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Society

Society - 20/06/2018

Jalisse: “L’abbraccio con Patty Pravo e quello col nostro pubblico”

"Ogni anno siamo come il fantasma dell'opera su Sanremo". Il duo è pronto a riprendersi il proprio pubblico. Intervista.

Hanno due figlie, Angelica e Aurora, ormai teen-ager e sono tornati per la prima volta a esibirsi davanti al grande pubblico tv. I Jalisse su Rai Uno alla gara canora “Ora o Mai Più” condotta da Amadeus e inventata dal re dell’amarcord Carlo Conti, stanno riscalando la classifica del gradimento popolare. Perché dopo la vittoria di Sanremo 1997 con “Fiumi di Parole” sono diventati l’archetipo del che-fine-hanno-fatto.

Ma se non gli si dà la possibilità di esibirsi, come fanno a varsi vedere? E la possibilità è arrivata nel 2018 con un programma dal titolo forte, ma dal grande seguito che li sta rilanciando.

A Cannes 2018 “Niente di serio” del regista Laszlo Barbo, interpretato da Claudia Cardinale, Gianmarco Tognazzi e Nunzia Schiano ha presentato la colonna sonora dei Jalisse.

Vi siete trasferiti a Roma per questo programma Rai, ma dove vivete abitualmente?

Alessandra Drusian: Siamo in Veneto, Fabio è romano ma da tempo abbiamo deciso di abitare la mia terra. Ovviamente ci piace molto Roma e la conosciamo bene entrambi, anzi, e siamo contenti di poterla vivere in questo momento di massima esposizione.

Ne siete felici?

Fabio Ricci: Devo ammettere che ci mancava, perché la visibilità che può darti Rai Uno con un programma che sta avendo ottimi ascolti è quello che ci voleva. Un modo anche per far capire davvero chi siamo, perché si parla anche tanto di quello che abbiamo fatto.

Perché avete accettato?

A: Il titolo è forte, ci hanno raccontato come sarebbe andata la trasmissione e quali sarebbero stati i punti saldi, perché all’inizio, quando abbiamo scoperto il titolo, io sono rimasta senza fiato. Per me ha il significato di uno slogan che ha il potere di attirare le persone e indurle a capire cosa sta succedendo a questi artisti che si ripresentano.

F: Vogliamo prenderlo in maniera positiva, ora, in questo momento è importante esserci e tra tutti i treni che ti passano davanti devi prendere il treno in prima classe, abbiamo imparato che si deve saper cogliere il momento. E poi in trasmissione c’è atmosfera positiva.

A: Penso che la tensione sia dovuta al fatto che ti stai mettendo in gioco dopo tanto tempo, nel nostro caso è così e devi fare bella esibizione davanti a 8 maestri che hanno fatto la storia della musica italiana. Dopo si ha anche l’opportunità di raccontarsi e dire come abbiamo vissuto questi anni. Tutti noi abbiamo  motivi per cui si è fermata la ruota, alcuni hanno addirittura cambiato lavoro e il fatto di poterlo dire sinceramente è importante. Finalmente non ci sono le classiche azzuffate che si vedono in tv e che non piacciono, era una delle paure che avevamo all’inizio.

Fabio, quando il successo è scemato tu hai anche smesso di comporre.

F: E quella è la cosa più innaturale che mi sia successa, perché io nasco come cantautore, consocevo Alessandra quando portavo i brani a Sergio Bardotti che mi aiutava a scrivere, spiegandomi i segreti di come si costruisce una canzone pop. Nel 1990 lui era con Lucio Dalla, Alessandra lavorava a Gran Premio, un programma di Pippo Baudo e aveva bisogno di brani per lanciare la sua carriera.

Quindi vi siete conosciuti per lavoro?

F: Sì, anche se poi dopo averle dato la canzone Liberami non l’ho vista per due anni. E poi successivamente ci siamo riagganciati. Per me l’ingresso nella musica è stato da autore, testi e musica sono stati un modo per liberarmi di me stesso, per questo l’accusa falsa di plagio di Fiumi di Parole mi ha molto colpito quel Sanremo famigerato.

Era il 1997, conduceva Mike Bongiorno. E in gara c’era Patty Pravo, Fausto Leali e Loredana Bertè. Tutti personaggi che vi siete ritrovati in tv quest’anno.

A: Sì, una grande occasione per noi per dimostrare chi siamo a tanti colleghi di grande lustro. Io cerco di essere misurata e di contenermi in tv, anche se poi la risata mi scoppia. Siccome ti aspetti qualsiasi reazione e non sai mai se sei piacitua o meno, quando ci sono apprezzamenti poi mi sciolgo. Mi fa piacere che Loredana Bertè e Patty Pravo si siano ricredute sul nostro mondo “Jalitico”. Merito del programma è anche il fatto che non ci si ferma lì, ci incontriamo al bar, dietro le quinte, non ci si conosce prodonfamente ma si aprono delle opportunità per capirsi.

Se vi dico Sanremo….?

A: Pensa che per 20 anni abbiamo cercato di tornare a Sanremo, mentre all’estero ci chiamano sempre. Però ci fa sorridere come ogni anno, quando c’è Sanremo ci siamo sempre anche noi, tutti si ricordano di “Fiumi di Parole”. Siamo come il fantasma dell’opera, aleggiamo con quella canzone anche se non siamo in gara.

Avete notato un cambiamento nei vostri confronti?

A: Beh, le persone del pubblico ci riconoscono e ci fanno apprezzamenti sinceri. Siamo due persone semplici con grinta e voglia di comunicare. Con Patty Pravo ci siamo abbracciate dietro le quinte, è bello ricredersi. Specie se arriva da persone che erano lì nel Sanremo dove abbiamo vinto.

Quel 1997 sarà difficile da dimenticare, nel bene e nel male.

F: Sì perché e le cose che ci hanno vomitato addosso, in seguito alla vincita mi hanno indotto addirittura a fermarmi. Dopo aver pubblicato l’album Il Cerchio Magico del Mondo, abbiamo fatto il grande festival cileno Viña del Mar l’anno dopo, e abbiamo lavorato molto all’estero. Ma in Italia, tutta la cattiveria nei nostri confronti mi ha bloccato e nel 1999 ci siamo creati la protezione col matrimonio, rallentando le apparizioni pubbliche. Nel 2000 Alessandra ha saputo di essere in attesa di Angelica, e mi ha detto: Questo è il mio più bel Sanremo.

Quindi vi siete fermati.

F: A quel punto lei era contenta di fare la mamma, e a me è venuta voglia di riscatto. Così le ho scritto una canzone I’ll Fly, perché a quel punto immaginavo una carriera da solista per lei, pensavo di aver troppa negatività attorno, perché stava accadendo me? Anche se ci sono state delle persone che ci rincuoravano.

Chi erano?

F: Antonio Ricci con la parodia che facevano a Striscia la Notizia ci disse che dovevamo essere contenti, perché chi arriva a essere bersaglio di satira vuol dire che è famoso. Anche Gene Gnocchi e Tullio Solenghi furono benevoli. A qul punto per noi che arriviamo da un background musicale, essere oggetto di parodie era una sconfitta. Pensavamo solo a essere citati per l’aspetto musicale, e invece…

“Fiumi di Parole” vi ha trascinato anche in un paragone eterno coi Roxette. Vi siete mai incontrati?

A: Siamo andati a cantare in Svezia, al “Baltic Song Contest” a Karlshamn proprio a casa dei Roxette e siamo arrivati terzi. Li abbiamo incontrati a Campione d’Italia nel 1996  e sono delle persone fantastiche. Noi non volevamo sembrare nessuno, eravamo noi stessi e in quel caso un cantautore incontrava un’interprete per una bella canzone.

Fabio come rivedi ora i momenti bui che ti sei lasciato alle spalle?

F: Se vedo le foto del mio matrimonio, quanto ero magro! La scrittura era il mio pane quotidiano, non potendo scrivere e suonare mi sono isolato, era il mio modo di combattere l’ingiustizia che avevo addosso, ma poi la forza della famiglia è stata la medicina che ha aiutato entrambi. Le figlie sono state un dono, ma la voce di Alessandra lo è altrettanto e merita di essere valorizzato.

Che coppia siete?

A: Come si fa ad andare d’accordo? Basta sbagliare strada e l’uno corregge l’altro. Ci viene spontaneo giocare e prenderci in giro in maniera sana e semplice e questa cosa lascia il segno anche dentro chi ci conosce nel tempo.

F: Siamo persone tra le persone e tanti fanno i panettieri e i baristi, mentre noi siamo musicisti. Siamo anche genitori, e facendo musica siamo chiamati anche a fare delle iniziative benefiche che partono dalla musica e abbracciano la vita.

La più interessante?

F: L’esperienza nelle scuole, sicuramente. Abbiamo aiutato con un progetto patrocinato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, gli studenti a tirar fuori la loro creatività e scrivere la propria canzone. Poi la musicavamo. Era un modo per prenderere la libertà di essere se stessi. Nel 2010 a L’Aquila gli alunni delle scuole medie hanno scritto i testi di canzoni per far metabolizzare il loro dramma ed è stato molto intenso. Quelle parole poi sono diventate canzoni con musicisti del Conservatorio Casella. Un modo per diventare attori della musica e non solo interpreti che imparano il solfeggio.

A: Abbiamo anche portato uno dei progetti nelle carceri, “Tra Rosa e Cielo” col poeta italo iracheno Younis Tawfik ci ha portato in Iraq. Abbiamo musicato parole di Rita Levi Montalcini per il disco Linguaggio Universale. Di cose importanti ne abbiamo fatte, l’amplificatore è mancato.

All’estero invece vi seguono sempre in molti?

A: Credo sia per il fatto di aver partecipato all’Eurovision ed essere arrivati quarti. Da quel momento, il pubblico europeo ci ha adottati e non ci ha mollati più. Portogallo, Spagna, Bosnia, Repubblica Ceca, ci chiamano sempre. Partiremo per l’Olanda dopo il programma Rai per fare due concerti organizzati dai fans dell’Eurovision.

Cantano in Italiano le vostre canzoni?

A: Certo, noi non ci rendiamo conto di quanto la musica italiana all’estero sia ammirata. Due anni fa in Kazhakistan nelle tre città principali abbiamo fatto un tour di successo. E pensa che abbiamo conosciuto una docente che all’università di Astana usava le canzoni tialiane come patrimonio culturale per insegnare la lingua.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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