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Society

Society - 04/06/2019

Massimo Troisi raccontato dal fratello Luigi: “Un timido che non pensava a recitare”

Gli veniva spontaneo: un mestiere che era vita e che lo ha reso indimenticato. A 25 anni dalla sua scomparsa abbiamo fatto visita alla casa dei ricordi.

“Era nato tutto per caso. Massimo non pensava di essere attore e nemmeno noi immaginavamo che lo potesse diventare. Fu coinvolto dagli amici che stavano preparando una commedia di Eduardo, all’ultimo momento ci fu l’indisponibilità di uno degli attori e Massimo fu individuato come il giusto sostituto. Lui non lo voleva fare. Diceva: ‘nun song capace, nun l’aggio maje fatt, mi metto vergogna. Poi gli altri insistettero’”.

Un’emozione nel sentire Luigi Troisi, poeta e fratello dell’indimenticato Massimo che ci ha accolto gentilmente nella ‘casa’ dedicata all’attore e regista nella sua San Giorgio a Cremano, città natale in provincia di NApoli. Gli chiediamo se può raccontarci qualche aneddoto di vita familiare divertente da ricordare: “Ma lui in famiglia non era divertente. Era molto timido ed introverso” risponde il fratello Luigi.

In effetti Massimo Troisi era così.  Lo si capiva, osservando il suo personaggio davanti alle telecamere, che non era costruito ad arte. Era naturale. Un dono che “non immaginava di avere”, per dirla sempre con le parole di Luigi.

Il suo percorso personale e professionale, che lo ha portato verso una carriera sempre in salita e mai in discesa, si interruppe bruscamente nel momento in cui la sua maturità artistica stava venendo fuori. Da quel triste 4 giugno 1994, il giorno della sua morte, sono trascorsi 25 anni. Ne Aveva 41 ma con lo spirito del quattordicenne. “Scoprimmo dagli amici che Massimo era davvero divertente” continua il fratello. Questa sua caratteristica è confermata dalle molte testimonianze raccolte in questi anni. Tra attori, giornalisti e conduttori televisivi che lo avevano conosciuto o lavorato con lui. Tutto era improntato sull’improvvisazione.

Un’improvvisazione fulminea, supportata anche da quel suo modo di parlare; un napoletano classico, stretto, composto da brevi pause che spezzavano le singole frasi e le singole parole, per poi completarle con un’istantanea accelerazione: così nascevano le sue battute. Volgari solo sporadicamente, mai fine a sé stesse o solo per ottenere una risata forzata e non seguiva mai un copione dettagliato, ma solo dei semplici appunti.

Il suo personaggio appariva pigro, antieroe, con una saggezza profonda su ogni aspetto della vita quotidiana. La sua comicità in particolare, insieme ai due amici Lello Arena ed Enzo De Caro e poi da solista, portò una ventata di freschezza nella comicità napoletana; una modernità che seguiva il mutamento dei tempi o che quasi li anticipava.

“Qui c’è Massimo” dice il fratello e le sue parole sono al presente. Ogni oggetto parla della sua vita personale e della sua carriera professionale. Foto ricordo, ritratti e souvenirs provenienti dai vari set dei suoi film. Su di una mensola un vaso. Il famoso vaso di quando Massimo tentava di muoverlo solo con la mente. La famosa bicicletta de ‘Il Postino’ con berretto ed il borsone poggiati sul manico sinistro. La locandina dello stesso film tratto dal libro dello scrittore cileno Antonio Skarmeta: ‘Ardente Paciencia’ tradotto con il titolo ‘Il postino di Neruda’. In un angolo fanno bella mostra di sé alcuni strumenti musicali che lo stesso attore teneva non per sé ma per gli amici che lo andavo a trovare. “Amici come Renzo Arbore, Riccardo Cocciante e Pino Daniele ed erano occasioni anche per la creazione di nuove idee”.

Immancabile anche quello che per molti è considerato un ‘cult’: ovvero il famoso divano in cui Troisi fece la divertente intervista con Gianni Minà per la vittoria del primo scudetto del Napoli, suo secondo amore.

Qui il fratello ricorda che Massimo amava giocare a calcio ed era la sua vera e prima passione. Non riuscì mai ad intraprendere la carriera da calciatore a causa di quel ‘problema’ che iniziò ad assillarlo fin dall’adolescenza.

Le riprese del suo ultimo film erano importanti. Si sarebbe dovuto sottoporre ad un trapianto nell’autunno dello stesso anno. Ma voleva realizzarlo con il suo cuore. Quel cuore, che nel pomeriggio di quel 4 giugno del 1994, lo tradì per l’ultima volta.

Solo 24 ore prima erano terminate, dopo ben 11 settimane, le riprese de ‘Il Postino’. “Non dimenticatevi di me”: fu la frase che l’attore nato a San Giorgio a Cremano, il 19 Febbraio del 1953, disse ai componenti della troupe prima di congedarsi. A testimonianza di ciò il fratello ci mostra la foto di gruppo esposta su di una parete.

Nella sua quasi ventennale carriera, iniziata ufficialmente con il trio ‘La Smorfia’ con la partecipazione televisiva a ‘Non stop’, ci ha regalato sketch indimenticabili, interviste diventate monologhi comici e ben 11 pellicole: Ricomincio da tre, 1981; No grazie, il caffè mi rende nervoso – 1982; Scusate il ritardo, 1983; Non ci resta che piangere, 1984; Le vie del Signore sono finite, 1987; Hotel Colonial sempre del 1987; Splendor, 1988; Che ora è? 1989; I viaggi di Capitan Fracassa del 1990; Pensavo fosse amore… invece era un calesse, 1991 e il Postino del 1994.

Il copione de “Il Postino”, la bicicletta usata nel film e tanti altri cimeli sono visitabili nella casa-museo di San Giorgio a Cremano dedicata all’attore. Villa Bruno, Via Cavalli di Bronzo, 80046, San Giorgio a Cremano (NA)
Cell: 3389914978 – 3392825539
E-mail: acasadimassimotroisi@libero.it

Quest’ultimo, uscito in Italia il 22 settembre del 1994, approdò negli Stati Uniti il 14 giugno del 1995. Fu un successo tale che nell’edizione degli Oscar del 1996 la pellicola si aggiudicò ben 6 nominations. Tra cui quella alla colonna sonora, che si tramutò in Oscar, e l’altra a Massimo come miglior attore protagonista. Non ottenne la statuetta d’oro ma quella nomination rappresentò il coronamento di una carriera e di un riconoscimento artistico – intellettuale interrotto sul più bello.

Questi lunghi venticinque anni trascorsi senza di lui, senza le sue battute, senza suoi nuovi film e senza suoi monologhi improvvisati in qualsiasi momento, hanno di sicuro alimentato il rammarico per non veder completare la sua maturità artistica. La quale stava già emergendo in ‘Le vie del Signore sono finite’, Nastro d’argento come miglior sceneggiatura scritta da lui, per poi esplodere con ‘Il Postino’.

Al fratello Luigi, alla fine della visita, chiediamo se per i prossimi giorni sono state organizzate delle iniziative in suo onore. Risponde: “Noi personalmente, negli anni passati, abbiamo organizzato delle mostre fotografiche, di pittura o di poesie dedicate a Massimo. Quella prossima è una data triste e ci limitiamo solamente ad una visita al cimitero. Invece il giorno del suo compleanno organizziamo degli spettacoli, facendogli a fine serata gli auguri”.

Proprio vero: Massimo non va ricordato in una data triste, ma festeggiato col sorriso per tutti quei magici momenti che ci ha regalato.

 

Testo e foto a cura di Vincenzo Pepe.



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