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Society

Society - 30/05/2016

Marshall Vernet: “Fotografo in bianco e nero pensando al cinema italiano”

Il fotografo americano che ritrae come se fosse un regista. Infatti ha iniziato a Hollywood come location scouter.

Marshall Vernet è un fotografo americano che da anni abbraccia col suo obiettivo la bellezza e il fascino delle location storiche europee. Nato a New York City nel 1956, spinto dal padre ad avere una cultura internazionale, ha frequentato da ragazzo il Lycée Français di New York per poi passare al Lycée International di Saint-Germain-en-Laye in Francia. Da lì, il trasferimento allo svizzero Institut le Rosey, e successivamente alla tedesca Georg August Universität di Göttingen. Tutte esperienze che Marshall Vernet ha attraversato con grande ammirazione per la cultura europea. E con una macchina fotografica con sé, fino ad arrivare a sviluppare un radioso tocco glamour delle sue opere in bianco e nero, stampate rigorosamente su carta-cotone. Oggi le sue fotografie d’autore sono autentiche testimonianze e rielaborazioni della grandezza storica del nostro continente. Solo un occhio esterno poteva catturare tanta magnificenza con una sensibilità simile. “Con mio padre – ci ha detto in un recente incontro a Milano, città dove ha già esposto le sue serie – andavano ai ristoranti italiani e francesi in America, lui li conosceva tutti. Ecco perché da piccolo il mio piatto preferito era l’ossobuco!“. Oggi che Marshall è sposato con un’italiana il suo legame col nostro paese è ancora più stretto e non potevamo non farvi conoscere la sua straordinaria arte.

Marshall Vernet

Marshall Vernet fotografato a Milano da Christian D’Antonio

 Come è iniziata la tua fascinazione con l’Europa?

Andavo con mio padre a vedere film classici francesi ed europei, mi sono innamorato così dell’estetica europea. E da lì la fascinazione per l’immaginario in bianco e nero. Quando i miei genitori mi vennero a trovare in Svizzera, la prima cosa che facemmo fu andare in giro per l’Italia e fu amore per tutto quello che è italiano.

Ora che sei sposato con un’italiana come cambia la tua percezione del nostro paese che tanto hai fotografato?

Molti giri li abbiamo fatti assieme e per me scoprire l’Italia con gli occhi di un’italiana è un’aggiunta preziosa. Le città, la Sicilia, Capri, Ischia, Procida e la Sardegna sono tutti soggetti che ho anche esposto al Mia Art Fair di Milano.

So che hai iniziato la tua carriera con un’altra forma d’arte, ce ne parli?

Facevo lo scouting di location per il regista Tony Scott, lui era un uomo generoso e incorraggiante che mi lasciava contribuire alla creazione e allo sviluppo di molti suoi film. In questa veste cercavo i posti più belli del mondo facendo belle foto e cercando le luci giuste. Mi dava anche la libertà di venir fuori con delle idee nuove, che non erano state scritte nella sceneggiatura. Era un atteggiamento molto aperto e mi ha fatto crescere.

Ti ricordi un momento memorabile di questa tua prima vita artistica?

Stavo fotografando location a Washington, DC per il film Enemy Of The State (in italiano Nemico Pubblico, uscito nel 1998 ndr). C’era una scena dove Will Smith doveva incontrare un avvocato in un posto solitario, originariamente doveva essere un cortile dove si giocava a racchette. Non pensavo fosse interessante e mentre ero sul fiume all’alba un giorno fotografai una di quelle case di legno sull’acqua, quelle che si usano per remare. L’acqua e il legno verde creavano un effetto splendido. Tony accettò, così Will Smith dovette imparare a remare e nel film effettivamente arriva alla casa dall’acqua.

Ti mancano quei giorni?

Tony era il fratello minore di Ridley Scott, è mancato nel 2012 e mi manca un sacco, era il mio mentore oltre che il mio amico. Quel tipo di mestiere è anche cambiato molto col tempo, perché ora i film si fanno con meno soldi e sicuramente nel minor tempo possibile. Ma quell’esperienza mi ha fatto credere nelle mie abilità. Anche perché quando tornavo sul set con le foto molti mi dicevano che erano sprecate solo per mostrarle in privato.

Cosa trovi di interessante ancora oggi nella fotografia?

Mi sorprende sempre l’istinto che nasce dentro di me che mi fa fare uno scatto senza nemmeno pensarci. Come se fosse una forza pioù grande di me, ma molto nascosta, che prende il controllo. Alcuni scrittori mi hanno raccontato che a volte in loro nasce qualcosa simile con le parole che nascono da sole attraverso i loro scritti. Quando viaggio con la mia macchina fotografica succede lo stesso, è una benedizione che mi fa sentire davvero grato e soddisfatto. È come deve essere per un chitarrista comporre dal nulla una melodia.

Marshall Vernet

Marshall Vernet ha visitato Capri e questo è il risultato: una splendida cornice di luce natural sul mare.

Il tuo mondo è sempre in bianco e nero?

Fin dall’inizio ho capito come la luce giochi un ruolo determinante nelle foto così come nei quadri. Molti dei film a cui ho lavorato, e anche gli spot tv che ho diretto, erano a colori, sai, le agenzie pubblicitarie sono spaventate dal bianco e nero. Mi sono concentrato sulle fotografie in bianco e nero solo negli ultimi quattro anni e mi sono creato un’essenza del mio lavoro avendo sempre le stesse sensibilità in mente. Devo confessare che però cerco degli scenari che possano risultare bene senza colore, non sempre le cose sono semplici.

Nelle foto che esponi sembrano esserci tanti colori, è incredibile!

Cerco le gradazioni di grigio, dal molto bianco al molto nero e le mie foto sono molto contrastate per arrivare al punto che mi piace, che può a volte essere anche molto scuro.

C’è un criterio con cui scegli i paesaggi o i soggetti?

Può suonar banale, ma spesso sono loro a scegliere me. Ovviamente viaggio molto e le immagini sembrano apparirmi da una magia. Appena mi arriva un’emozione so già che sarà una grande foto nel momento in cui scatto. Ci sono delle volte che penso: ok, niente di che. Altre volte, porto a casa i risultati e mi chiedo se il potenziale è stato espresso al massimo. E non sempre è così.

La tua prossima mostra?

Sarà sicuramente in Italia. Voglio farla a Milano perché ho avuto sempre un grande feedback dai visitatori delle fiere che mi hanno conosciuto ma non ho mai fatto una personale. Ho trovato un posto e dei galleristi fantastici in città e credo tutto partirà in autunno.

Marshall Vernet è attualmente rappresentato a Parigi e Los Angeles da Valérie-Anne Giscard d’Estaing della Photo12 Gallery. Con loro, Marshall Vernet ha partecipato ad Art Elysée, Fotofever, PhotoLA e Art Paris.

http://www.galerie-photo12.com/EN/

Thomas Tournemine rappresenta Marshall Vernet a Gstaad, Svizzera e La Baule, Francia

http://www.tournemine.com/

Ammirate le foto di Marshall Vernet su www.marshallvernet.com, su Facebook   e Instagram @marshallvernet

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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