci sia attraente in quello che proponi oggi al tuo pubblico?

Pizzicato è nata come una raccolta di poesie, la parola conta molto. Vorrei che la mia musica fosse letta come una sveglia rispetto all’andamento generale della società. Quando ho invitato altri artisti a cantare con me non l’ho fatto per convenienza e credo si senta. E per i live in estate sto preparando qualcosa di nuovo per me, uno spettacolo che spero si avvalga di una band.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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