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Society

Society - 14/09/2016

Laurie Anderson: “New York è diventata una ghost town”

L'artista vedova di Lou Reed si confessa a The Way Magazine: "L'arte è un modo per avvicinarsi all'immortalità".

New York è per molti sognatori degli anni 70 incarnata in due figure chiave dell’epoca: Laurie Anderson e Lou Reed. La poetessa e artista a tutto tondo, vedova del mitico rocker dei Velvet Underground, è approdata nuovamente in Italia per promuovere l’uscita del suo Heart Of A Dog, un film incentrato sul cane Lolabelle morto nel 2011. Sarebbe banale ridurre la trama del film a questa perdita: vi basti pensare che Laurie ha messo nella storia in immagini anche riflessioni sulla vita dopo la morte e tributi ad artisti che l’hanno ispirata. Tanto che il film era stato uno dei più applauditi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2015.

Ma quello che sta più a cuore all’artista che ha animato la New York degli anni 70 (e oltre) sperimentando con la musica, poesia, arti visive e performance art, è la sete di soldi che sta distruggendo la città in cui vive e opera.Sono a Lower Manhattan – ci ha detto – e posso testimoniare l’ossessione per la sorveglianza permanente di telecamere e raccolta di informazioni digitalizzate da parte del governo americano. New York non è più la stessa, anzitutto perché mancano figure come Lou Reed che l’animavano. Mancano i coraggiosi. Mancano gli artisti“.

Forse mancano anche gli abitanti? “Certo, è una ghost town ora che il 40% delle proprietà immobiliari sono in mano a cinesi e giapponesi. E sapete chi le occupa? Nessuno, sono invendute“. La morte silenziosa di quello che era l’epicentro dell’arte e della contro-cultura mondiale si mescola a ricordi nostalgici nelle parole di questa leggenda vivente che abbiamo avuto l’occasione di incontrare: “Una ragione per tutto questo è che è ormai troppo costoso vivere a New York e questo comporta anche quella perdita di energie che erano garantite dalla presenza umana. La città è fatta di soldi e non di persone. Anche gli artisti che sono rimasti, benché non siano in un solo posto ma sparsi in vari quartieri, non credo che distanzino il loro percorso dall’economia. Anzi, noi volevamo cambiare il sistema, con la nostra scena pazza, sporca, oscura. Io mi sentivo davvero parte di un qualcosa che stava cambiando il mondo e ne ero felice. Oggi chi fa l’artista non deve combattere contro veti famigliari. I genitori pensano: bene, inizia a vendere quadri che farai soldi. L’arte è diventata una grande industria“.

Laurie Anderson è tuttora parte di un progetto che ha contribuito a rilanciare una parte nascosta di una delle città più vivaci d’Europa, Napoli. La sua mostra The Withness of the Body è visibile all’ex-Chiostro di Santa Caterina a Formiello, nel centro storico napoletano, fino al 30 settembre. Si tratta di lavori che, secondo Laurie Anderson, ““Dipingere è come improvvisare nella musica. Compiere questi grandi gesti sulla tela mi fa sentire come se suonassi il violino”. L’artista con il marito Lou Reed aveva visitato per prima a novembre 2011 il “ritrovato” chiostro che era stato appena acquisito dalla Fondazione Made in Cloister e che si avviava ad un lungo progetto di recupero.

Che cosa la emoziona di più oggi? “Molta creatività oggi è fatta online, non ha bisogno di un posto fisico, la cosa mi affascina ma allo stesso tempo mi fa rimpiangere il contatto umano. Credo che dal punto di vista artistico, però, le maggiori sorprese arriveranno dall’utilizzo che nei prossimi 10 anni riusciremo a fare della realtà virtuale. Per me è una forma d’arte ancora inesplorata che ti permette l’applicazione della tecnologia per fini giusti. Per ora si è perso solo tempo a simulare guerre. Come se fossimo rimasti all’epoca del lancio delle pietre, ma sarebbe fantastico se riuscissimo a usare il virtuale per fare qualcosa di diverso dai giochi di distruzione di massa“.

Dal 28 settembre al 4 ottobre Heart of a Dog di Laurie Anderson – Spazio Oberdan Sala Merini – MILANO

Il film che ha suscitato ammirazione e commozione alla Mostra del Cinema di Venezia 2015. Un lavoro sulla memoria, che fonde i materiali grezzi della vita e dell’arte della Anderson in una riflessione intima sull’amore e sulla perdita, sulla vita e sulla morte, e sul passaggio del tempo.

Per info qui



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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