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Society

Society - 25/06/2019

“Kiss my genders”, a Londra la mostra sull’identità di genere

Alla Hayward Gallery del Southbank Centre artisti che hanno lavorato sul concetto di cosa vuol dire essere umani.

“Kiss My Genders” nel titolo rimanda all’irriverente “kiss my ass” che in gergo inglese vuol dire “non mi rompere” ma oggi a Londra è soprattutto sulla bocca di tutti perché è una mostra collettiva che celebra più di 30 artisti internazionali il cui lavoro esplora e coinvolge l’identità di genere. Fino all’8 settembre alla HAyward Gallery del Southbank Centre è possibile vedere centianaia di opere degli ultimi 50 anni che espolorano le possibili identità del genere umano.

La mostra ha ricevuto numerose recensioni a cinque stelle, tra cui quella di The Guardian che la definisce “un film campione d’incassi”. Soprannominata una “mostra avvincente con un cruciale senso di attivismo” da parte dello Standard della Sera, Kiss My Genders è uno “spettacolo pionieristico” (The Telegraph) di “opere folgoranti” (Metro).

Con un viaggio negli ultimi 50 anni, Kiss My Genders riunisce oltre 100 opere di artisti di tutto il mondo che impiegano una vasta gamma di approcci per articolare e impegnarsi con la fluidità di genere, così come con identità non binari, trans e intersessuali.
Lavorando attraverso la fotografia, la pittura, la scultura, l’installazione e il video, molti artisti di Kiss My Gender vanno oltre una comprensione convenzionale del corpo, e così facendo aprono nuove possibilità per il genere, la bellezza e le rappresentazioni della forma umana.

La mostra include opere nuove e site-specific di Chitra Ganesh, Hannah Quinlan e Rosie Hastings e Jenkin van Zyl. Occupando l’intera Hayward Gallery, Kiss My Genders si estende anche oltre le pareti della galleria, con opere di Ad Minoliti e Athi-Patra Ruga e una poesia di Tarek Lakhrissi che trasformano gli elementi del sito più ampio del Southbank Center.

Titolo della mostra è tratto dalla canzone “Transome” composta e suonata dalla star senza genere Planningtorock, concesso in licenza da Domino Publishing Company Limited.

Artisti in evidenza
Ajamu, Travis Alabanza, Amrou Al-Kadhi e Holly Falconer, Lyle Ashton Harris, Sadie Benning, Nayland Blake, Pauline Boudry e Renate Lorenz, Flo Brooks, Luciano Castelli, Jimmy DeSana, Jes Fan, Chitra Ganesh, Martine Gutierrez, Nicholas Hlobo, Peter Hujar, Juliana Huxtable, Joan Jett Blakk, Tarek Lakhrissi, Zoe Leonard, Ad Minoliti, Pierre Molinier, Kent Monkman, Zanele Muholi, Catherine Opie, Planningtorock, Christina Quarles, Hannah Quinlan e Rosie Hastings, Hunter Reynolds, Athi-Patra Ruga, Tejal Shah, Victoria Sin, Jenkin van Zyl e Del LaGrace Volcano.

La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato con saggi originali di Amrou Al-Kadhi, Paul Clinton, Charlie Fox, Jack Halberstam, Manuel Segade e Susan Stryker, un estratto dall’influente Queer Art di Renate Lorenz: A Freak Theory e poesie di Travis Alabanza , Jay Bernard, Nat Raha e Tarek Lakhrissi. Il catalogo presenta anche una tavola rotonda tra un numero di artisti partecipanti e il curatore ospite della mostra, Vincent Honoré.



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